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Quentin Tarantino

Autore: a cura di Costanzo Artemite e Gemma Lanzo
Anno: 2010
Casa editrice: Gemma Lanzo Editore
Prezzo:
Formato: cm 21x29,7
Pagine: 96
Collana: Moviement
ISBN:

Quinto numero della rivista edita da Gemma Lanzo Editore, dopo i numeri monografici dedicati a David Lynch, Terrence Malick (numero che Alessandro Baratti ha recensito in questo spazio), Kira Muratova e l'horror made in Italy. Edito nel maggio 2010, il volume presenta l'usuale (per la collana) raccolta di saggi e interviste dall'estensione rara per le riviste di settore, con l'intento di un reale approfondimento: critici, studiosi e addetti ai lavori di differente formazione individuano macro e micro-tematiche, contestualizzando la poetica del regista o scandagliando in profondità aspetti precisi del suo cinema. Ne risulta, in questo caso, uno strumento per comprendere l'opera e i singoli film di Tarantino al di fuori dell'ombrello del termine post-moderno e oltre la nutritissima letteratura critica dedicata al regista di Knoxville.

Una breve introduzione, a cura dei direttori editoriali (che annunciano l'argomento della prossima pubblicazione: Jan Svankmajer), apre il volume, che si sviluppa in differenti comparti Insight, Film Analysis, Conversazioni, Quotes, Filmografia e Consigli in movimento.

INSIGHT

In Un'altra pallottola in testa, Adrian Martin, professore e direttore del Dipartimento di Film and Televisione Studies alla Monash University in Australia, propone una breve ma stratificata analisi dell'evoluzione della rappresentazione della violenza all'interno della storia del cinema, prediligendo periodi, autori e film influenti sull'opera di Tarantino: dai noir americani degli anni '40 a Seijun Suzuki, da Kurosawa a Godard, da Fassbinder a Boorman, da Penn a Scorsese, sino a titoli contemporanei e possibili filiazioni. Il saggio di Martin giunge a mettere in dubbio la fossilizzata idea critica rispetto questo snodo centrale del cinema di Tarantino, dimostrando come rappresentazioni pop, cool e meramente referenziali dell'atto violento lascino spazio sovente a rappresentazioni di crudo realismo e attimi di scioccante verità.

Il piacere giubilatorio della reinvenzione in Le Iene e Pulp fiction, del nostro Alessandro Baratti, sfida l'assunto secondo cui Tarantino (in nome della post-modenità) si limiterebbe a destrutturare il cinema di genere: Baratti evidenzia persistenze e legami con il canone del noir, cogliendo in Jean-Pierre Melville il padre dell'atteggiamento di Tarantino verso il cinema classico e sottolineando le influenze, tematiche e drammaturgiche, del maestro francese, nume dichiarato, sul cineasta statunitense. Il saggio circostanzia i primi due film dell'autore all'interno del genere da cui prendono le mosse, individuando con estrema precisione riferimenti a opere e autori e mettendo in luce ricorrenze strutturali e filosofiche rapportabili al noir. Un riferimento al Godard nero chiude il cerchio, riportando al parzialmente confutato assunto iniziale (l'ansia destrutturante delle regole del genere) con sguardo rinnovato e nuova consapevolezza.

David Del Valle, giornalista, critico e fondatore dell'archivio fotografico The Del Valle Archive, affronta Jackie Brown, terzo lungometraggio di Tarantino, volutamente minore, ma considerato dalla critica la sua opera più matura, il suo film più umanista. L'intervento di Del Valle, intitolato Come Tarantino ha tolto il "tanfo di prigione" dai capelli di Pam Grier, si dedica soprattutto all'analisi dei corpi attoriali e alla relazione tra l'immagine cristallizzata guadagnata dagli attori nel corso delle rispettive carriere e il ruolo recitato da questi in Jackie Brown, concentrandosi ovviamente su Pam Grier, regina della blaxploitation resuscitata dal fan Tarantino.

