OCEAN'S THIRTEEN

(Ocean's Thirteen )

di Steven Soderbergh
TRAMA

Danny Ocean raduna la banda per vendicare il torto (e l’attacco di cuore) subito dall’amico Reuben, raggirato dal potente proprietario di Casino Willy Bank.


RECENSIONI
Sempre cool

Soderbergh affida ad altri la sceneggiatura (Koppelman e Levien de IL GIOCATORE con Matt Damon, di cui allargano la parte), ma lo schema drammaturgico è identico: lo stile, per fortuna, si rifà più alla pulizia del primo capitolo, ma non rinuncia nemmeno alla destrutturazione fanta-cinefila del secondo (fra zoom arditi e scritte sovrimpresse), di cui perde la struttura caotica ma anche la vivacità di location e situazioni. Qui ci si rinchiude subito e solo nel colpo grosso, dalla sua progettazione, passando fra preparativi e imprevisti, fino al PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO: le uniche varianti sono la magnifica fotografia di Peter Andrews (alias Soderbergh) che gioca su colori molto accesi, l’assenza di tracce sentimentali e IL MERCANTE DI VENEZIA Pacino, lampadato e con parrucchino rosso, nuovo bastardo con ego da smontare, raggirare e prendere per il culo (vedere per credere cosa gli fa Reiner!). Ciò che conta sono il ritmo, che fila spedito dopo una partenza faticosa fra flashback e bombardamento di informazioni, la simpatia del cast all-stars, il divertimento che è assicurato da spassose gag (il calvario del V.U.P.; lo sciopero zapatiano dei lavoratori messicani; il feromone per Ellen Barkin; la beneficenza di Garcia), il mood cool e stra-cool (soundtrack compreso), il modo “cerebrale-divertito-esibito” di girare del regista, che non accetta mai una ripresa o un montaggio di stampo convenzionale. Vuoto ma epidermicamente irresistibile, fa l’elegia di ladri/gentiluomini analogici in un mondo digitale, che sconfiggono Hal 2001 con il cuore, l’ingegno, gingilli ed espedienti che, per fortuna (pena l’inverosimiglianza), sono spiegati poco e niente. Il senso d’amicizia virile (con sentimento: la gag di Pitt e Clooney che si commuovono per un reality show) nella fiction è lo stesso, palpabile, che s’è creato sul set e non rinnega un seguito, quando fa dire agli interpreti nel finale “Ci vediamo quando ci vediamo”.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6.5
  
(10/06/2007)




Rangoni MachiavelliZambenedetti
6.5 5.5

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