LA NOTTE NON ASPETTA

(Street Kings )

di David Ayer
TRAMA

Tom Ludlow, accusato ingiustamente dell’omicidio di un suo collega, deve dimostrare la propria innocenza. Attraverso i meandri di un sistema marcio e corrotto, il poliziotto intraprenderà la ricerca di una verità che, in fin dei conti, è meno limpida di quel che sembra.


RECENSIONI
Una notte coincisa

 

“Siamo della polizia, facciamo quello che vogliamo.
Non conta quello che è successo ma quello che scriviamo.”
“E non conta la verità?”
“E a chi importa?!”

La pistola che dà il buongiorno a Tom Ladlow piu che bagnarsi di feticismo, si presta ad essere una protesi del suo agire automatico, manifestazione di una violenza connaturata al suo ruolo “politico” di sicario della legge. Si apre così il classico ritratto ellroyano dell’eroe spaccato in due: alla crosta tipica del badboy (rigido, spietato verbalmente e fisicamente), si distingue una mente dominata dal senso di colpa che di rigetto si affoga nel deterioramento alcolico (si veda la quantità di vodka mignon ingerita). Ayer centrato in modo caustico il proprio hero, gli tesse attorno un reticolo di legami esterni con il quale interagire, emblema di un ordine di potere che intrappola in una scarna dialettica di falso/vero. Con uno stile schietto e a dir poco programmatico l’autore circonda il proprio personaggio in una routine di confronti dialogici, la cui ricerca di senso scivola in un confine di etica indecisione. Dare luce alle verità sulla morte del ex-collega Washington, diviene infatti, l’origine di un bivio nel quale l’umano e la sua deformazione professionale lottano alla ricerca di un’identità, sia interiore sia esteriore. Lo scopo è il disvelamento del meccanismo di potere e, seguendolo come motivo di redenzione, Tom si presta a (ri)scoprire sé stesso. Il percorso però è destinato ad intraprendere la scia di due realtà complementari: il poliziotto desideroso di riscatto deve necessariamente condividere la propria natura di pedina eterodiretta. Tom cerca un libero arbitrio, ma può raggiungerlo solo attraverso le regole di sangue e compromessi della sua specie. Figlio illegittimo che ad ogni caso deve essere figlio per vedere oltre gli stemmi di un’istituzione invasa dal denaro (guardate cosa cela la bandiera americana). In esso vengono così rievocati i tratti del tipico personaggio di James Ellroy che, per la prima volta, troviamo cimentarsi in un soggetto originale per il cinema. La notte non aspetta è determinato nella sua schiettezza che, in certi casi, si riduce ad una rigida essenzialità. Riflesso di questa che possiamo constatare nel leit-motive formale posto alla sua base. E’ tutta una progressione per blocchi identici: totale della metropoli o di una sua parte, immersione dentro di essa on the road e confronto faccia a faccia. Soprattutto sul terzo punto il nostro sguardo è marchiato da un uso di ferrea fisicità del campo/controcampo; sempre e solo campo/controcampo. Questa è sicuramente una scelta ad hoc, che intensifica ulteriormente la flemma schietta e mai sovraddosata della scrittura filmica, ma in un certo senso assume la piaga di un incatenamento della dynamis narrativa. Preciso: scelta piu che logica, ma di una correttezza intrinseca debilitante, in particolare nel disegno del protagonista la cui presenza, è stampata quasi per intero nel confronto e non nella psicologia. Insomma, Ayer traccia un’opera acerba e fin troppo definita: chi si accontenta gode/a.

Marco Compiani
Voto: 6.5




CompianiDi NicolaRangoni MachiavelliSangiorgio
6.5 4.5 6.5 6

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