IO TI SALVERO'

(Speelbound )

di Alfred Hitchcock
TRAMA

Clinica psichiatrica. La dottoressa Petersen si innamora del nuovo direttore, ma scopre che il dottor Edwards non è il dottor Edwards...


RECENSIONI

Spellbound è un “Hitchcock minore” (impossibile ossimoro)? No davvero, e chi tende a considerarlo tale incappa nello stesso errore di altre mirabolanti esibizioni passate al silenziatore, il capolavoro Rope su tutti. Se quello era un caposaldo, questo Sir Alfred in mood psicanalitico è l’ennesima costruzione scenica di emozionante fattezza: il dato sentimentale di Notorius incontra il depistaggio spiazzante di Vertigo, Freud siede a chiacchiera con Jung in una stanza chiusa dall’interno, il surrealismo sbircia alla finestra. Il motivo hitchcockiano dell’eroe solo contro tutti (in questo caso: accusato ingiustamente deve dimostrare la propria innocenza) si ripropone con una spudoratezza quasi contagiosa, la messinscena antinoir (netto manicheismo tra personaggi: buoni & cattivi) si espone a pubblico ludibrio senza facili giustificazioni, lo schema è alla luce del sole ma brilla di luce propria. Nel fulgore di Gregory Peck e Ingrid Bergman (diretta per la prima volta dal Maestro), il regista insinua il suo malvagio universo di gradazioni e ombreggiature, plasmando il quotidiano sino a renderlo nuovo ed inquietante; dall’errore grammaticale della logica nasce l’irrazionale, l’incomprensibile, la sorpresa sepolta nel pozzo dell’inconscio. Sarà un sublime momento onirico, firmato da Salvator Dalì (di nuovo al cinema dopo Un chien andalou) a introdurre l’immancabile agnizione; in tutto questo Hitchcock inventa la macchina da presa (lo studio del dottore, la deformazione ed il simbolo) rivoltando l’occhio come più gli aggrada, si propone di dissolvere verità precostituite, seppellire il punto fermo, spazzare via la certezza interiore dello spettatore.
Seguendo la traduzione letterale del titolo da Spellbound non possiamo che rimanere incantati.

Emanuele Di Nicola
Voto: 8.5




Di Nicola
8.5

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