LA COSA GIUSTA


di Marco Campogiani
TRAMA

Torino, giorni nostri: una coppia di poliziotti ha il compito di pedinare un maghrebino appena scarcerato e sospettato di terrorismo...


RECENSIONI

Campogiani espone, nella forma della commedia agrodolce, i temi dell'immigrazione e del pregiudizio usando il genere prescelto non come furbo ripiego per risolvere determinate circostanze narrative o il tratteggio di specifici personaggi, non come variazione comoda per alternare i toni e venire incontro a questo pubblico tutto presunto che non reggerebbe un film totalmente drammatico senza qualche sana risata, ma come esplicita impostazione del film: così la coppia Fantastichini-Briguglia, pur nella serietà dei temi, abita, per quel che concerne il loro rapporto, un vero e proprio buddy movie punteggiato, dunque, dalla dialettica dei differenti caratteri e da tutto il corredo tipico al genere. Tentativo legittimo che si risolve in poca cosa: la scrittura balbetta, indecisa sulle strade da imboccare, impastoiata nelle solite solfe interlocutorie, incespicando sulla banalità del dialogo, particolari non di poco conto per un film che, volendo coniugare la leggerezza di tono con la pesantezza del contenuto, chiede alla sceneggiatura un alto tributo, negato fin dalle prime battute. La costruzione forzata dell'intreccio risulta ad ogni piè sospinto e il passaggio dei due personaggi, in amabile conflitto, da pedinatori a scorta del sorvegliato, con conseguente allargamento del disegno alla terza figura, non dà mai mordente a un film che denuncia anche nei motivi di contorno (che sono palesemente tali, per niente coesi al resto) la pochezza della sua concezione: si guardi, come unico esempio, al modo in cui viene presentato, descritto e risolto il rapporto di Eugenio con la sua compagna.
Tutto di superficie e senza alcuno spessore, La cosa giusta è l'ennesima riprova, insomma, che il cinema medio italiano è malato grave; si faccia il confronto tra questo film e Welcome di Lioret (in uscita a Natale nelle sale italiane): gli intenti sono i medesimi (creare un'opera divulgativa sui temi suddetti, usando, in questo caso, i toni e le atmosfere del film drammatico/sentimentale), ma gli esiti di tutt'altro livello. Se la pellicola del francese riesce a proporci personaggi a tutto tondo frequentando senza inibizioni le maniere del genere e, anzi, portando a fondo con convinzione la sua aspirazione popolare, arriva a costruire un intreccio che fila liscio nella sua (apparente) semplicità, La cosa giusta non riesce mai a trovare un equilibrio tra le sue istanze, fidandosi dei suoi bozzetti/figure dai caratteri tutti presunti, della sacrosanta denuncia sociale di cui si fa tacito portavoce, delle ambigue sfaccettature della realtà che mette in scena.

Luca Pacilio
Voto: 4
  
(26/11/2009)




Pacilio
4

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