LA CASA DEGLI SPIRITI

(The House of the Spirits )

di Bille August
TRAMA

Cile, 1928: un uomo si arricchisce per chiedere la mano di una ragazza di buona famiglia che, però, muore. Ripiega su sua sorella, che ha poteri paranormali.


RECENSIONI

Il danese Bille August, reduce da due Palme D’oro ed un Oscar, manca l’occasione di rimettersi in luce con la trasposizione del noto romanzo di Isabel Allende (nipote del presidente Salvador), nonostante (o a causa di) ingenti capitali di una co-produzione internazionale e la presenza nel cast di molti divi americani. La prima parte denota tutta la difficoltà del regista nel riecheggiare la magia e i numerosi riferimenti presenti nel romanzo (pure spolpato: si salta un’intera generazione): siamo spettatori di un fumettone episodico, caotico e senza spessore, stridente con lo stile accademico e la confezione epico/patinata. Il disegno psicologico latita, il ridicolo involontario è alle porte. La seconda parte non migliora, ma il passaggio al melodramma sgargiante di una saga familiare (per tornare dalle parti di Pelle alla Conquista del Mondo) dal 1928 al 1973, guadagna compattezza drammaturgica, permette finalmente all’ottimo cast di farsi valere e alla pellicola di vivere, almeno di riflesso, il “cuore” del romanzo, molto legato ai fatti politici del Cile (la Allende scappò proprio nel 1973, anno del golpe militare della destra di Pinochet). Chiudendo gli occhi sulla fonte e il suo sopravvalutato messaggero, potrebbe essere scambiato anche come un discreto film tragico/sentimentale all’americana, dove (ma) gli interpreti sono ignari di trovarsi sul set di Via col Vento e non di, per dirne uno, Il Sacrificio di Tarkovskji (anche lì, con altro spessore, c’erano una casa, il rapporto giovane/anziano…). Girato nel sud del Portogallo. Il maggior merito? Invoglia a leggere il romanzo.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 5.5




Rangoni Machiavelli
5.5

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