MATILDA 6 MITICA

(Matilda )

di Danny DeVito
TRAMA

Ignorata, nel migliore dei casi, dalla famiglia di teledipendenti in cui ha avuto il torto di nascere, Matilda ama i libri e scopre di possedere poteri quasi magici...


RECENSIONI

È possibile sferzare la realtà attraverso il cinema? Certamente, a patto di abbandonare ogni pretesa naturalistica in favore di un’astrazione (non) soltanto apparente. DeVito, sette anni dopo il massacro de La Guerra Dei Roses, affronta con immutata, genuina perfidia la deriva demenziale cui sembriamo un po’ tutti lieti di abbandonarci. Se la storia d’amore odio e morte dei coniugi Rose è edificata dal trash televisivo (identica la premessa d’amore romantico, uguale la rissosa conclusione da talk show), Matilda deve vedersela con adulti risucchiati dal tubo catodico, mostruosi pupazzi di grottesca incoscienza che il regista schizza con cristallina cattiveria (e una dose considerevole di autoironia, visto che affida i ruoli più odiosi a se stesso e alla propria vera moglie, Perlman). In un orizzonte contraffatto dal culto del denaro (meglio se di provenienza truffaldina) e da una prevaricazione reciproca odiosa e sterile, la ragione può vincere solo con l’aiuto di un elemento straordinario e saldamente ancorato alla normalità, o a quella che dovrebbe essere la normalità, vale a dire al sistema di valori proposto dalla protagonista, che non si accontenta di vedere a distanza (come i genitori, o gli stupidi agenti del governo) ma fa di tutto per conoscere in maniera approfondita, cercando di migliorare il (proprio) mondo. Per tratteggiare l’abissale superficialità e la clamorosa assenza di scrupoli di un mondo deviato, DeVito ricorre ai modi classici del cartoon e dello slapstick (le “punizioni” cui è sottoposto il padre), tratteggiando un universo da fiaba (nera, a tratti sadica) che sa essere acidamente reale senza scadere in grevità da fiction. Alcune invenzioni (i due poliziotti, la torta imposta, la spedizione notturna nel palazzo dell’Orchessa, con annessi echi hitchcockiani) sono esilaranti quanto terribili, e, se non tutti i personaggi sono adeguatamente sviluppati (la giovane maestra rimane una presenza abbastanza superflua e lievemente noiosa), la magia nasce con deliziosa naturalezza dalle immagini, aggiungendo bellezza e(/di) senso al tessuto narrativo (il titolo plasmato dall’eroina nell’incorreggibile indifferenza generale). Cast eccelso.

Stefano Selleri
Voto: 7.5




Selleri
7.5

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