AMERICAN HISTORY X

(American History X )

di Tony Kaye
TRAMA

Derek, luogotenente di una banda di skinheads, finisce in galera per l'omicidio di due afroamericani.


RECENSIONI

Tesina: da "Mein Kampf" a "Mio fratello: una pagina della storia americana X-rated". Il piccolo Danny deve guardare dentro se stesso e analizzare le radici dell'odio che lo hanno portato, assieme al fratello, ad abbracciare un'ideologia di morte e razzismo. Lo spettatore viaggia a ritroso con lui e sprofonda nel bianco e nero degli occhi invasati di Derek, ebbro di follia dopo aver giustiziato i tanto odiati negri. Venice Beach, le giovani menti colonizzate da un intellettuale di destra, le frustrazioni socio-economiche cavalcate dalla svastica, l'orgoglio di razza come grimaldello della rivincita. Per l'esordiente Tony Kaye (spot, clip musicali e documentari) il rischio della retorica edificante è sempre dietro l'angolo e, per quanto condivida la paternità dell’opera con Edward Norton che l’ha rimontata e con la produzione che gli ha cambiato il finale (vane le sue proteste, ovvio il suo allontanamento da Hollywood), se la cava bene: l'ottima prova di Norton gli permette di sfumare le stigmatizzazioni e scansare gli eccessi manichei, fatte salve alcune concessioni di comodo all'esaltazione ingiustificata e pilotata. Un'opera tesa e violenta che, per ridonare colore al mare dell'esistenza (vedere le sequenze d'apertura e chiusura), al predicare preferisce far maturare il valore dei principi attraverso l'esperienza e il rovescio della medaglia: Derek diventa il "negro" della prigione, perde tre anni della propria vita, convive forzatamente con un tipo spassosissimo dalla pelle nera. La sua "conversione" a risa e disillusione (oltretutto precedente alla sodomia al suo "white power") è poco persuasiva e i "mea culpa" successivi straripano ma l'impegno degli autori (la sceneggiatura è di David McKenna) è sincero e l'insegnamento profuso affatto sommario (il motto "Chiediti se tutto quello che hai fatto ti ha reso la vita migliore"). Il passo del racconto (al ralenti, in flashback) è vigoroso e il senso di morte disattende infine i propri segnali, perché il circolo vizioso della violenza è tanto incontrollabile quanto imprevedibile.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7




Rangoni Machiavelli
7

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