CHÉRI

(Chéri )

di Stephen Frears
TRAMA

Nella Parigi della Belle Epoque, Léa, affascinante cortigiana prossima al pensionamento, si concede una storia con il figlio di una collega. Ma la passione fra la bella Léa e il giovane e imbelle Chéri è più seria di quanto possa sembrare. Sei anni dopo, i due sono ancora assieme. Finché Léa non apprende che Chéri sta per sposarsi.


RECENSIONI
Age becomes Her

Vent'anni dopo Le relazioni pericolose, regista, sceneggiatore e una dei protagonisti sono nuovamente alle prese con un classico (anzi, due) della letteratura francese. Che i risultati non siano nemmeno lontanamente comparabili non è cosa che possa stupire. Semmai colpisce che, dopo un film come The Queen, ritratto di una donna forte che scopre all'improvviso di avere perso il controllo della propria esistenza e solo in extremis riesce, sia pure dolorosamente, a recuperarlo, Frears non riesca a vedere nella relazione di Léa e Chéri nient'altro che un pretesto per una serie di educate cartoline di inizio Novecento. I personaggi sono figure bidimensionali, di pura carta, che solo a sprazzi ricevono una parvenza di vita dai dialoghi spigliati, anche se non sempre ispirati, che Hampton confeziona con ineccepibile mestiere. Allo stesso modo Frears sembra preoccupato solo di creare una piacevole illustrazione dello script: le immagini scorrono eleganti, ma anche totalmente depurate di ogni possibile fremito, glaciali e asettiche, sia che intendano evocare la passione erotica dei protagonisti, sia che dipingano i deliri oppiacei di Chéri e l'ansia di Léa di fronte al tempo che inesorabilmente le scivola fra le dita. Persino la descrizione del demi-monde parigino non valica i rigidi confini del grottesco manierato, e solo l'ultima inquadratura, in cui la citazione della fine della marchesa di Merteuil è evidente fino all'autoimprestito, regala un brivido autentico, come se in quel momento Frears avesse deciso di sollevare il telo che celava la sua creazione, offrendoci una fugace visione del declino, che in fondo è anche l'intima forza e la grandezza tragica, di Léa (esattamente come accadeva per la marchesa di Laclos). Può trattarsi di una scelta deliberata, ma resta il fatto che quanto precede l'epilogo è cinema da piccolo schermo, sfilacciato e noiosetto, che non aggiunge assolutamente nulla al percorso dei suoi autori, fra i maggiori talenti del cinema inglese (e non solo). Il film riposa così in gran parte sulle spalle degli interpreti, e se il giovane Friend è sufficientemente bambolotto da ben figurare nei panni del "ragazzaccio", la scena è tutta delle signore, in primis Michelle Pfeiffer, che dimostra semplicemente con la sua radiosa presenza che gli anni non passano per tutti allo stesso modo.

Stefano Selleri
Voto: 5



COMMENTI

Tratto dai due romanzi di Colette (“Chéri” e “La fin de Chéri”), il primo dei quali (1920) già portato al cinema da Pierre Billon nel 1950: la scrittrice mise molto di sé nel disegno della cortigiana, da avventuriera sentimentale con molte relazioni scandalose alle spalle. Una particolarità dei suoi scritti, quasi completamente ignorata dagli autori, era quella di ribaltare i ruoli maschio/femmina, facendo di Chéri l’effeminato, l’oggetto del desiderio. In questa pellicola Frears mostra tutti i propri limiti di grande artigiano che non sa ovviare ad uno script insulso del drammaturgo Christopher Hampton, con cui non riesce a replicare l’exploit, sempre in costume e con Michelle Pfeiffer, di Le Relazioni Pericolose: l’opera ricorda un altro progetto di Hampton, sciatto, senza capo né coda, inerme, incapace di dare spessore psicologico ai personaggi, vale a dire L'Agente Segreto, da lui stesso diretto. La voce fuori campo (in originale, dello stesso Frears) dà un’aria spensierata, da commedia, ad una pellicola che non fa ridere e non è spensierata, ed entra in netto contrasto con il nucleo della materia, di per sé abbastanza noioso e poco originale, la relazione matura/giovane dove entrambi i componenti, vicendevolmente, si struggono per la separazione. Tutto in virtù di un’allegoria facile della fine di un’epoca, la Belle Epoque, in cui la “leggerezza” è sinonimo di attaccamento alla giovinezza.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 5.5




BellucciPacilioRangoni MachiavelliSelleri
6.5 7.5 5.5 5

Back