THE BEACH

(The Beach )

di Danny Boyle
TRAMA

Spinti da un irrefrenabile spirito per l'avventura, tre giovani decidono di raggiungere una misteriosa isola da sogno. Giunti in questo luogo paradisiaco, però, si accorgeranno di non essere soli, nel bene e nel male…


RECENSIONI
L'artificio della vita vissuta come finzione

I "ragazzi terribili" di TRAINSPOTTING continuano a farsi portavoce del nichilismo e dell'alienazione delle nuove generazioni: il romanzo di Alex Garland, da cui la pellicola è tratta, decreta in modo definitivo la fine dell'utopia degli anni della contestazione giovanile, idealisticamente attratta da un paradiso terreno, di stampo "orientale", riconciliato con la Natura e opposto alla disumanizzante civiltà occidentale. A questo mondo non c'è luogo o tipo di società che possa eludere la corruzione dell'animo umano, paradossalmente tanto più distruttiva quanto più portata ad edulcorare la realtà. Gli anni dominati dai mass media e dal virtuale, in questo senso, sono i più pericolosi. DiCaprio (coraggiosamente sgradevole ed antipatico) è il prototipo dell'uomo nuovo che sogna la perfezione (intesa come controllo sulla propria vita, con in mano un joystick) ma non può fare a meno, una volta trovatala, di contaminarla con la menzogna, l'arroganza, l'egoismo. Non che la "comune" sessantottina in cui si ritrova sia meno ipocrita di lui: pronta a tutto per difendere il proprio paradiso naturale e incapace di rinunciare a quei comfort (vedi la lista della spesa) che la tanto odiata società del progresso offre. Boyle adotta un passo lisergico ammaliante, sospeso fra l'avventura esotica e l'indagine socio-antropologica, fra la soggettiva falsa della realtà sognata e la necessaria presa di distanza dal mostrato in funzione critica. Non è però chiaro se le sue citazioni (APOCALYPSE NOW, IL SIGNORE DELLE MOSCHE, IL CACCIATORE, RAMBO) siano un vezzo, un sintomo di scarsa creatività o la cosciente messinscena di un immaginario collettivo stereotipato. Di certo si sfiora il kitsch (DiCaprio che diventa un personaggio da playstation). C'è troppa ambiguità fra la critica alla vita vissuta come finzione e l'assunzione di stilemi artificiosi per rappresentarla (ad esempio, tutti i ritocchi digitali). Dove inizia lo sguardo del regista e dove finisce quello dei personaggi? Forse Boyle & Co. appartengono troppo a questa generazione per additarla pretendendo di starne fuori (con tanto di commento predicatorio finale).

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6.5



Paradisi di massa

Danny Boyle, oramai in pianta stabile oltre oceano, si presenta con quest'opera che sicuramente non è rivoluzionaria, non è il manifesto di una generazione, ma non è neanche il film scontato che molti pensano. L'avere a disposizione dei mezzi produttivi così elevati a dato i suoi frutti, e il risultato e un'opera sufficiente sotto ogni punto di vista, che però pecca di superficialità in parecchi punti. Le tematiche care al romanticismo, quali la fuga dalla propria realtà, il gusto dell'esotico e dello sconosciuto, sono la colonna portante del film, ma in qualche modo non emergono con la dovuta forza. La fuga di Richard (Di Caprio) dalla sua vita, il suo voler superare  le normali concezioni di divertimento, di vacanza, questa voglia d'andare oltre, lo porteranno ad una crisi interiore fortissima. Una volta su quest'isola, reale, concreta, non rimarrà altro per lui che rifugiarsi in un mondo di fantasia, che immagina come un enorme videogame. Scherzerà con la sua vita e con la morte degli altri, finche non si renderà conto che quello che sta facendo è tremendamente vero. L'abitudine a vivere in un mondo in cui tutto è mediato, ci fa perdere le distanze tra la realtà e l'irrealtà, e a fatica si è consapevoli delle proprie azioni. Gli stessi abitanti di quest'isola, così fieri della loro diversità, non sono altro che turisti di una stazione balneare (così sono definiti nel film); schiavi delle loro cose materiali, e completamente incapaci d'affrontare situazioni d'emergenza. Il rispetto del loro segreto, la voglia di rimanere sconosciuti al mondo li spinge a compiere delle vere e proprie barbarie. Il loro ideale li ha resi ciechi alle grida di sofferenza dei loro compagni, e niente conta, se non preservare quello che si ha. Quest'isola è lo spaccato della nostra società, in cui ognuno si tiene stretto quello che ha guadagnato, e cambia strada se incrocia qualcuno che soffre: l'uomo è uomo ovunque anche in un luogo che assomiglia al paradiso. Danny Boyle, è un regista di talento, che però si manifesta tale a sprazzi, e il tutto oscilla tra una cruda storia, ed una favoletta per teen-ager, che non aspettano altro che vedere il "bel" Di Caprio. Peccato, perché le potenzialità c'erano.

Matteo Catoni
Voto: 6




BellucciBilliCatoniRangoni Machiavelli
5 3 6 6.5

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