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VIDEO DELL'ANNO 2016/ 1

Prima parte: per categorie

Qualche anno fa si annunciava la morte prossima del videoclip. Mai profezia fu più sballata: la rete ha cambiato le carte in tavola e ha reso la videomusica un fenomeno con caratteristiche nuove, un mezzo diverso dal passato e sì, vivo più che mai.
Qui c’è un tentativo di sintesi di dodici mesi di visioni. È un punto di vista, lo dico sempre, perché i video sono aumentati a dismisura e tenere dietro a tutto è diventato davvero impossibile. Quanto è avvenuto nell’annata lo evincete dalle righe di commento ai clip che partono dallo specifico, ma spesso estendono il discorso al dato tendenziale.
Lo speciale si divide in due parti. Nella prima i video divisi per categorie, nella seconda la top venti e relativi allegati. Il senso è quello di raccogliere in un solo posto un compendio comunque credibile di quanto avvenuto nel settore in questo 2016, per molti addetti ai lavori l'annata videomusicale più importante dell'era post MTV.
Buone visioni.


VIDEO PERFORMANCE

Cranes in the Sky (Solange)
diretto da Alan Ferguson & Solange Knowles

Sfilata di consapevolezza femminile con una mirabile sventagliata di stili, in set statici en plein air e indoor di elegantissima concezione (l’art direction è di Carlota Guerrero). Il video fa il paio col precedente (stessa accoppiata - Solange & consorte - in regia) Don’t Touch My Hair. Un manifesto arty del black female empowerment che ha nella sorella Beyoncé, oggi, la prima portabandiera.

Perfect Illusion (Lady Gaga)
diretto da Andrea Gelardin, Ruth Hogben

Rifondazione Gaga, dunque icona ripulita, orpelli al chiodo, travestimenti sulla gruccia, baracconate al bando: smessi i panni della Lady ecco Joanne.
L’esibizione pura, nel deserto: anche le scenografie a prendere polvere. Andrea Gelardin e Ruth Hogben - nate e cresciute allo SHOWStudio di Nick Knight, oggi con un loro marchio: Lobster Eye - puntano sull’energia e vincono.
La cosa continua qui, tra sequel e autoriflessione in forma di making of.

Wrong Victory (MS MR)
diretto da Mafalda Millies

Strato dopo strato arrivare alla nuda performance.

Eagle Eye (Ava Raiin)
diretto da Rafatoon

Con narrazione sottotraccia e stilismi à la page in salsa panteista new new age.

Misery (Gwen Stefani)
diretto da Sophie Muller

Sophie Muller continua a celebrare Gwen Stefani: la felicità di uno dei connubi commerciali di questi anni.

Reformer (Darkstar, Empress of)
diretto da David Helman

Campo-controcampo: tramonto-alba. Semplicissimo, ma l’equilibrio immagini/suoni è di rara intensità.

Cruel (Snakehips feat. Zayn)
diretto da Alex Southam

Scatole cinesi ad immergersi e riemergere e, nel tripudio cromatico, la consueta cura formale di Southam.

M.I.L.F.$ (Fergie)
diretto da Colin Tilley

Tilley è il migliore nel sovraccaricare consapevolmente l’icona, nel farne la grottesca, straripante reinvenzione (per tutti: Anaconda). Tanto intenso e magistrale nel video autoriale (basti Alright), tanto barocco e inverecondo in quello mainstream (quest'anno anche la villa dei piaceri per Britney).

Lionhearted (Billie Marten)
diretto da Allie Avital

Cantare il cambiamento: la casa è l’anima in ristrutturazione.

Love Me Now (John Legend)
diretto da Nabil

Videoreportage: l’amore nel mondo declinato in tanti modi, mentre Legend canta quello di casa sua.


VIDEO NARRATIVO

Gengis Khan (Miike Snow)
diretto da Ninian Doff

Omaggio al Bond-movie dell’era Connery che inverte le logiche narrative e di genere (inteso anche come sesso) della saga. Il villain di turno, frustrato dalla sua vita familiare, va a convivere con lo 007 che stava per uccidere. La spy story si traveste da musical camp.
Vince nelle categorie pop video e fotografia agli UK Music Video Awards (Ninian Doff è regista dell’anno).

Embrace (Helios)
diretto da Sean Pecknold

Lei, astronauta, parte con la sua navicella, lui resta a terra: il distacco. Restituire (metaforicamente?) il senso di una situazione, esplorando il dentro e il fuori.

Cry Baby (Melanie Martinez)
diretto da Melanie Martinez

Video disturbatissimo, crea un disagio che la confezione confetto accentua esponenzialmente.

Everything You've Come To Expect + Aviation (The Last Shadow Puppets)
diretti da Saam Farahmand / Black Sheep Studios

La prima parte, che inizia dalla fine della storia narrata nella seconda, ne costituisce anche la premessa danzata.

High School Never Ends (Mykki Blanco feat. Woodkid)
diretto da Matt Lambert

Storie di intolleranza convertite in tragedia, con la realtà che incrocia livelli di memoria e di fantasia simbolica.

