V|M_11/12
Fleur & Manu, Bieber & Chu, Jul & Mat, Young Replicant, Us, Altobelli, Epstein, Park...

I've been feeding the rhythm

I 25 anni di Sledgehammer e le novità del mese

Fleur & Manu

Fleur & Manu (video per M83, Sébastien Tellier, Tricky etc) girano in pianosequenza per Connan Mockasin e il suo Faking Jazz Together. In un bosco (le riprese sono state fatte a Fointanebleau) si consuma un rituale: persone diversissime sono disposte intorno a un cerchio e una dopo l’altra cominciano a levitare. Atmosfera carica di mistero, non sappiamo a quale logica risponda la cerimonia e cosa abbia condotto quelle persone a darsi appuntamento in quel luogo. Lo stesso operatore è diegetico, accompagnando la ragazza la cui corsa nel bosco apre il video: gli sguardi che gli si rivolgono ce lo dicono, fino alla conferma finale, quando anch’egli comincia a volteggiare nell’aria. La miracolosa postproduzione (durata tre mesi...) sull’unica sequenza, la perfetta commistione tra musica e immagini, la narrazione coinvolgente e sospesa confermano la marcia in più della scena videomusicale francese.
Voto: 8.5

Jul & Mat

Resto in tema con un altro duo francese, Jul&Mat. La loro proposta punta sempre sull’impatto visivo ottenuto con immagini fresche e un uso assai delicato e mai chiassoso della post-produzione. Per i Two Doors Cinema mettono su un bel videoperformance che gioca su location, colori e composizione aggiungendo, a movimentare, la coreografia: Sun è un video specchio della loro filosofia che, con semplicità e gusto, ottiene il suo obiettivo, dimostrazione evidente che per fare dei lavori originali non occorrono grandi budget.
Videoregisti italiani che li fate tutti uguali, mi rivolgevo a voi: basta gente che cammina - sulla spiaggia (De Gregori), sulle rotaie dei treni (Antonacci), in mezzo alla città (Dente) -, basta deambulare: fermatevi a riflettere.
Voto: 7

Alice Moitié & Virgile Texier

Duo francese anche in terza battuta: che la lezione neosurrealista dei Canada stia facendo scuola lo sappiamo da tempo, sta a chi se ne fa portavoce alimentare positivamente la tendenza piuttosto che farsene piatto emulo. Fabrice dei Logo, diretto da Alice Moitié e Virgile Texier, rientra decisamente nel primo caso. Narrazione (molto) sottotraccia, serie di immagini ad effetto piene di idee stravaganti e/o provocatorie. L’inventiva, pur nella chiarezza dei riferimenti, non manca, tra inquietanti onirismi, sprazzi psicanalitici, accostamenti bizzarri senza spazio alcuno per vuoti astrattismi. La composizione del mosaico segue il ritmo del brano e conduce a un esito poderoso.
Voto: 7

Justin Bieber & Jon Chu

L’hype del video era menzognero perché qualificatosi come tale a ragion veduta: un furto del laptop di Justin Bieber con conseguente sfogo della popstar sul web a cui è seguita l’epifania di un account twitter anonimo che dichiarava di essere in possesso del materiale sottratto (foto e video). La conclusione è che l’ultimatum per la riconsegna del maltolto corrisponde alla data dell’uscita del video e la sua diffusione allo svelamento della finzione (di qui la didascalia iniziale che qualifica il video come diffuso illegalmente da un blogger anonimo).
Beauty and a Beat, diretto da Bieber (vabbè) e Jon Chu, è costruito infatti come una sorta di autoripresa dell’artista che si diverte con gli amici a un party in piscina (ma potrebbe anche essere un flashmob), preceduto e seguito da un veloce mix di immagini varie a costruire un mockumentary sulla vita dorata di una star adolescenziale. Il risultato è insomma un video-performance falsamente autodiretto, piuttosto interessante per il modo in cui cerca di camuffare gli stacchi (espedienti vari, soprattutto le riprese subacquee servono allo scopo), dando l’impressione di un piano sequenza, e per come, nella sua parvenza di lavoro improvvisato e di basso profilo, si rivela un congegno coreografico studiatissimo (l’apparizione della sempre prodigiosa Minaj) e, nei fatti, efficace. Funziona dall’inizio alla fine, insomma.
Voto: 7.5

Young Replicant

Passo falso per Young Replicant, che pareva in inarrestabile ascesa. Rinunciando per la prima volta a una narrazione complessa e affidando i ruoli ai membri della band, il regista appoggia il lavoro sul suggestivo contesto ambientale e sullo slow motion sperando che possano bastare. Così non è: il misterioso appuntamento subacqueo dei tre protagonisti sa di cosa frettolosa e un po’ svogliata: qualche bel guizzo visivo, ma Chained degli XX patisce la palese carenza di progettualità. Da un’idea di Romy Madley Croft (la “lei” del duo musicale).
Voto: 5

