PICCOLO GRANDE AARON

(King of the Hill )

di Steven Soderbergh
TRAMA

1930: dopo la Grande Depressione, la famiglia di Aaron passa brutti momenti. Con la madre in sanatorio, il padre via per lavoro, il fratellino spedito dagli zii, il dodicenne Aaron si ritrova solo ad affrontare la vita.


RECENSIONI

Su quest'ispirato quadro infantile aleggia il fantasma nouvelle vaguiano di Truffaut. Soderbergh, stavolta, piega la tecnica, la cura nei particolari e la sagacia nelle descrizioni, ad un afflato lirico e profondamente umano che tocca il cuore, evitando quel solipsismo algido, consolato dalla sola forma che Delitti e Segreti faceva temere. Riesce a far esprimere dai soli sguardi degli universi significanti, rende paradigmatici i piccoli grandi gesti che popolano l'età della fanciullezza. E' un romanzo di formazione, un viaggio iniziatico costellato di personaggi pittoreschi (l'epilettica, la maestra materna, Lester il buon delinquente, il poliziotto razzista, il crudele fattorino), perfettamente incastonati a mosaico in una serie di quadretti tragici o spiritosi, amari o affettuosi, dove l'inventiva (tecnica) e la classe colta (il contenuto e la sua comunicazione) si sposano a meraviglia. L'allegoria associa il superamento della crisi da parte di un ragazzo coraggioso, ricco di calore e fantasia (incantevoli i giochi di marionette con le scarpe bucate, la sua pietanza a base di fotostatiche di cibo), al sorpasso delle difficoltà insite in un preciso periodo storico americano.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7.5




Rangoni Machiavelli
7.5

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