DARK BLUE WORLD

(Tmavomodry Svet )

di Jan Sverak
TRAMA

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, dopo l’occupazione da parte dei nazisti della loro terra, molti militari cechi e slovacchi fuggirono in Inghilterra, dove, quelli di loro che facevano i piloti, vennero arruolati nella RAF. Finita la guerra, una volta tornati in patria, furono arrestati e processati dal governo comunista come “nemici dello stato”, perché avevano combattuto con gli occidentali. E’ su questo sfondo storico, nell’Orrore della guerra, che si svolgono le vicende di Franta, istruttore dell’aereonautica cecoslovacca, del suo allievo Karel e della donna che entrambi amano.


RECENSIONI

Il sapore del cinema di Sverak è denso di classicità, e lo è non tanto nelle modalità narrative, quanto più nel consistente peso che in esso vi assume un certo antico romanticismo, riassumibile in domande etiche non considerate più interessanti dal cinema contemporaneo, come se avessero già trovato risposta. Attraverso la sceneggiatura del padre Zdenek, sorta di monumento per la cultura nazionale ceca, Sverak riflette su massimi sistemi quali l’incontro-scontro generazionale, l’amicizia, il suo rapporto con l’amore, l’onore, il tradimento, sullo sfondo di una Storia che mette alle strette, tramite il banco di prova della Guerra, l’uomo e i suoi valori. Il risultato finale è di una profonda disillusione apparentemente in contraddizione con il radicato lato umanista che caratterizza non solo questo film, ma l’intera opera dell’acclamato (altrove, non in Italia) regista: il suo sguardo rimane empatico nei confronti dei personaggi, il Male si manifesta in essi quasi come contingente, legato alle casualità della vita, intaccando il buonismo di fondo senza mai corroderlo in profondità, in un cortocircuito sicuramente degno di interesse, segno di una poetica ammirabile quanto detestabile con la medesima enfasi e per le stesse identiche cause. Per questo motivo non ci inoltreremo, nella valutazione del film, nel giudicare la legittima idea di mondo di Sverak: finiremmo col fare nostro un illegittimo e infondato pregiudizio, che nulla ha a che fare con la resa dell’opera (d’altronde non è assumendo questo pregiudizio che in molti liquidano il cinema- in ben altri modi liquidabile- di Spielberg?). Dark blue word sbanda però nel trasferimento di questa poetica in un apparato retorico spesso incapace di giustificarla verosimilmente (si veda il personaggio del medico curante, ex SS: buono come se SS stesse per Santo Subito. Sarà sicuramente vittima, per carità. Ma carnefice, nemmeno un po’? Trattasi, indubbiamente, di forzatura, trattasi di mancanza di problematicità nella costruzione dei personaggi- almeno quelli di contorno), in una sceneggiatura in perenne disequilibrio, spesso in bilico tra il poetico e il ridicolo, non sufficientemente in grado, per questi motivi, di instaurare una vera tensione drammatica nello spettatore. Un’opera confusa, sofferta, sicuramente non esente da un fascino demodé, che traspare nel respiro classico della narrazione, nei caratteri e i dilemmi dei personaggi, nella curata direzione della fotografia.

Giulio Sangiorgio
Voto: 5




Sangiorgio
5

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