US

In formissima invece i sempre apprezzabili Us. Love is all I got  di Feed Me & Crystal Fighter spezza la serie concetto-visuale del duo che stavolta si affida a un'ottima narrazione, condotta con mirabile intelligenza: la preparazione di un costume di supereroe da parte del protagonista, accompagnata da una serie di sequenze di tenore ambiguo (l’allenamento, l’inquadratura del giovane in tuta con lo sfondo della città, l’incrocio con una ragazza al negozio) porta lo spettatore a immaginare tutto tranne quella che è la conclusione più logica, che arriva, quindi, paradossalmente inaspettata. E’ una riflessione molto acuta sui paradigmi su cui si fonda il nostro immaginario - e sui passaggi quasi obbligati ai quali è oramai soggetto - che viene condotta con delicatezza attraverso un racconto apparentemente privo di teoremi.
Voto: 8

Chris Marrs Piliero/ 1

Narrazione che smentisce le premesse anche quella di Chris Marrs Piliero per The Wanted. In I found you la band fa un blitz in una casa dove è tenuta prigioniera una ragazza. Ma l’obiettivo non è la sua liberazione (il flashback che vediamo all’inizio acquista senso a posteriori). Il tono è talmente scazzone e autoironico (riferimento dichiarato: Ocean 11), con i membri della band che si ammantano di ridicola coolness, che è impossibile non riderne. Tentativo riuscito del regista - sempre alle prese con materiale trendy - di virare i toni di una produzione video per l’ennesima boy band, non cadendo nel tranello della prestazione standard, e di sovvertirne la logica.
Voto: 7

Chris Marrs Piliero/ 2

Ancora Piliero per The Black keys feat. RZA per un esercizio tarantiniano (il video è legato a un film di RZA prodotto da Tarantino con Russell Crowe e Lucy Liu di cui all’inizio si vede un frammento alla tele) giocato sull’enfatizzazione ridicola del modello (e ce ne va): la lotta al ristorante cinese per aggiudicarsi il biscotto della fortuna portato col conto conduce all’esasperazione i paradossi tipici della situazione, tra pesci in faccia e braccia mozzate. Alla fine sarà il padrone del ristorante a ristabilire l’ordine e a cacciare fuori i tre contendenti (i due Black Keys e RZA, ovviamente). Sarà lui ad aprire il famigerato biscotto e a leggere il contenuto del bigliettino. Sarà lui The Baddest Man Alive.
Voto: 7

Kazuaki Seki


Temi reiterati per un video performance (ma nasconde una narrazione) che spiega con precisione cosa possono fare montaggio e ritmo giusto. Spending all my time delle Perfume diretto da Kazuaki Seki valga come esempio per tutti coloro che intendono usare pochi elementi e dilatarli a dismisura nel lavoro: si può fare, ma bisogna sempre sapere come.
Voto: 7.5

David Altobelli

Un David Altobelli al solito di grandissimo impatto quello di Cold Front per Hammock: il regista ritorna alla videomusica - dopo la tetralogia-capolavoro per la Adidas - con un lavoro tutto giocato sui tempi dilatati della narrazione (in perfetta simbiosi con la traccia musicale) e sull’atmosfera. Si racconta, con immagini di sospesa estaticità, l’assenza dolorosa, il conseguente disagio, la vitalità ritrovata. Fotografia di Larkin Seiple.
Voto: 7.5
Segnalo anche il corto diretto da Altobelli con Jeff Desom: Tears, perla orrorifica sulle note degli Health, dalla colonna sonora di Max Payne 3.

Eric Epstein

Placebo in gran forma con B3 e video in linea con il loro ritorno felicemente 90s: alla regia Eric Epstein, rivelazione dell’anno scorso con il lodato Yes I Know  per i Memory Tapes. Il lungo viaggio attraverso la notte di due giovani: l’uomo è in casa e vive un’esperienza di tormentato sdoppiamento, lei è fuori nel parco inseguita da fantasmi a sua immagine e somiglianza. Con pochi effetti, ottenuti con specchi e sovrapposizioni, Epstein costruisce un’atmosfera angosciante, dà sostanza malata agli incubi dei protagonisti e segue fedelmente, con immagini in tono, le lancinanti note del brano. Come rendere grovigli interiori dolorosi senza effettacci e caricature, ma con lucida espressività.
Voto: 8

Yoonha Park

Le immagini di Yoonha Park si sposano ancora alle note di Washed Out dopo il diario di viaggio di Amor Fati e, come in quel caso, il sodalizio è felice; i momenti di quotidianità di una coppia, in un'ambientazione lacustre nel finale di stagione, adombrano altri significati: lui è Ernest Greene (aka Washed Out) e lei sua moglie Blair: la casa in Georgia dove il video è girato è quella in cui è nato il disco.  A Dedication diventa una sorta di riflessione lirica in cui il making of si sfarina nel sogno. Ancora una delicata, trasparente ricognizione della realtà attraverso la sua ricostruzione poetica.
Voto: 8
Del regista va segnalato anche il promo a The Year of the Rabbit, la coreografia del NYC Ballet con musiche di Sufjan Stevens.

