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Q&A: Alden Volney

Tre video particolarissimi accompagnano l’uscita del secondo album dei Villagers {Awayland}, tre video-performance che puntano in molte direzioni, che lavorano moltissimo sulle immagini e che, nella loro diversità, colpiscono, ciascuno a suo modo. Tre video che portano la stessa firma, quella di Alden Volney. Gli ho rivolto qualche domanda.

English Version

In The Waves il mix tra real action e animazione è veramente notevole: è raro trovare un video che riesca a interpretare visivamente una canzone in modo così potente. Cosa ti ha ispirato e come hai lavorato sulle immagini?

Onestamente non ricordo di essere stato “ispirato” da niente in particolare se non dalla canzone, ho semplicemente cercato di tradurre le immagini che mi ronzavano in testa dopo aver ascoltato il brano un paio di volte; questa canzone in particolare è fantastica perché ti fa balenare in mente tante immagini bizzarre.
La prima cosa che mi sono ripromesso è stata di non rappresentare le “onde del mare”: sarebbe stato troppo ovvio, a mio avviso. Quindi ho cominciato a giocherellare col concetto di “oscillatore a onde" e ho importato il filmato del playback di Conor (O'Brien, il frontman dei Villagers) in un software video che simula gli impulsi ad onde (in forma sinusoidale, quadrata, traingolare etc...) programmandolo in modo che reagisse al ritmo della canzone. Pensavo fosse importante che quella che era la prima canzone della band con marcati elementi elettronici, il primo singolo di {Awayland}, una vera sorpresa per i fan dal punto di vista musicale, sorprendesse anche dal punto di vista visivo, che si sottolineasse il fatto che la band stava creando qualcosa di veramente nuovo... E in effetti i fan sono rimasti sorpresi!

L’accoglienza è stata molto strana il giorno del caricamento su YouTube, c’era questo commento che non non dimenticherò mai, qualcuno ha scritto: “Ragazzi, se il video è trascurabile, la musica è piuttosto buona”. Ho pensato: “Oh mio dio, lo detestano proprio”. Era il mio primo video per una major band, i Villagers hanno un grande seguito online, così puoi immaginare quanto tutta questa storia mi toccasse. Dopo un po’ però qualcuno ha persino detto che quello era uno dei migliori video che avesse mai visto! Il che ovviamente è dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, di come l’iperbole sia la figura di discussione preferita dai commentatori della rete... Anche se è una cosa bella da leggere per un regista!

Anche l’ultimo video, The Bell, presenta lo stesso mix, ma mentre in The Waves l’animazione prevale sulla real action, qui è il contrario. Eppure, ancora una volta, riesci a tradurre in immagini i suoni e le parole della canzone e a lasciare un’impronta artistica molto riconoscibile. Come hai proceduto stavolta?

Per The Bell avevo minore controllo artisticamente parlando. Conor aveva già questo video in cui loro suonano la canzone in uno studio in Irlanda, pre-diretto e pre-montato da Sebastien Escalante. Era veramente ben girato e sembrava fantastico, ma ovviamente, oggigiorno, hai bisogno di portare le cose a un altro livello quando fai uscire un video per il tuo prossimo singolo. Così Conor mi ha mandato una mail e in pratica mi ha detto: "Hey Alden, ti piacerebbe fare di questo video una cosa alla Roger Rabbit?". Ho accettato perché pensavo che sarebbe stato interessante realizzare qualcosa che non avevo mai fatto prima (ovvero: integrare inserti di animazione in un filmato live che non avevo realizzato io) e sognavo di farlo da quando ero bambino: sono cresciuto con cose come Roger Rabbit e Elliott, il drago invisibile e l'idea che fossi io quello che faceva sì che questa specie di “magia” accadesse sullo schermo era attraente.

Alla fine è stato un video molto travagliato e difficile da fare, un sacco di problemi e errori, era la prima volta che usavo una penna e un graphic tablet così ho dovuto imparare a domarli. Nella maggior parte dei miei video di animazione ci sono stati pochissimi scarti perché quasi tutto quello che disegnavo finiva nel montaggio finale. Per questo, invece, vi era una dozzina di elementi che alla fine non funzionavano, dopo averli integrati al live action: ore di lavoro andate in fumo. Mi ha provocato incubi! Anche la pressante [Alden usa "ulcer-inducing" NdR] scadenza di questo lavoro ha richiesto che dovessi concludere il tutto in quattro-cinque settimane. La parte difficile era seguire il movimento del filmato originale, le riprese erano molto mobili, quindi c’erano un sacco di allineamenti visivi da fare fotogramma per fotogramma affinché le animazioni si adattassero all’instabilità del filmato e si integrassero alla perfezione.
Sono ancora indeciso su cosa pensare di questo video dal momento che è così recente: generalmente ho bisogno di cinque o sei mesi senza assolutamente guardarlo, prima che possa tornare su un video e decidere se esserne fiero o meno... Ma riconosco che l’accoglienza è stata positiva. L’impronta artistica di cui parli non è qualcosa che controllo, suppongo di avere uno stile e di non potergli sfuggire, persino se lo volessi.

