CHAOTIC ANA

(Caotica Ana )

di Julio Medem
TRAMA

Da 10 a 0, sotto ipnosi: la vicenda di Ana, giovane artista autodidatta, delle proprie vite e delle proprie morti precedenti.


RECENSIONI
Ana negli occhi di Julio

Cose che Ana è per Julio Medem: 1) il nome della sorella pittrice, defunta in un incidente stradale  (i quadri della protagonista di Caotica Ana sono i suoi, la dedica è: a mi hermana Ana, que se fue); 2) il nome della figlia - protagonista del contemporaneo cortometraggio (disponibile in rete) En las ramas de Ana - (la dedica in Caotica Ana è: a mi hija Ana, que vino); 3) il nome della protagonista di Los amantes del circulo polar, straziante melò tessuto da palindromi e mortiferamente dettato dai calambour del caso, sola tragedia di un'intera filmografia. Caotica Ana serba la dolente, tormentata fragilità dell'opera che da discorso personale si tramuta in rovello filosofico, la presunzione del sentimento intimo che s'atteggia a riflessione universale: un decesso e una nascita, una generazione che segue la successiva, una protagonista che resuscita in un'altra. Datità biografica e astrazione speculativa: la sintesi è un racconto di formazione debordante, la storia di un'adolescente in cui s'incarna la Storia, di un corpo che contiene l'essenza di un dolore, le narrazioni luttuose del predominio efferato del maschio sulla femmina. Sotto ipnosi, in Ana s'agita l'eterno ritorno della sopraffazione, si dimenano le anime di donne sottomesse, violentate, assassinate. Se il cinema di Medem è, da sempre, percorso dal conflitto tra la volontà di autodeterminazione dell'individuo e il dispiegarsi delle logiche inspiegabili del destino, Ana è costretta, nel proprio tormentato processo di costruzione identitaria, a confrontarsi con un peso devastante, il destino del genere femminile. E' la dismisura a ferire. E' la dismisura a regnare: Caotica Ana è un magma kitsch di visioni irrisolte, di strade calpestate e poi perdute,  la tabula rasa della verosimiglianza raggiunta a suon di coup de théâtre fieramente ridicoli, un febbrile delirio melò, un mantra ingenuo, una lirica vetero-femminista a cuore aperto. Il sistema di rime e rimandi si sfilaccia, il demiurgo Medem non fa – a differenza del solito - del disegno del caso una struttura perfetta, annichilisce le sovrastrutture simboliche sino all'elementarità, riduce le metafore al grado zero, ridimensiona la propria ambizione e il compito della propria protagonista sino a fare della defecazione un atto politico, trasformando un'esigenza intima, infima, immediata e necessaria in un piccolo, umano gesto rivoluzionario, ribellione momentanea, allontanamento sdegnato da una sottomissione secolare. L'occhio del Potere inondato da feci,  i video su vite e morti di Ana tacciati di sfruttamento amorale, mero voyeurismo: una questione di sguardo: Medem pare elaborare un tentativo di cinema mistico, in cui l'occhio si perda (nell'assenza di rigore della focalizzazione, in soggettive caricaturali, nel labirintico farsi della narrazione) e lo spettatore, ipnotizzato, frastornato, confuso, non possa che rivolgersi a se stesso, nella medesima ottica di ridimensionamento che attua il film. La poetica di Medem è a fior di pelle, esposta al sole bruciante: Caotica Ana oscilla tra il pretenzioso e l'innocente, esaspera e infine sventra uno stile consolidato, una maniera riconosciuta, si mostra disarmato e (irresistibilmente) indifendibile.
Distribuito (doppiato - non so come - ) in un'unica sala, a tre anni dalla presentazione al Festival di Roma. Inutile porsi domande a riguardo.

Giulio Sangiorgio
Voto: 6
  
(04/06/2010)




Di NicolaPacilioSangiorgio
3 5.5 6

Back