Altre amenità

- Per chi ancora dubitasse dell’incredibile talento dei DANIELS, si guardi il loro ultimo exploit Pockets [foto]. Non è un video musicale, è una piccola creazione che ci dice quanto il duo sia molto prossimo a un salto nel mondo del cinema. Scommettiamo?

- Bel bianco e nero per Night Light di Jessie Ware: Chris Sweeney punta su immagini stilose su fondo bianco, dettagli anatomici ad alto tasso di patinatura, coreografia ad effetto, morbido ralenti. Già visto, ma l’eleganza non si discute.

- Un innocuo video-performance con alternanza di sfondi dominati dal partner. Beneath your beautiful di Labirinth feat. Emeli Sande non lo segnalerei se alla regia non ci fosse Sophie Muller, regista di altissimo profilo che sa riscattarsi con la superba composizione visiva del video per Alicia Keys: Girl on fire satura le tinte, si crogiola nelle sue citazioni, è deriva patinatissima quanto ironica che stuccherà molti e che molti conquisterà.

- Hurts Like Heaven dei Coldplay conferma il gruppo come mai banale sul fronte video, sempre attentissimo a non cadere nella routine e a non rendere ordinaria la faccenda. Bravi loro e bella l’animazione di Mark Osborne.

- Paradise dei Wild Nothing, coerentemente con il mood anni 80 del gruppo, presenta una Michelle Williams tra le nuvole alle prese con la lettura di Wild Child di Iris Murdoch e con un inequivocabile walkman. Una roba vecchio stile che spiazza e incanta.

- Torna Vitalic e affida il video a Saman Keshavarz: Stamina [foto] ironizza sula moda delle diete esasperate con un ritmo convulso, fatto di un montaggio rutilante, che spezzetta la temporalità e porta la trama poliziesca alla sua clamorosa rivelazione finale. Oltre.

- La semplicità genera delizie. Origami, foto,  specchi ed ecco Working dei Warm Myth, in una creazione video di Jesse Yules.

- Sharon Van Etten in Magic Chords vede la gente morta. Affascinante il racconto che lo spettatore può inventarsi.

- Lady Gaga fa una brutta fine nel folle video di Die Antwoord Fatty Boom Boom diretto da Ninja, Terence Neale and Saki Fokken Berg. Per gli amanti del genere. A chi piace molto, a chi per niente. Non passerà inosservato.

- L’amore è una cosa fantascientifica: Beth/Rest di Bon Iver diretto da Dan Huiting e dallo stesso Justin Vernon. Ben fatto, ma pallosetto mica poco.

- Salis Hermaphroditic è il nuovo video degli Of Montreal di Kevin Barnes (che dirige con la moglie Nina). La confusione sessuale si è spenta. Ma solo quella. Da provare.

- Sempre più fitta l’agenda 2012 di Anthony Mandler. Alle uscite estive (il cupo thriller As long as you love me dove Justin Bieber viene picchiato dal padre della sua ragazza, il boss interpretato da Michael Madsen, e il mah-mah video dei Muse di Madness) si sono aggiunti la solita imperdibile Lana Del Rey (Ride) e i Fun performatici  di Carry On. Entrambi si rivolgono per la seconda volta quest’anno al suo tratto inconfondibile. Molti cuori.

- Damiano Daresta punta allla suggestione visiva con Obey to Black di Brian Bugan: fotografie vengono convertite in illustrazioni e successivamente postprodotte. Il risultato è un collage fascinoso in sostanziale equilibrio con le ritmiche ipnagogiche del brano.


VIDEOCLASSICI

Sledgehammer - Peter Gabriel (1986)
regia di Stephen R. Johnson


I venticinque anni di So, l’epocale album di Peter Gabriel, corrispondono anche al venticinquennale di Sledgehammer, uno dei video più importanti della Storia, diretto da Stephen R. Johnson (regista di alcune pietre miliari; per tutti: Road to nowhere dei Talking Heads, codiretto da David Byrne - il finale è un prodromo del video gabrieliano - e Big Time, per lo stesso Gabriel), animato da Aardman Animation (Wallace & Gromit) e dai fratelli Quay. Fu premiato con nove MTV awards (record imbattuto) e in seguito proclamato dall’emittente il video più programmato di sempre.
Per festeggiarlo Peter Gabriel ha lanciato questa iniziativa.
La copertina della nostra rubrica gli si deve per motivi anche personali perché, diciamolo, è da quel video (le cui continue revisioni erano demandate alla sola programmazione televisiva, in un’epoca in cui You Tube non esisteva) che per il sottoscritto tutto è videomusicalmente cominciato.

Luca   Pacilio
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