ADORATION

(Adoration )

di Atom Egoyan
TRAMA

Il padre di Simon è un terrorista? Sua madre è una vittima? Suo nonno è un mostro? Suo zio un vigliacco? La verità è su Internet?


RECENSIONI
Venite, adoremus

L’uscita di Chloe ci porta ad Adoration, presentato in concorso al Festival di Cannes 2008.
Dopo Il dolce domani e Il viaggio di Felicia (che gli regalavano il successo ma che, a mio avviso, lo allontanavano dagli esiti felicissimi dei suoi primi lavori), Ararat aveva rappresentato un interessante tentativo di riappropriazione integrale di una poetica che inciampava, malauguratamente, in un eccesso di didascalia politico-storica. Dopo False verità, opera nuovamente compromissoria, Adoration, purtoppo mai distribuito in Italia, è un low budget che dissipa tutte le incertezze del passato recente e, riportando il regista al suo cinema più personale, ci presenta un Egoyan di lucidità impressionante, di nuovo padrone del suo originalissimo stile, alle prese con una pregnante parabola contemporanea.

Adoration è un perfetto distillato dell’Egoyan pensiero: puzzle cronologico in cui presente e diversi passati si alternano in maniera indistinguibile, piano reale e finzionale in significativo incrocio, sguardo distanziato su figure in cerca di un’identità (anche narrativa), riflessione sul contemporaneo e sul filtro ambiguo costituito dai mezzi di riproduzione della realtà. Se dunque Ararat aveva fallito il bersaglio, travolto dalla pressione dei temi che appannavano la consueta lucentezza della struttura, qui Egoyan ritrova tutta la sua misura con un’opera di rara precisione, fredda, calibrata, in perfetto equilibrio tra istanze teoriche e meccanismi narrativi e in cui il congegno da un lato non è mai sovrastrutturale, dall’altro non predomina, governato con polso dal regista che lo combina senza forzature alle complesse implicazioni tematiche della storia.

La verità e il suo rovescio sono fatti della stessa sostanza e di tanti pezzi, raccontati, immaginati, visti, ricostruiti, documentati in vario modo e in vario modo inaffidabili: l’idea di un padre assassino, inculcata a Simon dal nonno, si trasforma, complice la lettura di un articolo da parte della professoressa di francese, in una partitura drammatica simbolica (il terrorista che nascondendo un ordigno nel bagaglio, manda a morire l’inconsapevole moglie incinta su un aereo diretto in Israele), dapprima possibile oggetto di una rappresentazione teatrale, poi presentata sperimentalmente da Simon ai compagni di classe quale testimonianza realistica che lo coinvolge direttamente (lui sarebbe il bimbo nel grembo, scampato alla morte progettata dal padre), infine trasposta in un forum interattivo on web dove diviene oggetto di strenuo dibattito e in cui l’avatar di Simon non esita a prendere le difese del padre, potenziale sterminatore; attorno a questo nucleo tanti altri fili, dapprima privi di agganci, infine sempre più chiari e decisivi per cogliere tutti i risvolti di questa storia ellittica, in cui ogni elemento, ogni personaggio è intimamente e molto spesso inaspettatamente collegato agli altri. Scontro etnico-familiare e razzismo, conflitti tra differenti culture e modi di pensare stritolano gli avvenimenti e rendono il padre di Simon un assassino agli occhi del suocero, che interpreterà a suo modo la notte dell’incidente che ha portato alla morte del genero e della figlia.

Ma nella complicata congerie di elementi che si struttura attorno a questo avvenimento (si pensi alla traduzione in dramma di attualità fatta in rete da Simon e il conseguente scontro di opinioni: vecchi e nuovi orrori a confronto, barricate contrapposte che rivelano il loro marchio – il tatuaggio dei campi di concentramento, quello dell’esaltato fascista -; i sensi di colpa; l’irriducibile pregiudizio; i travestimenti concreti e simbolici) la verità emergerà seguendo, come sempre in Egoyan, una via tortuosa e complessa e facendo luce su tutti i giochi di ruolo attivi: naturalmente niente era come appariva, certe motivazioni si riveleranno fallaci, smentite dalle successive valutazioni, il passato si costruirà mettendo insieme pezzi di svariata provenienza, complice una rivelazione identitaria inaspettata. Così capiremo che il dato dell’amore reciproco tra i genitori, l’accidentalità della loro morte è già nelle mani di Simon: il violino è l’oggetto che contiene in sé questa certezza, è quello il consueto, egoyaniano documento-feticcio che concentra significati e certezze; le spiegazioni seguenti lo renderanno chiaro e vanificheranno le costruzioni letterarie e artistiche, didattiche e sperimentali determinando la distruzione di tutto quello che aveva contribuito a crearle (il purificante falò in cui ogni menzogna, in buona e cattiva fede, verrà bruciata)

Egoyan stavolta ha tutto saldamente in pugno, lega lo spettatore al suo fascinoso teorema senza mai fermarsi a rimirarselo, offre un glaciale spaccato del suo stile inconfondibile, firma una delle sue opere più esatte, in cui sono le immagini a veicolare i significati in gioco travolgendo con il loro limpido mostrare  tutte le pallose speculazioni e i noiosissimi dibattiti sulle deformazioni operate dalla Rete, rendendo pienamente il percorso di formazione del suo protagonista. Brandisce una lama che ci trapassa la carne, dissanguandoci senza dolore apparente.
Venite, adoremus.

Luca Pacilio
Voto: 9
  
(18/03/2010)




PacilioSangiorgio
9 9

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