GLI SPIETATI

(Unforgiven )

di Clint Eastwood
TRAMA

Un gruppo di prostitute mette una taglia sul responsabile dello sfregio subito da una di loro: un ragazzo alle prime armi si fa aiutare da William Munny, vedovo con due figli ed ex-fuorilegge, e dal suo amico nero Ned Logan. La cittadina in cui agire è però sotto la protezione di uno sceriffo dal pugno duro, Little Bill Dagget


RECENSIONI

Al suo quarto western Eastwood sfonda classicità ed anomalia in favore di un costrutto che si dibatte tra la "chiusura" del rapporto personale con il genere (è dedicato a Don (Siegel) e Sergio (Leone)) e assoluzione delle possibilità dello stesso nella storia del cinema.
Un movimento orizzontale, lo scivolamento narrativo si indirizza alla stasi ed alla morte: fin dalle prime scene fango, stanchezza, vecchiaia e la morte (l'assenza presente) sono ineludibile compendio agli affetti.
Munny, l'ormai-contadinotto in ristrettezze, accetta di seguire l'impresa per sostenere l'avvenire della sua famiglia ma sarà, al contrario, una lotta contro il passato, il rimosso della gioventù a presentarsi come picco al di qua del declino di una vita in silenzio e senza epos: nel silenzio della campagna cui uniche ombre sono una catapecchia, una tomba ed un albero, geroglifici impressi in un tramonto perpetuo, opere naturali che rammemorano eternità e sofferenza.
Il romanticismo dell'impresa si sbrindella in uno schema cheá de-genera nella possibilità della vita, perché outlaw ed official heroes non sono altro che ipostasi di un medesimo nucleo esistenziale che si declina nelle forme putride del canone visivo storicizzato: quando sceriffo e fuorilegge solo in apparenza si scambiano ruoli rendendo in realtà una nuova possibilità alla normale traccia della saturazione narrativa, si realizza una formalizzazione che, inserendosi in una evidenza di classicità strutturale, inserisce la perpetua sconfitta come progressione nella vita.
Di complemento alla fascinazione, tutta cinematografica, del rapportarsi con l'universo figurativo-mitico del western Eastwood costruisce complessi personaggi ed un universo complementare all'assunto: non una povera poetica dell'escluso (favolistico o meno) né programmatica rappresentazione di un deserto emozionale, appunto perfetti in questo senso Bob L'inglese (Richard Harris) e Little Bill (Gene Hackman), tasselli di un passato che si rispecchia e completa il senso del presente, e le figure delle prostitute "ribelli" innalzate a simbolo e non puro pretesto narrativo.
Imprescindibili le sequenze di Munny (Eastwood) che (re)impara a sparare ed il duello finale, capolavoro di dinamiche non fluide ma fratte nella stanchezza ed ineluttabilità del meccanismo.

Luigi Garella
Voto: 9




GarellaRangoni Machiavelli
9 9

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