In Cornici appariscenti. Viaggio fra scenografie e costumi nel cinema di Quentin Tarantino, Luigi Castellitto ripercorre la carriera dell'autore, compresa dell'incompiuto My best friend's birthday e degli episodi realizzati per E.R. e C.S.I., analizzando l'apparato scenografico, mappando luoghi ricorrenti e relativa simbologia, elencando abiti e feticci, con notazioni circa omaggi e influenze.

Vlad Dima, ricercatore specializzato nel rapporto che intercorre tra l'uso del sonoro e la modernità, in Indicatori sonori in Kill Bill esplora il rapporto tra immagine e suono nel dittico dedicato a Beatrix Kiddo/ Uma Thurman: citando Chion, Deleuze e Godard, Dima schiude, a partire dall'analisi di un aspetto ingiustamente sottovalutato, chiavi interpretative sorprendenti, concludendo con l'analisi di una sequenza sotto questo punto di vista illuminante.

Gianni Rondolino, istituzione della critica nostrana e professore di Storia e critica del cinema, approfondisce L'ultimo Tarantino: Bastardi senza gloria. Rondolino individua gli elementi fondanti la poetica dell'autore, condensandoli intorno ai termini violenza e cinema. La sua riflessione - pregna di spunti e in grado di cogliere il testo all'interno del contesto, sviluppando analisi anche a partire dalla ricezione critica del film - mira a rispondere ad alcune domande che il film pone circa la distanza tra realtà storica e finzione filmica, accennando a suggestive conseguenti possibilità di interpretazione.

FILM ANALYSIS

Stuntman Mike, simulazione e sadismo in A prova di  morte  di Aaron Anderson, già apparso in Quentin Tarantino and philosophy, affronta il più profondamente teorico film di Tarantino secondo un'ottica di esplicita matrice filosofica, giungendo a conclusioni che rendono giustizia allo spessore speculativo spesso sottostimato delle opere del regista. A partire dagli scritti di Baudrillard, punto di riferimento costante, Anderson conferma A prova di morte e i suoi body double come il momento più esplicito di un'estetica del simulacro, simulazione di altre simulazione (a questo si devono i precisi rimandi a Punto zero e Pazza Mary, Zozzo Gary e l'individuazione degli scarti significativi da queste matrici), puro movimento ("l'unico vero e profondo piacere di oggi è quello di mantenersi in movimento" dice Baudrillard, Tarantino radicalizza), compenetrazione sadomasochistica di corpo e tecnologia. Il densissimo saggio riflette altresì sulla posizione dello spettatore di fronte a questo film, enunciando ciò a cui il pubblico è invitato a provare dalla visione.

A seguire le tre interviste di Conversazioni: Una conversazione con Quentin Tarantino a cura di Gerald Peary, Quando sai di essere in buone mani di Gavin Smith e Quentin Tarantino: Conferenza stampa per Jackie Brown a cura di Peter Keough (già pubblicate in Quentin Tarantino: Interviews), in cui Tarantino parla di differenti periodi della sua carriera, rapporto con collaboratori, influenze, modus operandi, rapporto con la letteratura e confini del proprio immaginario.

Chiudono il volume Quotes, calderone di affermazioni pronunciate da o su Tarantino, un'accurata Filmografia (comprendente le apparizioni come attore e le produzioni) e Consigli in movimento, elenco di pubblicazioni dedicate all'autore, siti internet e DVD.

Sfogliando le pagine di questo volume - formato quaderno, in bianco e nero, dalla grafica essenziale e corredato dalle fotografie del The Del Valle Archive - è quello che si respira ad entusiasmare: nessuna ansia reverenziale verso l'oggetto, volontà di comprendere il cinema in ogni sua dimensione, azzardo di approcci inusuali per il sistema italiano e, soprattutto, apporti che si confrontano continuamente con il panorama critico, citando fonti e approfondendo strade aperte da altri, pagando debiti con onestà, in una chiave di confronto sereno e costruttivo sorprendente. L'eterogeneità della formazione e delle esperienze dei collaboratori non fa che confermare l'attitudine della rivista. Consigliata.

Giulio   Sangiorgio