COME UN URAGANO

(Nights in Rodanthe )

di George C. Wolfe
TRAMA

Una madre separata sostituisce per un fine settimana un'amica nella gestione di un albergo in riva all'oceano. L'unico cliente è un uomo in crisi. Proprio in quei giorni è in arrivo un uragano.


RECENSIONI
Qualcuno fermi Nicholas Sparks

O fermi chi si ostina a comprare i diritti dei suoi lacrimevoli romanzi per tradurli in altrettanto lacrimevoli pellicole.
Già responsabile degli insopportabili Le parole che non ti ho detto e I passi dell’amore, con la complicità di regista e sceneggiatori Sparks infligge al pubblico una nuova disgraziata love story.
Pare che la metafora d’accatto – uragano come evento naturale e, parallelamente, come sentimento che arriva all’improvviso e tutto travolge – sia la grande idea del plot. Deve essere così, visto che di idee non se ne vedono molte altre, se non rimasticatissime: la seconda occasione, l’amore come energia vitale e spinta all’automiglioramento, la diffusa incomunicabilità. Del resto è evidente come il film punti più sulla cornice che sulla sostanza, bisogna accontentarsi delle inquadrature della bellissima casa sull’oceano, di onde che si infrangono sulla spiaggia e lenti ballati sotto la luna.
La prima parte della pellicola è convenzionale e prevedibile ma ancora sopportabile, il finale trash come nei peggiori melodrammi di serie B. Ovviamente si tratta di un infelice epilogo del grande amore, in cocciuto Sparks style. Stucchevole lo scambio di lettere con cui i due innamorati approfondiscono la loro conoscenza da week end e si convincono di essere pronti a dividere l’esistenza (basi indubbiamente solidissime, come rodare un rapporto se non a chilometri di distanza e senza condividere i problemi quotidiani?). Inevitabile il cambiamento di entrambi, finalmente capaci di intrecciare un legame costruttivo e maturo con i propri figli. A questo proposito un minuto di silenzio per la metamorfosi istantanea della figlia adolescente della Lane: prima ancora di oltrepassare la soglia di casa scorgendo la madre depressa si trasforma in ragazza matura e responsabile (si contestano se non altro i tempi ed i modi). La Lane innamorata riscopre tutti i suoi interessi e tutta la sua vita interiore, ritrova fiducia in se stessa e voglia di vivere… ovvero, ricomincia a costruire graziose scatoline. Ma la felicità, si sa, è breve, e la tragedia arriva puntuale. E non si risparmia neppure la straziante lettera postuma.
C’è da riflettere sulla sorte sciagurata di questi personaggi: lui non fa in tempo a sfuggire ad un uragano che si ritrova sotto una frana, lei trova l’uomo perfetto che le promette una vita insieme giusto in tempo per vederlo passare a miglior vita la sera prima di tornare da lei.
A questo punto il copione infierisce per una lunga sezione “fazzoletti” e solo dopo, forse nella convinzione di aver evitato il rischio di un lezioso lieto fine, ritiene doveroso chiudere con immagini positive (i pony! Anche i pony…).
Diane Lane è una brava attrice, credibile e misurata, normale e chic quanto basta da costituire un jolly per moltissimi registi, eppure ha il perverso talento di scegliere sempre film orrendi. Niente da dire invece su Gere: non che si faccia apprezzare troppo spesso, ma qui è particolarmente bolso ed inutile. L’impressione è che fosse impegnato in una seccante raccolta fondi per la causa tibetana.

Raffaella Saso
Voto: 4.5




BellucciSaso
4.5 4.5

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