CHARLIE BARTLETT

(Charlie Bartlett )

di Jon Poll
TRAMA

Charlie Bartlett è uno studente ricco e nevrotico, costretto a iscriversi alla scuola pubblica dopo essere stato espulso dall’ennesimo istituto privato. Detestato dai suoi compagni, trova piano piano la popolarità.


RECENSIONI
Charlie Papa

Quando due generazioni si mettono a confronto e piangono l’una sulle spalle dell’altra, giustificandosi a vicenda, quando si affonda nell’autoassoluzione comoda, tornando buona per una trama che ha scorto un unico elemento di interesse (il protagonista che, assetato di approvazione, diventa, da zimbello della scuola, il guru di tutti e quindi una guida morale, a ogni livello) siamo nel terreno chiaramente demarcato del film detestabile, di una pellicola che ha un’intuizione ma non la cattiveria necessaria per affrontarla, svilupparla attraverso una chiara presa di posizione, intento com’è, l’autore (Jon Poll, montatore alla prima esperienza alla regia), a salvare subdolamente capra e cavoli, ragazzi ed adulti, che significa il pubblico tutto, che vuol dire il portafogli (Robert Downey Jr. che interpreta i suoi noti eccessi: ditegli addio, bromuro normalizzante a pacchi per lui, l’abbiamo perso).
Ecco che il film, dopo un inizio appena appena sbarazzino, con promesse di scorrettezza e umorismo nero, precipita nella melassa buonista e stranota del film di teenager complicati che si confrontano con genitori post-hippy (ma con un signor conto in banca) che hanno sbagliato tutto, in cui la lotta per ottenere consenso e popolarità passa attraverso il lettino dello psicoanalista; a questo punto si chiarisce ogni cosa: ognuno sa dove sono le colpe dell’altro (le due barricate si confrontano, Bartlett, il bizzarro saggio, come arbitro) e quando c’è coscienza è come se il punto dolente non esistesse, o dolesse un po’ meno, poiché tutto si può comodamente ridurre alla messinscena del problema, per discettarci un po’ su, farne letteratura, musica o teatro. E cinema, ça va sans dire. Insomma questo è il classico film in cui ci si lamenta per tranquillizzarsi, perché la condizione di malessere che si denuncia all’esterno è la palude che chi vive quel malessere conosce bene, nella quale sguazza beato e alla quale è fortemente affezionato. La domanda che mi pongo dunque è: mi interessa la palude in cui sguazza Charlie Bartlett? No, non mi interessa. Mi interessa la messinscena furbetta e piena zeppa di occhiolini strizzanti di quella palude? Ancora meno. E non starò a rispolverare il discorso sulla famiglia pro(zac)blematica come leit motiv del cinema indipendente americano perché l’ho già fatto in tempi non sospetti, discorso peraltro ribadito e digerito da tutti (e qui ridotto a puro automatismo), ché qui preme dire altro: che quando dalla tasca di Charlie Bartlett escono fuori le pillole alla nicotina sappiamo che neanche fumare si può più.
Che palle, Charlie, ma sparati, va.

Luca Pacilio
Voto: 4
  
(22/01/2008)




BarattiBellucciPacilioSangiorgio
5 5.5 4 4

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