BEAUTIFUL KATE

(Beautiful Kate )

di Rachel Ward
TRAMA

Spinto dalla sorella a far visita al padre morente, con cui ha interrotto i rapporti da anni, Ned torna a casa assieme alla giovane fidanzata a cui non ha mai parlato della sua famiglia.


RECENSIONI

Tornare nella casa natale chiama già confronto col passato. Se poi chi torna è uno scrittore, l’autoanalisi esposta in modo chiaro e leggibile è assicurata. 
L’attrice Rachel Ward (la ricordiamo – bellissima - meteora negli anni 80), qui dietro la macchina da presa, insaporisce (si fa per scrivere) il tutto con flashback esplicativi (anche in soggettiva); fantasmi incestuosi (in numero di due fratelli su una sorella compiacente); padre dispotico e ignaro che brontola e sciorina volgarità; altra sorella comprensiva e con occhio vigile ma che fa rapporto sui fatti con una ventina d’anni di ritardo; senso di colpa legato a responsabilità per incidente d’auto mortale con conseguente suicidio espiatorio (anche di altri peccati, ma questo lo sapremo alla fine); confessioni in forma di romanzo lasciato in giro poco accortamente (la fidanzata dello scrittore scopre gli incesti passati e il poveraccio cerca di convincerla che è tutta letteratura, ma la ragazza è sveglia e non la beve, quindi si aggiungano alla lista abbandoni con porte sbattute); pianti catartici consumati sempre en plein air, di fronte a bei panorami australiani (siamo in Australia, a proposito); perdoni richiesti su letti di morte e ottenuti con reciproca soddisfazione delle parti. Non è poco, ma in compenso è tutto finto, i personaggi sono rozzi ectoplasmi, il dramma, in mezzo a tanta carne che brucia, evapora se mai c’è stato, tutto suona rigorosamente anonimo. 
Nella notte un gufo vola e annuncia simbolicamente sventura (la nostra).

Luca Pacilio
Voto: 4
  
(29/12/2009)




Pacilio
4

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