AL DI LA' DEI SOGNI

(What dreams may come )

di Vincent Ward
TRAMA

Chris e Annie perdono i figli in un incidente stradale. Dopo quattro anni muore anche Chris e, nell'aldilà, è ossessionato dall'idea di aver abbandonato Annie


RECENSIONI

Se l'Aldilà porta l'immaginazione al potere e lo spirito pittura gli scenari seguendo la propria fantasia, forse il Paradiso e l'Inferno sono solo un parto della mente e i sogni (il titolo originale cita l'Amleto shakespeariano) possono trasformarsi in incubi, in prigioni dell'essere dove vige l'oblio della ragione e del cuore, e le identità appaiono sfuocate, soffocate dall'autolesionismo. Il suolo dell'Ade è così cosparso di volti (fra cui c'è quello di Werner Herzog!) senza corpo, intrappolati nella melma, livellati e alla rinfusa come dei ciottoli. "L'altromondo" immaginato da Ward ha più contatti con la religione buddista che con quella cristiana (Chris e Annie si compenetrano come lo yin e lo yang, rappresentano la perseveranza e la disillusione), ma chiama all'adunata più Dei nei riferimenti iconografici: la pellicola, a rischio d'essere debordante e kitsch nel suo gigantismo, è un tripudio sgargiante di colori, scenari mozzafiato ad opera degli effetti digitali, costumi, stilemi e scenografie felliniane, nel segno di un imponente classicismo, contaminato da ispirazioni pittoriche varie (le incisioni di Gustav Doré per l'Inferno, Caspar David Friedrich, van Gogh, Monet…), senza dimenticare L'Inferno di De Liguoro e soci. Pura estasi per gli occhi, trasportati in una dimensione fiabesca ed onirica cara al regista neozelandese (ex pittore), autore in trasferta hollywoodiana: il tema del viaggio mitico (Orfeo ed Euridice) alla scoperta di sé e di mondi alieni ha sempre fatto parte del suo cinema. Anche la banalizzazione nel sentimentalismo di premesse intriganti e all'apparenza complesse, il loro appiattimento su di una patina luccicante ma superficiale non lo ha, purtroppo, mai abbandonato. Il film appare indeciso fra il passo sognante/buonista disneyano e la riflessione esistenziale/filosofica meno spicciola. La dose di melassa è cosparsa a secchiate sulla tela e il produttore/sceneggiatore Ronald Bass (che trae la sceneggiatura da un racconto di Richard Matheson) si preoccupa troppo di fornire a Williams l'ennesimo ruolo patetico. Però si rischia di commuoversi davvero.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6.5




Rangoni Machiavelli
6.5

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