CUSTODES BESTIAE


di Lorenzo Bianchini
TRAMA

Uno storico scompare nel nulla dopo aver fatto una misteriosa scoperta. Il giornalista che doveva documentare e divulgare le rivelazioni del professore comincia a indagare...


RECENSIONI
Carne o Pesce?

Confesso, da subito, lo spaesamento: come recensire Custodes Bestiae? In che modo (non) tener conto del suo status di autoproduzione a costo 0 o quasi? Detto in altri termini: qual è l’approccio deontologico migliore, il più corretto, per rendere giustizia al lavoro di Lorenzo Bianchini? Il primo lungometraggio del regista friulano, Lidrîs cuadrade di trê, era per molti versi più “schiettamente amatoriale” e come tale meno soggetto a fraintendimenti valutativi: per essere un film ultraindipendente girato tra amici (si fa per semplificare, in realtà era già qualcosa di più) non era affatto male, anzi. Bianchini si era dimostrato assai abile nel gestire i classici ingredienti delle sequenze di suspense (taglio dell’inquadratura, scala dei piani, montaggio) il che era ampiamente sufficiente, insieme a una costruzione temporale risaputa ma efficace, a riscattare il film dalle troppe lungaggini, da una recitazione approssimativa e da una sceneggiatura “scolastica” in senso sia letterale che deteriore. Il dialetto friulano faceva il resto, palesando l’orgoglio provinciale dell’operazione e dunque ben disponendo il fruitore-eventuale-recensore a chiudere un occhio e godersi il buono che il film aveva da offrire. Il problema di Custodes Bestiae è invece proprio il suo alzare il tiro. I passi “avanti” (tra un po’ cercherò di chiarire le virgolette) rispetto al precedente lungometraggio sono evidenti: tenuta ferma e anzi raffinata la capacità di Bianchini di padroneggiare quello che negli anni ’70 si chiamava “lo specifico filmico”, l’ambientazione non è più da Kammerspielfilm ma azzarda una varietà decisamente maggiore, con relativa abbondanza di esterni e perfino semplici accenni “d’epoca” (fine ‘500); la credibilità e la plausibilità dei dialoghi sono nettamente migliorate, così come la capacità di costruire inquietudine e la tenuta della sceneggiatura che continua a giocare (in forma diversa) con gli incastri cronologici e il progressivo disvelamento della verità. Piuttosto paradossalmente, però, questo generale progresso rispetto a Radice quadrata di tre finisce per amplificare la percezione della natura ancora decisamente artigianale del film e delle cadute che continuano ad affliggere il lavoro di Bianchini, a cominciare dalla banalità di fondo della storia passando per l’ingenuità di alcune citazioni (la ringutudine di alcune sequenze, dal sapore Mandarancia Drink o Dolce Gabbiano) fino ai troppi inserti “atmosferici” che rischiano di diventare pleonastici tempi morti. In definitiva, con Custodes Bestiae ci troviamo in uno strano limbo che forse non giova al regista friulano, o meglio, non contribuisce a chiarire la reale portata del suo talento: non più lavoro intimo di un ingegnoso videomaker ma non ancora “vero” cinema… piuttosto qualcosa di simile a voglia di vero cinema. Un’incertezza dalla quale liberarsi alla svelta: che qualcuno doti il Nostro di un vero budget, e gli dia la possibilità di girare la prova del 9 / “film” propriamente detto, o che il Nostro torni a pensare in piccolo, senza ambire a far sembrare i suoi film quello che non sono. Fermo restando i sinceri complimenti all’Autore.

Gianluca Pelleschi
Voto: 6




BellucciPelleschi
6 6

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