Nothing Arrived {a day in the life of Terrence Bliss} ha un taglio cinematografico ed è una via di mezzo tra video performance e video narrativo. Anche in questo caso però l’immagine e il colore sono molto trattati. Come hai concepito questo video?

L'ho concepito fondamentalmente come un film muto, una storia breve che si può guardare persino senza ascoltare la canzone. La mia principale ispirazione per questo video è stato un cortometraggio del regista svedese Roy Andersson intitolato Härlig är Jorden - guardalo, è fantastico -; mi piaceva l’idea di raccontare una storia usando solo elaborati e pittorici piani fissi, con quasi nessun movimento di macchina; era anche un modo per puntare sul sicuro per il mio primo lavoro in live action: non volevo, come un sacco di registi alle prime armi, tornare a casa con il filmato e rendermi conto, durante il montaggio, che avrei dovuto girare più materiale.
In origine era un video su varie persone che s’imbattono in eventi che cambiano loro la vita, era veramente dark e deprimente - c’era persino una scena di suicidio, ripensandoci: non era molto adatto - e tra queste persone ce n'era una il cui evento-chiave era la vincita alla lotteria. Conor mi disse che quella particolare idea lo aveva colpito, così ho riscritto l’intero video focalizzadolo su quest’uomo e la sua triste vita.

Devo aggiungere che ho avuto la fortuna in questo progetto di avere Adam Cole, l’uomo che interpreta Terrence Bliss, magnifico attore e uno dei principali motivi per i quali questo video funziona così bene... Ricordo che guardavo i provini ed ero abbastanza preoccupato di non trovare l’uomo giusto anche perché non sentivo alcuna empatia per i primi attori che si sono presentati e l’empatia è fondamentale; poi questo tipo è apparso sullo schermo e immediatamente mi ha rapito con i suoi occhi teneri da Buster Keaton. Ho saputo subito che il mio vincitore della lotteria era lui.
Delle gradazioni e del trattamento dei colori mi sono occupato io stesso: ho approfittato del fatto che fossero tutti piani fissi, il che mi ha permesso di “dipingere“ alcune specifiche parti dei fotogrammi, in modo da creare uno speciale, “nascosto” e sovrapposto colore dinamico all’interno di ciascuno dei frame.

Una domanda che faccio a tutti. Cos'è per te il budget? Un limite? Una sfida?

Beh dipende: per video come The Bell o The Waves che si basano molto su un lavoro di animazione (che vuol dire che io sono seduto al computer nel mio soggiorno per centinaia di ore) il budget è fondamentalmente la paga che ottengo alla fine del lavoro; a quel punto più che dei soldi del budget mi importa di realizzare un bel video per una canzone che mi coinvolge, anche perché la questione dei soldi non interferisce mai con il processo artistico perché non può comprarmi nuove competenze sull’animazione, se capisci cosa intendo.
Per Nothing to arrive sono stato tanto fortunato da avere un budget adeguato, tendenzialmente ho ottenuto tutto quello che ho chiesto. Insomma, per ora non ho avuto problemi di budget, su questo torneremo quando avrò fatto qualche altro video in live action!

Tu sei anche un musicista ed hai un disco in uscita. Realizzerai dei video per le tue canzoni?

Ci puoi contare! Il fatto è che stavo quasi mollando la musica, col passare degli anni avevo una sensazione crescente che a nessuno importasse della musica che stavo facendo e nel frattempo il mio lavoro di videomaker otteneva un sacco di riconoscimenti, così a un certo punto mi sono detto: "Bene sembra che tutto il mondo voglia che io faccia il videomaker”. Non puoi proprio fare musica in eterno se non c’è nessuno che la ascolti. Così, per un po’, ho perso molto del mio interesse a fare musica o far video dalle mie canzoni. Poi il mio album è finalmente uscito e molte persone senbravano scoprirlo e ha ottenuto anche della buona stampa. Il desiderio promuoverlo si è riacceso e questo comporta anche realizzare dei video. Farò uscire un video per la mia canzone Agence France Presse.

Per saperne di più su Alden Volney:

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Luca   Pacilio
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