BACIAMI ANCORA


di Gabriele Muccino
TRAMA

L'ultimo bacio non era affatto l'ultimo. Purtroppo.


RECENSIONI
La parola amore esiste, non esiste, esiste, non esiste (continua…)

Muccino sembra aver perso il senso della misura. 139 (centotrentanove) minuti di Baciami ancora sono decisamente troppi, con una proliferazione metastasica di finali come non si vedeva da tempo. Non staremo qui a cianciare di come il successo americano possa avergli fatto montare la testa e, appunto, averlo portato a “strafare”, ma questo sequel ufficiale de L’ultimo bacio è l’apoteosi del muccinianesimo, nel bene e – soprattutto – nel male. Se è dunque confermata e sovraesposta la voglia di esibire una innegabile perizia tecnica con velleità arty (macchina da presa mobile, plongée satellitari, nuvoloni accelerati à la Kooyanisqatsi), è soprattutto la poetica del nostro a uscirne inutilmente magnificata. La mano un po’ pesante del Muccino sceneggiatore, dopo la parentesi hollywoodiana di solo regia, torna più chiara e definita che mai, così come la sua incapacità di trovare un medio e una virtus all’interno di un discorso su vita/amore che, presumiamo, si vorrebbe “complesso”. Come restituisce, Muccino, questa presunta complessità? Semplicemente alternando bianco e nero, tesi e anti-tesi, a tutti i livelli. I personaggi non maturano percorsi formativi, cambiano idea improvvisamente per poi ricambiarla e ricambiarla con sostanziali vuoti motivazionali (si veda la gemmazioni di epiloghi contraddittori della quale si parlava in apertura). I rapporti umani e sentimentali non vengono logorati dal tempo e dalle circostanze, esplodono improvvisamente con scene madri e (le solite, insostenibili) sfuriate attoriali (come nel detour psicologico del quale sono protagonisti i due amanti alla notizia della gravidanza di lei). Non c’è modulazione, non ci sono evoluzioni narrative e psicologiche dei personaggi ma bonacce, tempeste e inversioni a U, con una scrittura viepiù involuta che non riesce quasi mai a camuffare la propria artificiosità.

Peccato (si fa per scrivere), perché l’idea di partenza non era neanche malvagia: l’anagrafe e l’invecchiamento biologico degli attori (e degli spettatori) “sovrapposti” all’operazione/film potevano innescare non nuove (cfr. Harry Potter) ma interessanti implicazioni emotive, però, anche da questo punto di vista, il decennio diegetico trascorso non ha portato evoluzioni apprezzabili (i 40enni di Baciami ancora non sono affatto più sentimentalmente evoluti dei 30enni de L’ultimo bacio) e lo spettatore, più che un sequel che forse ha già visto (Ricordati di me), ha l’impressione di aver visto un remake con qualche ruga in più. O al limite un newquel virato al pretenzioso (La storia di tutte le storie d’amore. Complimenti al sottotitolista). Senza contare che il decennio di esperienza aggiunta nulla ha potuto sulle qualità recitative di Accorsi, di nuovo deleterio protagonista, voce narrante anodina prossima al fastidioso, espressività lignea, impossibile da valorizzare anche per un ottimo direttore di attori come Gabriele Muccino. (Troppo) Piccola parte per Valeria Bruni Tedeschi che, col suo ingresso in scena a babbo morto, ricorda tardivamente a tutti cosa significhi “interpretare una parte”.

Gianluca Pelleschi
Voto: 4.5
  
(01/01/2010)




PelleschiSaso
4.5 4

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