PIANO 17


di Marco Manetti, Antonio Manetti
TRAMA

Uno strano colpo è tutto sulle spalle di Mancini che deve intrufolarsi nell'ufficio di un dirigente, all'ultimo piano di un palazzo direzionale, per distruggere dei documenti. Mentre sale al piano 17 travestito da uomo delle pulizie, si uniscono a lui nell'ascensore Violetta, bella e spregiudicata segretaria del dirigente, e un giovanotto timido e imbranato, segretamente innamorato di lei. I piani dei tre per la serata rischiano di saltare a causa di un blocco dell'ascensore e, peggio, loro stessi si apprestano a saltare letteralmente in aria: Mancini infatti ha con sé una bomba innescata che esploderà entro un'ora e mezza.


RECENSIONI

Il genere: una sensibilità. Non soltanto un repertorio fisso di situazioni e soluzioni, ma, più ampiamente, un modo di vedere e presentare le vicende, una maniera di “sentire” l’esistenza. Discorso valido per tutti i generi, a prescindere da titoli di nobiltà e disponibilità economica. I fratelli Manetti lo sanno perfettamente e, con fiero pauperismo, danno vita a un film di solida e pregevole fattura, destreggiandosi assai bene tra regole del noir (ambiguità dei caratteri, doppi giochi, amarezza serpeggiante) e potenzialità del mezzo cinema (lo spazio come fattore drammatico, la dead line temporale, la dinamicità dello sguardo). Ciò che colpisce di più, tuttavia, è la capacità di piegare le risorse del linguaggio filmico alle esigenze narrative, allontanando ogni sospetto di virtuosismo o malinteso senso dello stile: se le zoomate non scarseggiano, le angolazioni marcate largheggiano e la musica rimbomba per tutto il film con martellante insistenza, Piano 17 risulta quasi totalmente scevro da quell’ansia didascalica e da quella goffaggine estetica che, al contrario, ammorbano pellicole di ben altro impegno produttivo (Arrivederci amore, ciao e La terra vi dicono niente?). Un cast interamente in parte (Ghini compreso!), una sceneggiatura intelligente (c’è anche posto per considerazioni sulle esperienze semioniriche e per frecciate contro opportunismo e carrierismo) e poche, indovinate parentesi comiche (spassosissime le gag “ponderali” di Antonino Iuorio) rendono infine il film dei Manetti un noir godibile e, soprattutto, credibile. Più In linea con l’assassino che Ascensore per il patibolo.

Alessandro Baratti
Voto: 7




Baratti
7

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