DISTRICT 9

(District 9 )

di Neill Blomkamp
TRAMA

20 anni fa, a Johannesburg sbarcano gli alieni. Inoffensivi, malati e spaesati, vengono confinati in una baraccopoli fino a quando una multinazionale senza scrupoli, la MNU, viene incaricata di farli traslocare di qualche centinaio di chilometri...


RECENSIONI

L’alieno come metafora del diverso, la fantascienza virata al mockumentary, i governi/militari ottusi in cerca di super-armi (aliene), il citazionismo cinefilo esibito, la sci-fi con morale della favola. Cosa c’è di veramente originale in District 9? Probabilmente poco o nulla, facendone un’autopsia e isolando le varie parti. La vera bravura del sudafricano Blomkamp sta, casomai, nell’abbandonare le iperboli (il bambolotto di Rambaldi) in favore dell’attualizzazione diretta (lo slum iperrealista) e nel darcela a bere con un’autoironia parodica che un po’ mette le chele avanti, un po’ colpisce e diverte quando diventa feroce humour nero (lo scoppiettio abortivo nella baracca in fiamme, il gamberone bersaglio gratuitamente sacrificale). Finché District 9 rimane settato su questi registri, finché cioè la grandeur fantascientifica viene quotidianizzata in salsa metaforico/grottesca, ci sembra operazione assai riuscita e dotata di una sua personalità globalmente, sì, “originale”.

Meno centrate ci sono parse delle derive più chiaramente spielberghiane che sembrano abiurare l’atipico mood della pellicola in favore di una progressione drammatica troppo scoperta e lineare (il percorso di formazione di Wikus, l’eccesso di zucchero profuso nell’ultima parte) qualche snodo narrativo poco giustificabile, se non in termini – per così dire – “utilitaristici” (il KO inferto da Wikus a Chris e il tentativo di fuga in solitaria… perché? e per dove? per citare Bad Taste?) e qualche eccesso glicemico (il gamberetto) che, di nuovo, mal convive con l’epicentro del film che sembrava, invece, fare del distacco ironico la sua cifra. (in tal senso, appaiono ovviamente più coesi e centrati i 6 minuti “tutti idea” di Alive in Joburg, il corto del 2005 che Blomkamp ha dilatato in District 9).

Nondimeno, sarebbe comunque ingiusto non riconoscere a Blomkamp i suoi meriti: il suo film d’esordio rimane operetta diseguale ma singolare, con problemi di tenuta e coesione ma per certi versi nuova, capace di mascherare un budget modesto (“soli” $30000000) con una regia ad hoc finto documentaria, che sa comunque pizzicare le corde del respiro epico (la presenza costante e metafisica dell’enorme astronave sospesa in moltissime inquadrature), che svolge con competenza i compiti action che l’ultima mezz’ora di pellicola “si autoimpone” ¹ e che è davvero ben gestita in termini di ritmo e slalomeggiamenti tra possibili zone morte. E infine non dimentichiamoci del sostrato politico che qualcuno (non noi, lo ammettiamo candidamente) potrebbe trovare interessante, benché spiattellato senza troppo pudore: il Sud Africa, l’Apartheid, il riferimento al District 6, la meta-emarginazione tra emarginati e sì, insomma, ci siamo capiti.

¹ In attesa di rivedere il film, se mai lo rivedremo, soprassediamo momentaneamente su un paio di svarioni che ci sembra di aver colto nei primi minuti di pellicola, nei quali la ricostruzione documentaria-repertoriale dell’invasione aliena pareci minata da incredibili errori “di concetto”: il filmato similamatoriale della prima, epocale irruzione nell’astronave aliena, per dire, è girato dall’interno dell’astronave stessa…
Gianluca Pelleschi
Voto: 7




BaronciniBellucciCompianiFavaraPacilioPelleschiRangoni MachiavelliSaso
6.5 5.5 7 7 4.5 7 7 7

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