COLPEVOLE D'INNOCENZA

(Double Jeopardy )

di Bruce Beresford
TRAMA

Viene accusata dell’omicidio del marito e incarcerata. Dalla prigione scopre che il coniuge è ancora vivo.


RECENSIONI

Pare incredibile che gli sceneggiatori (David Weisberg e Douglas S. Cook) siano gli stessi di THE ROCK, l’action-catastrofico che faceva delle accumulazioni all’eccesso il proprio punto di forza: qui la suspense si gioca sui sentimenti ed i personaggi. L’attenzione va spostata sulla regia del sottovalutato Bruce Beresford, un autore che gioca a fare l’artigiano (o viceversa), bazzicando vari generi e imprimendo in ogni opera un tocco personale, portato per la direzione sensibile degli interpreti, per l’amabile e accattivante disegno dei caratteri, per l’esaltazione delle sfere affettive, per l’ironia (ove il soggetto lo permetta: vedi la scena del corteggiamento da parte del mago dei computer). Questo è il suo primo vero thriller, dopo le prove generali con ROSSO D’AUTUNNO e DIFESA AD OLTRANZA, quest’ultimo un altro dramma carcerario incentrato su di una figura femminile. Se l’opera non s’identifica con sequenze banali come quelle d’apertura (la prevedibile messinscena del delitto) e di chiusura, nel solco ottuso del thriller/giallo giudiziario (l’innocente e la vendetta, i colpi di scena) è merito d’un regista che gli ha dato anima ed un potente “cuore di mamma” (fino al femminismo, con il meccanismo di identificazione nella rabbia verso gli inganni degli uomini dallo charme fasullo): l’ottima Ashley Judd disegna una donna agiata che deve imparare a cavarsela da sola, un animale ferito che diventa letale, sorretto dall’odio e dalla pulsione istintiva (leggi: amore) a ricongiungersi al figlio. Il personaggio di Tommy Lee Jones le è speculare, per quanto dalla parte opposta della barricata (tradito dalla moglie e allontanato dalla figlia), ancora alla caccia de IL FUGGITIVO. Il film è impreziosito da dettagli densi e non sottolineati (la solidarietà delle detenute che nasce da uno sguardo, quella del barista che aiuta la protagonista senza perché), da sequenze ricercate (il ralenti dopo la telefonata, la parte finale immersa a New Orleans: rapisce anche la scena della bara, per quanto gratuita, essendo un “regalo” del marito che dimentica di ucciderla) o accorate (i due abbracci: quello con Jones, sintomo di un insopprimibile bisogno d’affetto dopo tanta collera e paura, e quello finale con il figlio). Complimenti per il titolo italiano: ma che significa? Quello originale fa riferimento ad un termine giuridico statunitense secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso reato.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7.5




Rangoni Machiavelli
7.5

Back