ASFALTO CHE SCOTTA

(Classe tous risques )

di Claude Sautet
TRAMA

Abel Davos (Lino ventura) è un malvivente francese condannato a morte in contumacia. La sua latitanza lo ha portato a Milano, da dove - insieme alla moglie Thérèse, i due figli piccoli e il complice Raymond Naldi (Stan Krol) - cerca di tornare in Francia. Abel si fa precedere da moglie e figli in treno e, spalleggiato da Naldi, scippa due portavalori nel centro di Milano per poi fuggire in macchina verso la frontiera (dove raggiungere moglie e figli). Impossessatisi con l'inganno di un motoscafo, i cinque fuggiaschi sbarcano nottetempo nei pressi di Nizza, ma vengono accolti dalla guardia costiera: nello scontro a fuoco Thérèse e Naldi soccombono, mentre Davos riesce ad abbattere l'ultima guardia rimasta in vita. Solo e braccato dalla polizia, Abel deve salvare la pelle e prendersi cura dei figlioletti: si rivolge telefonicamente a vecchi amici del milieu parigino che, rammolliti e impauriti, anziché precipitarsi in suo aiuto gli inviano un uomo fidato ma sostanzialmente sconosciuto, Eric Stark (Jean-Paul Belmondo). Il giovane Stark si mostra immediatamente leale e comprensivo, offrendo a Davos quell'amicizia che i vecchi compagni gli hanno vigliaccamente negato. Ma Abel non può nascondersi in eterno e, sistemati i figli presso un anziano tutore, si presenta dal ricettatore Gibelin (Marcel Dalio), rubandogli diversi milioni di franchi...


RECENSIONI

Polar di secca, incalzante bellezza, Asfalto che scotta è sostanzialmente il vero esordio di Claude Sautet (pare che il regista francese non tenesse in gran conto il precedente "Bonjour sourire" del 1955). Tratto dal romanzo omonimo di José Giovanni (pseudonimo di José Damiani, scrittore corso già autore dei magnifici "Le trou" e "Le deuxième souffle"), Asfalto che scotta Classe tous risques declina il genere con sensibilità marcatamente melvilliana: asciuttezza fenomenologica nella messa in scena, caratterizzazione calibratissima delle psicologie e nessuna concessione al patetismo.
Tuttavia, a differenza del maestro Melville, Sautet non adotta una misura stilistica uniforme dall'inizio alla fine, ma costruisce una rappresentazione in tre atti. Se nella prima sezione a prevalere è un'impronta rigorosamente documentaristica (si veda la rude sequenza dell'aggressione ai portavalori per le strade di Milano), nella seconda l'irruenza della narrazione rallenta per lasciare spazio a situazioni più dialogiche: all'azione en plein air subentra la conversazione in spazi chiusi, dove i caratteri possono rivelarsi chiaramente e distesamente. La terza parte si carica addirittura di risonanze tragiche, prediligendo la soffocata drammaticità delle espressioni di Ventura di fronte a scelte che lo spingono inesorabilmente verso un destino di solitudine e morte.
La materia sentimentale che ribolle sotto la superficie ghiacciata di questo amarissimo noir parla proprio di solitudine: Davos è un truand le cui azioni, conformi al codice di lealtà del mileu, sono al tempo stesso segno di nobiltà morale e condanna all'isolamento. In un mondo in cui il tradimento è diventato regola condivisa, la lealtà è causa di emarginazione. Ma un'emarginazione che permette ad Abel di enunciare sentenze definitive e lapidarie: al viscido ricettatore Gibelin (un prodigioso Marcel Dalio), Davos sibila "Tu sudi l'angoscia, Gibelin, sei caduto così in basso che fai fatica a respirare". Ovazione. Ultima considerazione: in un film incentrato sulla solitudine e sul tramonto degli ideali, il personaggio che meglio sembra incarnare questa sintesi è, paradossalmente, il commissario Blot (Jacques Dacqmine). Vestito con un trench scuro e cappello a tesa larga sempre calzato, Blot si rivolge ai truand come se fosse uno di loro, senza giri di parole o atteggiamenti equivoci, semplicemente facendo il proprio lavoro. Sautet evidenzia il nobile isolamento di questo alter ego di Davos inquadrandolo quasi sempre da solo o differenziando visibilmente la sua postura da tutti gli altri personaggi in campo.

Alessandro Baratti
Voto: 9
  
(05/04/2009)




Baratti
9

Back