PATER FAMILIAS


di Francesco Patierno
TRAMA

Matteo torna a Giugliano dopo un lungo periodo di lontananza per il funerale del padre e, girando per le strade, ricorda tutti gli avvenimenti che si era lasciato alle spalle.


RECENSIONI

Presentato nella sezione panorama, al cinquantatreesimo festival internazionale di Berlino, Pater Familias di Francesco Patierno, è un film che racconta le storie di giovani napoletani. La pellicola utilizzata è un super16mm che, unita alle riprese molto mosse in stile Dogma, dona al film un dinamismo ed un aspetto sporco che bene si adatta alle tematiche trattate. Il protagonista è Matteo, interpretato dal giovane Luigi Iacuzio. Un film decisamente realistico su di una realtà di sottocultura proletaria che spesso viene dimenticata ingiustamente. Tutti gli attori recitano in napoletano stretto ma i sottotitoli in italiano aiutano a seguire una serie di storie che siamo abituati a leggere in brevi trafiletti sulla cronaca nera. Le storie sono tutte vere e dobbiamo la possibilità di conoscerle all’autore del libro omonimo, Massimo Cacciapuoti il quale ha collaborato alla sceneggiatura. Al fine di rispettare il principio verista alla base di questa esperienza cinematografica, il regista ha deciso di “rubare” alcune scene come quella della rapina al supermercato che ha rivolto contro la troupe l’ostilità della folla esposta a questo singolare scherzo. Nessun tipo di controfigura per gli attori che si sono esposti a schiaffi, calci e sputi. Passato e presente vengono sottolineati dall’autore con l’utilizzo di una temperatura di colore più fredda per il presente e più calda per il passato. Non solo. Patierno sottolinea questa differenza affidando alla m.d.p. movimenti lineari e composti nelle riprese che riguardano il presente, mentre per il passato si affida a movimenti come già accennato, molto mossi. L’effetto è stato ottenuto montando una borsa per l’acqua calda piena di sabbia sulla testata del cavalletto. Che Patierno conosca il suo mestiere è ribadito continuamente dalle riprese di cuccioli abbandonati a sé stessi all’interno di scenari desolanti e dall’utilizzo continuo all’interno dell’inquadratura di strutture geometriche che ricordano le sbarre di una prigione. La lezione del migliore cinema è più che palese nella sua scelta di sintetizzare il messaggio, l’emozione, il senso del suo racconto in immagini di indubbia forza. Ottime le interpretazioni di tutto il cast. A Patierno va il merito di aver dato voce ad un popolo che soccombe alla violenza, all’ignoranza ed alle ingiustizie. Un film coraggioso ed indipendente che nonostante contenga alcune approssimazioni tecniche, resta nel cuore dello spettatore grazie ad un forte realismo.

Fabio Sajeva
Voto: 8



COMMENTI
Italiani (una riflessione)

La questione "cinema italiano" (è agonizzante? morto? vivo? in definitiva: esiste?) non mi interessa, soprattutto quando si è costretti a vedere un trailer tra i più pacchiani (PIAZZA DELLE CINQUE LUNE di Martinelli - risate in sala: che imbarazzo i registini italiani che vogliono fare le cose all'americana, anche le pulci hanno la tosse -: pare che sia un film sul caso Moro, "il thriller"). Quello che mi sento di sottolineare è che gli ultimi film nostrani che mi sono piaciuti (neanche pochi) sono tutti di autori del Sud: Garrone (L'IMBALSAMATORE è davvero un film italiano?), Winspeare, Corsicato (CHIMERA è una spanna sopra tutto quello che si produce dalle nostre parti), Martone, la Torre di ANGELA, Crialese (RESPIRO è un gioiello e un campione di incassi in Francia), il Capuano di LUNA ROSSA sono autori che sottolineano la vitalità di una produzione, quella meridionale, che attualmente è, senza esagerare, tra le migliori in Europa. La grossa distribuzione è talmente concentrata su certi prodotti anodini che sacrifica la parte migliore della nostra cinematografia, costringendo il pubblico talvolta a fare i salti mortali per acchiapparla (ho mancato Marra e Sorrentino, non per colpa mia, giuro). E' un cinema che trovo convincente perché non si perde in tirate universalistiche o pippe intellettualoidi, non azzarda filosofismi, non cede al drammone del dolorino d'accatto, aderisce alle piccole o grandi realtà (quelle che si conoscono, che si vivono, senza paure delle barriere culturali, sociologiche o linguistiche) e le ritrae con un occhio mai convenzionale, senza semplificazioni e furberie; un cinema che ha stile, non teme di connotarsi, non cerca di piacere ad ogni costo, non guarda al grosso pubblico e pensa a se stesso, facendo parlare la cinepresa con estrema libertà. Cinema imperfetto ma sanguigno e con una carta d'identità, che sa dire e mostrare, vitalissimo, con tanto orgoglio dentro e che, soprattutto, mette spudoratamente in gioco corpi e anime, quello che il resto del cinema italiano proprio non riesce a fare, limitandosi a giocare con le figurine. PATER FAMILIAS rientra in questo filone e come altri compagni di cordata è già fuori dalla maggior parte dei cinema dopo pochi giorni di programmazione. Una narrazione frammentata ma sempre coerente, con tutti i pezzi che alla fine combaciano a meraviglia, uno sguardo al dramma dei quartieri popolari napoletani, personaggi dietro sbarre, inferriate o grate, la delinquenza come una tara e un destino da scontare (cfr. LUNA ROSSA) ché le dannate colpe sono dei padri; basta usare un video per dare una patina onirica a una sequenza (in sottofondo la voce di Louise Rhodes dei Lamb) che fa da fil rouge, basta un briciolo di coraggio per bandire ogni pudore nel ritratto dello squallore, di una violenza pubblica e privata, di una spirale di vendette, di gioventù bruciate, grani di un rosario tragico. PATER FAMILIAS, pur negli eccessi (che a volte ne intaccano l'equilibrio e a volte rigirano coltelli con paurosa efficacia) ha tutto quello che fa un buon film: struttura, immagine, simbolo, contenuto. Se avesse anche una sala che lo proiettasse potremmo anche aggiungere che è da vedere.

Luca Pacilio
Voto: 7.5




BellucciPacilioSajevaTrinchero
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