ZOMBI

(Dawn of the Dead )

di George A. Romero
TRAMA

Un gruppo di sopravissuti si barrica in un centro commerciale assediato dai morti viventi. Gran brutta situazione.


RECENSIONI
Zombi: The Movie

“Il” film sui morti viventi, quello che ne fissa definitivamente iconografia, abitudini alimentari, sostrato filosofico/politico, usi e costumi. Rispetto al basilare The Night of the Living Dead, Romero alza un po’ il tiro delle ambizioni e spinge forte su tutti gli acceleratori a sua disposizione. Intanto abbandona spiegazioni (pseudo)razionali del fenomeno zombi per lanciarsi in filosofeggiamenti (pseudo)biblici. Così, se in The Night si accennava a una sonda spaziale mandata su Venere e poi distrutta dalla NASA perché fonte di strane radiazioni, in Dawn la frase di lancio “when there’s no more room in hell the dead will walk the earth” parla già chiaro, giocando la carta millenarista, mentre la figura del sacerdote portoricano fa il resto apostrofando i nostri eroi col suo monito apocalittico “when the dead walk, señores, we must stop the killing or lose the war”. Punizione divina, dunque, della quale Romero sembra aver identificato con certezza la causa scatenante; la lettura politica di The Night, più eterodiretta (dopo tutto era il ’68…) che esplicita, trova infatti in Dawn una sua lapalissiana conferma: la società capitalista in piena deriva consumistica inizia ad “autoconsumarsi” (si autodivora, letteralmente…) e gli zombi, l’ultimo capitolo della biologia umana, assediano in massa i centri commerciali per mera coazione a ripetere [1]. Anche l’Assedio, vero Leitmotiv tramico della saga, inizia con Dawn il suo progressivo “ampliamento di orizzonti” che dalla casa (The night of the Living Dead) porta al centro commerciale (Dawn of the Dead), poi alla base militare (Day of the Dead) per finire con la città dell’imminente Land of the Dead. Come se il microcosmo in cui i protagonisti di turno interagiscono diventasse un’immagine vieppiù onnicomprensiva, e dunque realistica, della civiltà in declino autodistruttivo. La fine del genere umano è filmata da Romero con un taglio che si potrebbe definire classico, nel senso di una regia asciutta, senza fronzoli ma al contempo “scaltra” e abile nell’ottenere gli effetti perseguiti: Dawn of the Dead è un film angosciante e claustrofobico, dove la lotta per la sopravvivenza dei personaggi è seguita con distacco e rassegnazione ed ogni guizzo eroico è venato di disperata malinconia. La Fine è comunque imminente e non si scappa: è così che anche i (rari) momenti in cui la tensione sembra calare e lascia spazio allo humour (la famosa sequenza dei bikers che prendono gli zombi a torte in faccia) sono comunque venati di misantropico pessimismo (è al contempo in atto una lotta territoriale tra umani che si uccidono a vicenda) e sono seguiti da sani pugni nello stomaco (il gore che si impenna all’improvviso). Contributo fondamentale alla riuscita del film è fornito dal fido Tom Savini, maghetto degli effetti speciali old skool, che aiuta Dawn a dotarsi della giusta dose di crudezza: morsi, smembramenti, pasti ferini, tutto avviene “in diretta”, sotto l’occhio impassibile della cinepresa, con una buona dose di realismo se si considera il quarto di secolo che il film si porta sulle spalle. Ancora, quello che in The Night era più suggerito che mostrato, in Dawn è amplificato, esplicitato e sbattuto in faccia allo spettatore. Del film esistono tre diverse versioni: l’originale americana (128’), con delle musiche spesso stranianti al limite del parodico (si veda il finale, in cui la “riscossa” del coloured hero è accompagnata da una pazzesca musichetta à la A-Team), quella uscita per il mercato italiano (118’), supervisionata da Dario Argento, che differisce dall’originale per le musiche dei Goblin e per alcuni tagli e ritocchi al montaggio che rendono il film più action oriented e ne smorzano il lato umoristico, e una extended version (137’) con una manciata di minuti in più che nulla aggiungono e nulla tolgono al capolavoro di Gorge A. Romero.

[1] Molti di voi troveranno l’espressione coazione a ripetere davvero logora. Avete ragione.
Gianluca Pelleschi
Voto: 9




Pelleschi
9

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