CHE FINE HANNO FATTO I MORGAN?

(Did You Hear About the Morgans? )

di Marc Lawrence
TRAMA

I Morgans sono separati da tre mesi. Lui, ancora innamorato, cerca di riavvicinarsi alla moglie. Lei resiste, ma non troppo. Ma una sera la coppia assiste per caso ad un omicidio ed è costretta ad entrare nel servizio protezione testimoni e partire per una meta sperduta e segreta.


RECENSIONI

Terzo film di Marc Lawrence con Hugh Grant, dopo Two weeks notice e Scrivimi una canzone.
Cambiano le partner femminili, ma non il protagonista, l’ambientazione sociale e lo spirito. Lawrence punta su commedie brillanti e sentimentali con protagonisti imbranati ed affascinanti al tempo stesso, giocate su ritmi veloci e battute autoironiche che lasciano aperta la porta ad un romanticismo non troppo zuccheroso.
Dopo il carrierismo toccato nella prima pellicola e la satira sul mondo musicale della seconda, questa volta lo spunto è la separazione ed il riavvicinamento di una coppia.
Che fine hanno fatto i Morgan?è però la prova meno riuscita del sodalizio Lawrence-Grant. Non che le altre fossero capolavori, ma resistevano con maggior dignità alla loro leggerezza di fondo e riuscivano a divertire di più senza inciampare, come qui accade, in punti davvero deboli.
L’impressione è che la coppia sia già sul punto di rappacificarsi alla seconda scena del film, la questione è quindi tirarla per le lunghe, esplicitando che il tradimento comporta la perdita della fiducia, ma in questo caso è frutto di circostanze difficili che avevano alterato gli equilibri matrimoniali (prolungato stress da infertilità), tuttavia l’amore non si è spento e serve solo ricostruire la fiducia…
Invece di parlarne con calma a casa loro i Morgans hanno bisogno – perché escano 100 minuti di film – di un’occasione e, come ulteriore spinta, da un lato dell’aiuto di una coppia affiata che faccia loro notare come due coniugi che riescono ancora a ridere insieme abbiano ottime ragioni per restare uniti, dall’altro della prova concreta di essere disposti a mettere a rischio la propria vita l’uno per l’altra.
Per animare un soggetto poverissimo il film gioca molto sulle contrapposizioni metropoli/campagna, vita frenetica/tempi dilatati, cellulari/cappelli da rodeo. Antitesi che sono soprattutto spunto comico e scenografico, senza arrivare mai ad affermare un vero primato, né ad approfondire le implicazioni. L’esilio country (ufficialmente il Wyoming, in realtà il più economico New Mexico) rimane una parentesi prima del ritorno all’amata Manhattan insieme ai tarallucci ed al vino.
L’ambientazione rende però possibili gag come quella dell’orso, con lo spray e le istruzioni “in caso di incontro con Grizzly” come tormentone. Ma anche la scena romantica sotto le stelle, decisiva per la riconciliazione, in cui curiosamente Grant ritrova il bellissimo sonetto di Shakespeare citato in Ragione e sentimento, contesto decisamente più colto ed adeguato.
Lo spunto giallo-thriller – in virtù del quale la coppia rischia nei fatti la vita almeno tre volte e si salva per puro miracolo – è soltanto un pretesto ed è con evidenza la componente più stridente della pellicola, così palesemente incompatibile con l’atmosfera comedy scherzosa del film e lontana dalle corde degli interpreti.
Il prefinale, poi, segna il passaggio dall’ingenuità alla stupidità, e non a caso è maldestramente action.
La regia poco fantasiosa conferma la mediocrità del lavoro, che risulta moderatamente godibile (soprattutto in lingua originale) solo in virtù del mix di humor inglese ed ironia americana. Sono efficaci soprattutto le battute di Hugh Grant, buttate qua e là con naturalezza sempre ammirevole.
Quel che funziona meglio nel film è proprio Grant, che grande attore non è mai stato ma per un certo tipo di commedia è effettivamente l’attore giusto al posto giusto.
Meno incisiva Sarah Jessica Parker, che senza scarpe di marca ed abiti firmati diventa cinematograficamente insignificante.

Raffaella Saso
Voto: 5.5
  
(23/02/2010)




Saso
5.5

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