BATTAGLIA NEL CIELO

(Batalla en el Cielo )

di Carlos Reygadas
TRAMA


RECENSIONI
Arty War

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.
Apocalisse di Giovanni
, 12, 7-9

Un Messico spettrale, pigra e livida cornice di cerimonie militari e inspiegabili schegge di violenza domestica, è al centro del film di Carlos Reygadas (JAPÓN), presentato con un discreto successo di scandalo (si apre e si conclude con una trasfigurata fellatio) a Cannes 2005. La macchina da presa registra, all’apparenza impassibile, profondamente implacabile, schegge di quotidiana disperazione: il delitto avviene fuori campo (e a film non ancora iniziato) e rimane avvolto nel più impenetrabile mistero, il castigo è la vita stessa, il distratto vagare fra il disprezzo e l’indifferenza degli estranei, la necessità di distruggere le poche tracce di bellezza incontrate lungo la via di un’assurda espiazione. Echi biblici e beckettiani punteggiano immagini di disarmante essenzialità (l’angelica apparizione di Ana, la panoramica che fa da contrappunto all’amplesso, la scena dell’accoltellamento, tremenda fusione di grottesca incertezza e gelido furore) che disgraziatamente rimangono isolate, perse in una zuppa audiovisiva che eccede in ripetizioni, silenzi ad libitum, citazioni a buon mercato (Vermeer), metafore lapalissiane (gli occhiali rotti), mentre gli attori – tutti rigorosamente non professionisti – assicurano una decisa presenza scenica, ma non quella minima varietà di accenti che aiuterebbe chi guarda a non cadere in letargo. Un buon cortometraggio, sbrodolato a (dis)misura festivaliera.

Stefano Selleri
Voto: 5



Il cielo cade

Un Paese pigro, inetto, obeso ripiega mestamente la sua bandiera, si masturba davanti ad una squadra di calcio, si trascina in pellegrinaggio. Il film di Carlos Reygadas è un concerto di degrado a più voci, distrattamente afferrate nel vagare circolare di un’anima dannata. Il campo di questa battaglia celeste è un ginepraio di simboli squisitamente terreni, all’insegna di un realismo magico all’incontrario, dove l’apparizione è decadente (l’impagabile galleria iniziale di malati, zoppi, freaks), la religione è sofferenza (il coito alternato alle ferite del Cristo), il sesso è ghiaccio meccanismo. Abolendo l’inutile fatto, azzerando la trama con pervicacia, BATTAGLIA NEL CIELO è cinema che respira, registrando il fiato affanoso dei suoi personaggi, come un animale in gabbia che non troverà liberazione. Spalmato su dialoghi volutamente banali il plot si tuffa nei suoi attori straordinari – Anapola Mushkadiz è una ninfa della lussuria, Marcos Hernandez ci lascia senza una parola – e non risparmia nulla: tenace negli squarci dolorosi di vita quotidiana (il protagonista che si sfila il preservativo), menefreghista nell’esposizione del corpo umano senza fronzoli – Reygadas ricorda le statistiche sull’obesità in Messico, da qui l’amplesso di Marcos con la moglie -, addirittura sottilmente politico (i ricchi pisciano sul lavoro della servitù), crudele infine nel suggerire l’eventualità di un amore. Sul filo tra Buñuel (la ricca prostituta da BELLA DI GIORNO, il grave incombere della campana è puro TRISTANA) e la morte al lavoro, tra camera fissa e panoramica – stupenda quella che circumnaviga Marcos e Ana nell’atto sessuale -, l’opera è un pugno nell’occhio appena scalfito da qualche macchiolina (la sequenza di Marcos in campagna allunga il minestrone ma non rinforza il sapore) ma che resta, senza possibilità di replica, il boato più crudo degli ultimi anni. E non certo per la scandalosa scena finale a ripresa dell’incipit, devastante per coraggio e scioltezza rappresentativa, dove – come ha già spiegato Tsai Ming Liang – con un pene in bocca si può perfino parlare d’amore. Ma stavolta è solo per finta.

Emanuele Di Nicola
Voto: 7




BellucciCaporroDi NicolaRanalliSelleri
5 4.5 7 5.5 5

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