IL COSMO SUL COMO'

(Il cosmo sul comò )

di Marcello Cesena
TRAMA

Un Pin e un Puk per connettersi col Nirvana, assistendo a quattro parabole Zen che ritraggono l’animale-uomo in attitudini tutt’altro che spirituali.


RECENSIONI

L’unica cosa a salvarsi ne Il cosmo sul comò è l’ennesima capacità caricaturale e proteiforme di Aldo, Giovanni e Giacomo, sempre appassionati nell’adattarsi a una moltitudine di situazioni.
Anche l’idea di fondo aveva le sue potenzialità, nel desiderio, a suo modo dissacratorio, di ribaltare la catarsi Zen con una dose di comico pessimismo sulla natura umana, tutt’altro che predisposta a staccarsi dall’amata “materia” ¹.

Le quattro storie:

Florilegio famigliare alle prese con l’ennesima vacanza finesettimanale che, all’insurrezione generale, vede i capi branco salvarsi con un picnic nel Tempio dell’italiano medio(cre): San Siro. Le macchiette-concentrato di una società becera si identificano con pacchiani costumi e battute inaudibili. Sottointendere che il calcio è il sacro del mondo contemporaneo sa di piccola consolazione. Siamo a Milano Beach.
Morale di turno: la Domenica non ti lascio più sola per andare a vedere la partita.

L’autobus del peccato. Dallo stadio all’altra piattaforma di ritrovo collettivo: la Chiesa. Un prete rammaricato dai magri utili del fondo parrocchia, è alle prese con un fidato sagrestano che ruba dalla cassetta delle offerte per comprarsi una motocicletta. Ci pensa il tonto Aldo che, trovando per caso una valigetta piena di soldi, oltre ad aiutare i due “amici”, conquista, sempre grazie al denaro, la donzella della quale è innamorato. Sconclusionato e in caduta libera.
Morale di turno: con i cash tutto è più facile.

Uscire dalla cornice di un quadro sa di liberazione dal limite (corporeo?), peccato che lo scopo è invadere quello femminile (di limite). Diatriba tra dipinti annoiati che hanno bisogno di compagnia. In un fantasy simil-harripotteriano che urla vendetta per l’avvicendarsi di banalità, Falsi prigionieri appare incoerente con il restante complesso dell’opera: la verosimiglianza dell’uomo “moderno” negli altri tre episodi, lascia spazio ad uno spettacolo da cabaret televisivo.
Morale di turno
: me ne esco (con la tipa).

Il peso della vita quotidiana mette a rilento pure gli spermatozoi. Giacomo dopo pirotecnici tentativi di mettere incinta la propria moglie, tra misurazioni “uterine”e falsi profeti della medicina, paga una zingara per rubare un neonato. Per fortuna ne trova due in un cassonetto e può colmare il senso di colpa, restituendo quello illegale alla spazzatura.
Temperatura basale è la parentesi più convincente dell’insieme. L’idea ironico-razzista, di cattivo gusto, si salva in corner con un siamo peggio noi.
Morale di turno: lo stress rende impotenti di fronte alla realtà.

Dire che il Cosmo sul comò non fa ridere sembra sciocco, anche perché di categoria estetica non si tratta. In realtà risulta fondamentale per cercare le cause sull’insopportabile caduta del trio comico. La chiave è la scelta strutturale del film, nella sua deleteria suddivisione in microracconti che, tralasciando una cornice “mistica” troppo poco caustica per aprire speculazioni di carattere critico, non trova una propria identità. Mentre le precedenti esperienze dei Nostri poggiavano su un’unica narrazione senza trasfigurazioni in costume ², quest’opera tenta di costruire artificiosamente la coerenza tematica nella frammentazione. Una peculiarità che di per sé guarda alla televisione o alla performance teatrale. Morale complessiva: molto meglio al naturale.

¹ Non elencherò il numero di vizi elevati a virtu’, perché il tutto è mal ritratto e appena approfondito.

² Al, John and Jack è un caso a parte. La mia riflessione verte intorno ad una debole immedesimazione col personaggio. Sembra che ne Il cosmo sul comò manchi una credibilità al continuo trasformismo degli attori. Tutte le scelte avrebbero bisogno di trovare la propria definizione all’interno dell’evento unico e, man mano seriale, (affezionandosi così verso le maschere) del teatro/televisione.
Facendo i conti con il passato dei tre attori, appare evidente come il loro funzionamento cinematografico sia vissuto nel cinema del verosimile. Aldo Giovanni e Giacomo hanno sempre interpretato loro stessi, oltre che ai rispettivi tipi.
Marco Compiani
Voto: 3




Compiani
3

Back