BIANCO, ROSSO E VERDONE


di Carlo Verdone
TRAMA

Tre storie si sfiorano durante il weekend delle elezioni: un pignolo patologico è abbandonato dalla moglie, un ragazzo accompagna la nonna a votare, un emigrato in Germania torna in patria.


RECENSIONI

Il secondo film di Verdone come regista ripropone lo schema di Un sacco bello: tre variazioni (rispettivamente in chiave tragicomica, sentimentale e grottesca) sul tema del personaggio verdoniano per eccellenza, lo "sfasato", perennemente in ritardo rispetto al mondo e - più ancora - a se stesso, prigioniero di abitudini assurde che ne stritolano i residui di umanità. Il trittico di maschere (cui Verdone ritornerà, anni dopo, in Viaggi di nozze) assicura una piacevole varietà di accenti che non mina la compattezza della composizione, ma se Furio permette al mattatore di scatenarsi, ottenendo al tempo stesso un'eccellente resa dal cast di contorno (in cui spicca un'insolita Vukotic), gli altri due bozzetti ristagnano un po', ora per la melassa incombente (malgrado la bonaria ironia della sora Lella), ora per la sensazione di ascoltare una barzelletta interminabile e nemmeno troppo divertente (fortunatamente riscattata da un epilogo esplosivo).

Stefano Selleri
Voto: 6




Selleri
6

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