AMORE & ALTRI CRIMINI

(Ljubav i drugi zlocini )

di Stefan Arsenijevic
TRAMA

Belgrado. Anica ha deciso di dare una svolta ad una vita che non le piace. Stanislav vuole fare lo stesso, accanto ad Anica.


RECENSIONI
Leaving Belgrado

Con un titolo che evoca almeno altre dieci pellicole e invece per una volta non è il risultato di una irrispettosa e scriteriata “traduzione” in ottica di marketing, Amore & altri crimini è l’opera prima del regista serbo Stefan Arsenijevic.
La storia è ambientata nella Belgrado post Milosevic, una realtà degradata e scolorita che svuota chi la vive di speranza ed energie. Un mondo in cui è difficile vivere, eppure la fuga appare illusoria, irraggiungibile, troppo faticosa, salvo per chi ha conquistato una ferma determinazione.
Simbolo di un paese mai pacificato e mai risorto, Belgrado viene fotografata come una città in abbandono a cui nessuno sente di appartenere.
Il film di Arsenijevic racconta una storia abbastanza corale con due personaggi principali: l’amante di un criminale ed il giovane sgherro di quest’ultimo. In generale tutti i personaggi sono costruiti (bene) in modo tale da generare una certa empatia, giocando anche molto sui contrasti: il ragazzo cresciuto nella violenza è per forza di cose in alcune occasioni durissimo, ma anche sensibile, timido, capace di gesti nobili. Lo stesso boss del quartiere annienta con le sue estorsioni i poveracci che lo circondano ma vive nel disperato amore per la figlia con gravi problemi mentali e nel rimpianto romantico di una donna perduta.
Tutti di buon cuore, in fondo, e tutti portati a compiere azioni poco edificanti: il peraltro candido Stanislav dà fuoco al chiosco ignorando le preghiere disperate del proprietario, Anica ruba il denaro al suo amante (comunque consenziente) per fuggire in Russia, il padre amorevole è un piccolo spietato boss locale.
Ne risulta un quadro umano atipico, nel suo insieme più sincero che furbo, accomunato dal fallimento ma anche dall’amore (benché infelice).
Un film racchiuso in un solo giorno, quello che precede l’anelata fuga e sintetizza l’intreccio dei rimpianti, dell’insoddisfazione, degli errori che fanno dell’esistenza dei diversi personaggi una strada senza uscita e senza direzione. La domanda che aleggia per tutta la durata della pellicola è se sia possibile ripartire e costruirsi una nuova vita: per chi, a quali condizioni. Non a caso non mancano per nessuno pesanti catene che rendono la scelta quantomeno dolorosa (la nonna per Anica, la mamma per Stanislav).
Eppure tutti vorrebbero essere altrove – persino la ragazzina in bilico sul parapetto che sembra voler spiccare il volo –in un rifiuto per una volta reale da uno specifico ambiente e da specifici errori, che rendono lecito ogni mezzo (anche il più risibile, come la nuova carriera da mago di Stanislav).
Profondamente malinconico e venato di poesia (la serenata fra le rose, la dichiarazione d’amore costruita rivelando le tappe passate dell’innamoramento), parla soprattutto con i silenzi e persino con la musica, l’ossessiva Besame mucho (tanto fuori luogo, apparentemente, fra i grigi palazzoni di Belgrado) che descrive un consapevole struggente addio.
Un’opera prima almeno promettente e fuori dai soliti binari.

Raffaella Saso
Voto: 6.5




Saso
6.5

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