ANCORA VIVO

(Last man standing )

di Walter Hill
TRAMA

1931: in una cittadina del Texas, un pistolero fa il doppio gioco fra due bande di gangsters rivali.


RECENSIONI

Il soggetto è quello di LA SFIDA DEL SAMURAI di Akira Kurosawa, che, a sua volta, s'era ispirato a "Red harvest" (il rosso è il colore del fuoco delle armi, del sangue che scorre, della fotografia di Louis Ahern) di Dashiell Hammett, preso in prestito anche da Sergio Leone per PER UN PUGNO DI DOLLARI. Walter Hill lo trasforma in un incrocio di generi che si ritrovano nel non-luogo di "frontiera", dove il western si fa filosofale, dove le strade che s'incontrano (non sono casuali le riprese dall'alto sui "sentieri" del deserto) simboleggiano le scelte dell'uomo fra il Bene e il Male. Ai confini fra il cinema "fisico" e quello (auto)riflessivo, ambientandole in un'epoca il cui immaginario si dissocia dalla location (gli anni trenta in una città fantasma da pistoleri), il regista traghetta le epiche del western nelle maglie di un gangster-movie dai sapori "noir" (l'io narrante, le donne fatali). L'apologo morale si autosospende dai riferimenti alla realtà, gli archetipi e le motivazioni umane di sempre abitano una zona del crepuscolo. L'universo lo ritroviamo in una città biblica (si chiama Jericho) che è un cimitero ambulante, abitato da morti viventi per paura, per mancanza di coscienza. Una terra dove regnano il sangue, il sudore, la morte e la violenza. Le uniche diligenze in uscita sono riservate al genere femminile, per ordine dell'anti-eroe interpretato da Bruce Willis, un autarchico, senza padroni, peccatore con anima (il suo timore della messicana è il timore del diavolo di fronte all'acquasanta), più afflitto che assassino. La chitarra macha e malinconica di Ry Cooder accompagna le carneficine stilizzate, alla Peckinpah, in un incedere che, mentre esalta nell'eroica, sorprende per il senso di desolazione che libera a livello inconscio.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 8




Rangoni Machiavelli
8

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