ADVENTURELAND

(Adventureland )

di Greg Mottola
TRAMA

James è costretto, dal tracollo delle finanze della sua famiglia, a cercare un lavoro per potersi iscrivere alla Columbia University. Lo troverà in un Luna Park, Adventureland, che farà da sfondo ad una tappa importante per la sua crescita personale.


RECENSIONI
Con un grissino

Mottola scrive e dirige l’altra faccia di Superbad, una teen comedy ambientata (per amor di aderenza alla propria biografia) sul finire degli anni ’80, evitando facili escamotage da operazione revival (niente contestualizzazione forzata, à la Notte prima degli esami, per capirci), disdegnando qualsiasi compiaciuta stilizzazione indie, feticci vari e spumeggianti dialoghi midcult (dico Juno, per dirne la regina): Adventureland inscena un’ordinaria vicenda di formazione, allontanando con alterna intensità i personaggi dalla logica della macchietta per introdurli ad una complessità (che rima con raggiunta maturità, ça va sans dire), cercando l’ “a tutto tondo” nel pur elementare tratteggio, relegando il minor numero di caratteri (secondari) possibili al mero ruolo piano, immobile e semplicemente funzionale di sponda narrativa, tacca alla quale commisurare la crescita personale delle figure principali. Crescita che, ovviamente, non è solo sentimentale: se la lancetta della pesa narrativa pende per lo più verso il coté amoroso, Adventureland coglie anche, senza fastidiosi accenti, la presa di coscienza verso il ciclo di rinnovamento delle relazioni amicali, la necessità di affrontare il determinismo sociale, l’umanità - nel senso più doloroso - del mondo adulto o sedicente tale, l’ottusità binaria e bigotta con cui la società affronta la sessualità, costruendo così un retrogusto diluito che bilanci il canonico happy end, infrangendo o ridimensionando sogni e aspettative mentre l’amore, prevedibilmente, trionfa. Mottola si conferma autore di commedie particolarmente eclettico: dopo l’esordio (voluto da Soderbergh) con – l’a suo modo di culto, a suo modo seminale - The daytrippers (brillante Little Miss Sunshine ante litteram, anima Sundance, sentimentale e stralunato viaggio al termine della notte colante umori da commedia newyorchese), dopo aver regalato l’eccellenza all’Apatow’s touch con Superbad (confermando una sottile padronanza di tempi e dosaggi, caratteristica non sempre riscontrabile nelle produzioni di Apatow), con Adventureland Mottola si discosta ugualmente sia dal primo che dal (l’apparentemente più prossimo) secondo, del quale mantiene premesse e tematiche, ma le svolge all’insegna di un intimismo più marcato, di una leggera medietà a rischio anonimato, rinunciando (coraggiosamente, eccetto qualche malriuscita concessione di ritorno) a trivialità ed eccessi (o presunti tali), adagiandosi invece con grazia agli stereotipi per poi sfaccettarli. Modalità elenco, per quel che rimane: ambientazioni ammiccanti alla nostalgia, recitazione standard, colonna sonora impeccabile, doppiaggio scostante. Ottimo prodotto medio, acqua fresca nell’aridità delle sale estive, niente di più, niente di meno.

Giulio Sangiorgio
Voto: 6




Sangiorgio
6

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