CARLITO'S WAY

(Carlito's way )

di Brian De Palma
TRAMA

Carlito Brigante, leggenda dello spaccio di eroina negli anni '70, viene rilasciato grazie ad un cavillo legale. Cercherà di cambiare vita. Ma "dalla merda non si scappa".


RECENSIONI
Alla maniera di Carlito

Uno sparo. E un altro. E Carlito s’accascia. In bianco e nero. Nei suoi occhi la vita passata, una narrazione in flashback. Per De Palma tutto è già visto, tutto è già scritto: non c’è rivalsa per il suo Piccolo Cesare, ché il dizionario del noir non conosce la definizione di redenzione. Carlito’s way fa di determinismo virtù, avvinghia il topos fondante del cinema nero al precetto del nume depalmiano: direbbe Hitchcock: prediligere la suspence alla sorpresa, al cosa il come.

Così il cosa, la storia di Carlito, è un’analessi nel profondo, calco di un destino già fatto pellicola molteplici volte, frutto di un canone storicizzato, quello del gangster movie crepuscolare, quello di sogni di seconde chance risolte in tragedia, di american dream messi tombalmente a tacere. Liriche tardo romantiche intrise nel sangue, nostalgia dei tempi andati, della Mala che fu, di parole che ora non hanno consistenza. Come codice etico, per esempio. Carlito Brigante, uscito precocemente dalla reclusione, non riconosce il mondo intorno a sé, come “quei personaggi di qualche vecchio film western”: l’edonismo degli anni ’80 è la tabula rasa di ogni valore, ogni cosa è merce di scambio, il tradimento è una prassi che Carlito cristologicamente subirà tre volte. Gioventù di squali, decadenza di ogni principio. Ma non è solo una questione generazionale: “Charlie” Brigante deve confrontarsi anche con l’Icona Carlito, dimostrare di essere un uomo nuovo, liberarsi dalle maglie strette della propria leggenda. Quella del Mito è una trama che soffoca: sarà nel vano tentativo di uscirne – graziando Bennie Blanco, anelando a un futuro migliore – che “Charlie” soccomberà. Non si cambia, nel cinema noir. Non si esce dalla propria condizione. Non ci si differenzia dalla propria Immagine. Se non nella morte. Nell’incipit, in uno dei movimenti di macchina più folgoranti e densi di suggestioni che io ricordi, la mdp passa, in un vorticoso piano-sequenza, dalla soggettiva di Carlito a un’oggettiva del suo volto. Sintesi (come testimoniano anche gli slittamenti della musica da diegetica a extra-diegetica e viceversa) della fluidità tra soggetto e oggetto nella post-modernità, spirito che abbandona la carne, ma, soprattutto, lancinante liberazione del Sé dalle strette di un’Immagine fossilizzata, cristallizzata, decaduta. La fuga è il decesso, la vittoria non può che essere la tragica sconfitta. Così, il come è lo sguardo di un fantasma che ripercorre l’effetto domino che lo condannerà, la mdp è un occhio che riscruta ambienti ed eventi già vissuti, tracciando con coreografica sicurezza geometrie già conosciute. De Palma ri-vede le logiche del genere, rivitalizza un armamentario retorico affrontato con sobrietà (la pellicola doveva curare le ferite inflitte dall'incompresione della meravigliosa superbia kitsch di Raising Cain), grazie alla calibrata e serrata sceneggiatura di David Koepp: facili metafore, umore romantico, piccole notazioni ironiche che non irridono la materia di partenza. De Palma, semplicemente, danza, rispettando l'afflato classico: piani-sequenza virtuosi, ma costantamente necessitati, il destino che prende la forma di incredibili balletti cinetici (citare sequenze da mandare a memoria ingolferebbe lo spazio di questa recensione), lo sfizio di fabbrica di qualche (auto)citazione [(Shining in una scena di seduzione che sfocia in "You are so beautiful" di Joe Cocker, la stazione di Gli intoccabili, il marchio del carrello circolare di Vertigo, Carlito che "fa Humphrey Bogart" (in Una pallottola per Roy?)], ma senza che la meta-riflessione travalichi mai la solidità della narrazione. Rimane, comunque, linearmente, letteralmente la centralità dello sguardo: il tempo di Carlito's way è quello che separa due colpi di pistola dalla morte del protagonista, la storia di uno sguardo che può finalmente andare oltre i confini della propria Immagine e proiettare, su un manifesto pubblicitario, il futuro che ha serbato per i suoi amori. Poi, finalmente, il meritato tramonto.

Giulio Sangiorgio
Voto: 8.5
  
(28/06/2010)




8.5

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