ACHILLE E LA TARTARUGA

(Akiresu to kame )

di Takeshi Kitano
TRAMA

Ritratto di un non-artista da cucciolo, da studente, da plagiatore.


RECENSIONI

Ultimo capitolo della trilogia “della crisi”, Akires to kame è anche il film della tanto attesa palingenesi. A differenza di Takeshi’s e Glory to the Filmmaker, che segnalavano un preoccupante, compiaciuto ed inane ripiegamento su se stesso, talmente ombelicale da sfiorare l’autismo artistico, quest’ultimo trittico su una passione folle non servita dal talento è aperto al mondo; sembra avere, ed è già molto visti i predecessori, un destinatario che non sia il proprio doppio (Takeshi’s) o il proprio mito (Glory). Tre tappe dell’itinerario di un artista ridicolo: la scoperta di una vocazione (infanzia), l’apprendimento della tecnica (giovinezza), l’esercizio ossessivo della stessa (la maturità). Dostoevskij, nel memorabile incipit dell’Idiota, suddivide il genere umano in tre grandi categorie: i geni, gli uomini intelligenti senza talento, gli stolti. La vita, per i secondi, è una tragedia. Abbastanza brillanti da riconoscere ed apprezzare il bello naturale e artistico, non possiedono quella dote rara e preziosa propria dei geni: il talento, la conditio sine qua non per aspirare ad un’originalità “brevettabile”. L’artigiano artista mancato del film di Kitano vive dunque questa tragedia senza averne una piena consapevolezza, una tragedia che nasce da una disfunzione percettivo/cognitiva: tratta i prodotti dell’ingegno umano come fossero natura.

Nell’infanzia, ipnotizzato dal paesaggio e dalle figure che lo popolano, tabula rasa a livello di cognizioni e competenze, si impossessa della natura, che siano galline o pesci o ampie distese, imitandola (mimesis). Nella giovinezza, fagocita libri di storia dell’arte, introiettando lo stile degli altri. Prossimo alla vecchiaia, continua a cavalcare le onde lunge di avanguardie oramai museificate che hanno esaurito la loro spinta propulsiva. L’artista, vive di luce riflessa. Cos’è la sua arte? Un grande paradosso: Mimesis senza Poiesis, una riproduzione non produttiva. Kitano riflette, con spirito chapliniano (il finale è un limpido omaggio all’autore di Luci della città), sulle condizioni, le casualità e i meccanismi di affermazione del genio artistico nel mondo contemporaneo, con un’ironia che sottende un profondo pessimismo, circa la possibilità offerta all’artista, ad esempio, di agire nel mondo sfuggendo alle regole di un mercato che produce arte più dell’artista stesso.

Manuel Billi
Voto: 7.5
  
(17/08/2010)




BilliCompianiDi NicolaPacilio
7.5 7.5 7.5 7

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