LEMONY SNICKET - UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

(Lemony Snicket's A series of unfortunate events )

di Brad Silberling
TRAMA


RECENSIONI
Dirty Harry Potter

Tratto dal romanzo Un infausto inizio di David Handler, primo tassello di Lemony Snicket (serie culto che in America ha affiancato Harry Potter di JK Rowling nella classifica delle vendite), Brad Silberling torna alla fiaba per grandi e piccini (CASPER) dopo la parentesi drammatica di MOONLIGHT MILE. Il film è volutamente impastato con ingredienti dal sapore gotico: dalla splendide musiche di Thomas Newman (quello della sigla di SIX UNDER FEET) fino alle oscure scenografie di Rich Heinricks (SLEEPY HOLLOW), passando per il consueto laboratorio di effetti speciali targato Industrial Light & Magic. Ma proprio questo suo puntare sulla “goticità” del progetto, abbandonandosi ad essa quasi a corpo morto, costituisce presto un limite per LEMONY: il narrato è spesso accattivante ma fine a sé stesso, più affannato nel ritagliarsi la propria etichetta che badare alla sostanza (ogni dimora è puntualmente crepuscolare, ogni stravaganza punta sul grottesco). Tutto sommato una catena di trovate (legate soprattutto alle strane qualità degli orfani) azzecca l’accento scanzonato che si vorrebbe dominante, salvo poi operare una repentina inversione per abbandonarsi ad infausti ammiccamenti popolari (le parentesi smielate di amore fraterno, che si rivelano micidiali in almeno due passaggi); se il tono sospeso da fiaba nera è comunque mantenuto per l’intera durata con discreta gratificazione per l’occhio, viene purtroppo infestato al suo interno da improvvisi capitomboli di stile. Su tutti: l’uso strumentale di cui Jim Carrey è vittima e carnefice. Chiamato ad incarnare il ruolo di supercattivo (e relativi travestimenti...) l’attore, ormai consacrato ai massimi livelli del cinema contemporaneo (Weir, Gondry), opera un frustante ritorno alle origini modulato su smorfie sguaiate ed impudica plastica facciale; dai tempi di ACE VENTURA il Carrey (s)b(r)uffone mi pare abbia esaurito le frecce al suo arco e tale esibizione, non trovando spiegazione logica, è da leggersi esclusivamente come una mossa commerciale volta a rivitalizzare un villain altrimenti inesistente. Meryl Streep è tutta un’altra storia: di nuovo superiore al copione che accetta, tratteggia una zia Josephine paranoico-compulsiva rischiarata dal consueto carisma scenico. I tre pargoli si disimpegnano con disinvoltura, imbrigliati talvolta in soluzioni già viste (l’alfabeto dei mugugni è cosa vecchia sin dal bastardissimo SOUTH PARK) ma in realtà unica impalcatura narrativa possibile. Una spassosa curiosità: la piccola Sunny Baudelaire è interpretata da due attrici diverse, le sorelle gemelle Kara e Shelby Hoffman che si danno il cambio nel corso della pellicola.
Mentre la successione di sfortunati eventi porterà lo spettatore ad una gradevole seconda lettura supernatural della pellicola, lo sbadatissimo finale spalanca le porte al prossimo episodio; possibile che ogni storia, di questi tempi, debba essere sfigurata dal to be continued? In ogni caso con questo film si assesta un sonoro pestone nel sedere di Harry Potter, con cui Silberling si è dilettato a giocare d’antitesi, più divertito che divertente, più ammiccante che problematico. Più studiatamente grotesque che realmente riuscito.
Il momento migliore di LEMONY – non c’è partita - sono gli straordinari titoli di coda (una lunga, irriverente, leziosa, suadente folgorazione), spesso rovinati dalla sfortuna di vivere in un Paese incivile; le luci in sala si accendono prima della fine effettiva del film, solleticando nello spettatore quell’istigazione alla violenza di cui tanto si ciancia a sproposito.

Emanuele Di Nicola
Voto: 5.5




BilliDi NicolaRangoni MachiavelliTroni
7 5.5 6.5 7.5

Back