MONGOL

(Mongol )

di Sergej Bodrov
TRAMA

Vita, amore e miracoli del giovine Temugin, futuro Gengis Khan.


RECENSIONI

C’è qualcosa che differenzia Mongol dai suoi omologhi kolossal americani? Ovvero: Bodrov, semi-autorialmente prigioniero del Prigioniero del Caucaso, voleva girare qualcosa di genuinamente diverso (magari più ejzensteiniano o kurosawiano o chissà) da Kingdom of Heaven, Alexander e L’ultimo samurai? Forse la domanda è ingenua o forse, semplicemente, non è quella giusta ma è questa la prima considerazione sovvenutami a fine proiezione. Una certa omologazione registica è evidente: se si eccettua il complesso movimento di macchina che inaugura, in long take, il film, per il resto la pletora di dolly, louma, campi lunghi e lunghissimi non marca differenze nette con certo, citato cinema statunitense e le sequenze di battaglia (macchina a mano, otturatori veloci, montaggio subliminale) sembrano addirittura outtakes di un qualunque Gladiatore et similia. Casomai è l’aspetto più strettamente narrativo a indurre qualche grattacapo: sospeso a metà tra affresco storico e agiografia costellata, come da tradizione, di momenti magico/mi(s)tici, Mongol palesa un dipanarsi drammaturgico un po’ faticoso, fortemente ellittico, con la Storia relegata fuori campo, quasi fuori diegesi, e tutta l’attenzione sbilanciata sull’umanità del futuro Gengis Khan Temugin e, soprattutto, sul suo rapporto con l’amata Borte. La travagliatissima love story monopolizza, di fatto, l’intero film e non sempre si amalgama con l’afflato epico (quasi mai propriamente “storico”) che invece sembra sempre sul punto di esplodere ma è come continuamente interruptus. Il risultato è una pellicola fortemente disomogenea, a tratti faticosa (dunque poco “hollywoodiana”) che non manca di momenti riusciti e di squarci suggestivi, con Tradizione, Amore, Onore e Coraggio a farla da padroni ma con una sensazione di pura e semplice confusione che sembra permeare il tutto. Mongol dovrebbe (doveva?) comunque essere il primo capitolo di una trilogia (da giudicare forse nella sua interezza) sulle cui possibilità di prosecuzione e completamento però, a giudicare dal silenzio calato sul progetto, non mi sentirei di scommettere un eurocent.

Gianluca Pelleschi
Voto: 6
  
(18/05/2008)




BellucciDi NicolaPelleschiRangoni Machiavelli
6.5 6 6 7

Back