COSMONAUTA


di Susanna Nicchiarelli
TRAMA

Nel 1961 il cosmonauta sovietico Juirij Gagarin porta a termine la prima missione spaziale. Luciana invece compie il suo percorso umano, sentimentale e politico nel quartiere romano del Trullo.


RECENSIONI
Il grande sogno

“Se ho sbagliato un giorno, ora capisco che / L’ho pagata cara la verità”. Trasfigurazioni simboliche di un’ideologia, canzoni come flash sull’intreccio, versi che sono chiavi di lettura. Oltre l’andatura leggera e amichevole, in realtà, Cosmonauta è il tentativo ambizioso di fare un film-feticcio: la prova di una regista, Susanna Nicchiarelli, che si offre come spaccato di un’epoca – i primi ‘60 in Italia – evocata attraverso i suoi “memorabilia” (e in questo senso paragonabile a Notte prima degli esami). Posta la premessa, estremamente interessante, va detto poi che il lavoro trova i tratti più banali quando vuole apertamente significare: nel cimento di sintetizzare anche gli scenari più sfaccettati nel singolo quadro visivo, infatti, a tratti scivola nella semplificazione, come per la ripresa di raccordo che vede Luciana spegnere la sigaretta nella torta nuziale (leggi: “matrimonio”). E’ in questa tendenza che emerge l’elemento esplicativo dei dialoghi, rischiando di pagare il vero pegno del cinema italiano corrente, la sceneggiatura: soprattutto nei lati più immediati della trama, vedi le diagonali incrociate dei rapporti sentimentali che si intersecano pericolosamente al confine con la deriva teen. Una deriva, però, che il film evita con fermezza in virtù delle sue qualità costitutive: su tutte la diffusa “ironia ideologica”, che rilegge il simbolo per piegarlo felicemente ai suoi scopi – il cane nello spazio -, poi un gruppo di stralci esattamente riusciti nella loro semplicità (scontato citare l’inizio che, però, invero è concepito in modo particolarmente intelligente attraverso brevi stacchi di montaggio). In generale, a Cosmonauta non interessa il dato della realtà ma quello dell’archetipo: è così che lo specifico storico si limita alle formule (ne è pieno, vedi i “socialisti traditori”), si ottiene un’atmosfera rarefatta e il film slitta su un altro piano rispetto a quello – non obbligatorio – del verosimile. Così può germogliare una rete di allusioni e metafore da sciogliere, tra cui quella problematica e dolorosa che investe il fratello della protagonista: la figura di Arturo, giovane comunista epilettico, afferma che ogni Idea nasconde una malattia, i germi del crollo sono già presenti in potenza nei suoi sostenitori (e si mostrano sui titoli di coda). La pellicola allora diventa anche l’evocazione di una straordinaria sconfitta, che non si fa celebrazione ma resta piuttosto una massa di nodi irrisolti: come il peso di assumere una responsabilità – sia politica che umana (Luciana e il fratello disabile) – o il maschilismo che striscia nel tessuto quotidiano, una “società degli uomini” ancora più grave se perseguita da chi predica modelli di uguaglianza. Discreta armonia di tutti gli interpreti, in particolare la coppia Rubini-Pandolfi, la quale risplende.
Bellissimo, senza mezzi termini, il corto animato Sputnik 5 abbinato al film e firmato dalla stessa regista: questi 9 minuti di umanizzazione degli animali, con timbro più apertamente comico, dialogano apertamente con il lungometraggio innescando uno slittamento bestia-uomo (dal corto al film), all’insegna di una paradossale vicinanza ideologica. Come dire: cambia la specie ma restano le stesse assurde convinzioni. Battuta cult: “Sono il primo ratto sulla Luna!”

Emanuele Di Nicola
Voto: 6




BellucciDi NicolaTallarita
5 6.5 6 4.5

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