Frankie Sinatra (The Avalanches)
diretto da Fleur Fortuné x Fleur & Manu

Grande messinscena, ma concezione in pilota automatico con la sostanza psichedelica che dà le visioni e il relativo doppio grado rappresentativo allucinazione vs realtà. Anche l’omaggio di turno (la saga di Mad Max) sa di opportuno automatismo.

Nobody Speaks (DJ Shadow ft. Run The Jewels)
diretto da Sam Pilling

Si rappa alle Nazioni Unite, e a differenza di Two Tribes dei Frank Goes to Hollywood (diretto da Godley & Creme, 1984), in cui Reagan e Chernenko se le davano di santa ragione finisce a farsi male davvero. Uno dei video più divertenti di questo 2016.

Only (Ry X)
diretto da Dugan O’Neal & Ry X

Calligrafia videomusicale al suo massimo, un insieme di fascinosissimi frammenti: sentimentali, amorosi, sensuali, sul filo di una narrazione appena percettibile. Lo stile come traguardo.

Electrify (Oliver ft. Scott Mellis)
diretto da Alan Masferrer

E a proposito di divertimento, la mitragliata di irriverenti metafore pop di Masferrer per Oliver serve il brano alla perfezione. Sarabanda post-postmoderna in cui il design e il citazionismo cinematografico creano un terreno di evocazioni tanto accurato nella ricostruzione quanto leggero e brillante negli esiti.

Prima Donna (Vince Staples)
diretto da Nabil

Il set del video è alla fine (apparizione di Nabil nel ruolo del regista) e Vince Staples esce in strada per entrare nella storia del video che stiamo guardando: un viaggio onirico e surreale che si conclude tragicamente.

My Only Friend (Nimmo)
diretto da Ian Pons Jewell

Prequel di Bad Blood di NAO, che ci si creda o no.

Sleep in the Heat (PUP)
diretto da Jeremy Schaulin-Rioux

La musica e l’amore per il proprio amico più fedele, il cane: un racconto di formazione, che parte da presupposti veri, ma animali diversi. Con prequel lampo, decodifica e finale strappalacrime. Con Finn Wolfhard (Stranger Things).


VIDEO CONCETTUALE

Up&Up (Coldplay)
diretto da da Vania Heymann & Gal Muggia

I Coldplay sanno sempre a chi rivolgersi per incrementare un percorso videografico di serie A e coniugare, come i maghi del mercato che sono, qualità ed esigenze commerciali. Così ottengono da Vania Heymann un’ecumenica e astuta declinazione mainstream delle sue tipiche invenzioni. E fanno centro ancora una volta.

Bike Engine (Stylo G x Jacob Plant)
diretto da Keith Schofield

Meta-video dell’anno. Non solo un clip che riflette sul linguaggio, ma anche Schofield che riflette, con la solita ironia e intelligenza, su Schofield videomaker e su tutto un modo di intendere la videomusica nell’era di YouTube (lui che ne è stato uno dei cantori indiscussi). Molti, moltissimi cuori.

Diamonds (Keith Ape)
diretto da BRTHR

BRTHR al 1000%: maniera&virtuosismo. Sì, siete bravi, abbiamo capito.
L’insistenza sulle scarpe non è una cifra autoriale, ma una cifra sborsata dallo sponsor Converse.

Destruction (Joywave)
diretto da Philip Andelman

Idea un po’ artificiosa, ma i risicati titoli di coda (che ripropongono la canzone) sono geniali.

Deep Down Low (Valentino Khan)
diretto da Ian Pons Jewell

Potente, malata trascrizione per immagini del brano musicale (che è l’incubo che si sta vivendo).

The Right Song (Tiësto, Oliver Heldens, ft. Natalie La Rose)
diretto da Shynola

L’addetta alle pulizie di un ufficio sogna momenti glamour con quello che ha a disposizione: detersivi, swiffer, carta igienica. Fantasia malinconica: un altro giorno è andato. Coreografico, ma la danza serve il concetto.

It’s Okay I Promise (Harrison ft. Clairmont The Second)
diretto da Scott Cudmore

Strano, inventivo mix di narrazione, concetto e performance, tra svelamento di set, sviluppo metafilmico e sguardi/prospettive che si ribaltano. Altro esempio di metaclip Cudmore lo sfodera per Snake Head per Dilly Dally.

Draw a Line (Her Magic Hand)
diretto da Christopher Arcella

Semplice ed efficace, come un cambio di prospettiva; stiloso come un commercial.

UnYoung (Nimmo)
diretto da Michael Holyk

Strana, fascinosa mistura di concettualità, narrazione, coreografia e astrattismi. Di forte presa visiva questi microritratti onirici di ansiosa, gioiosa, sballata gioventù londinese.

Love Again - Run The Jewels (feat. Gang Boo)
diretto da Ninian Doff

Green Porno.

Drugs (Private Island)
diretto da Pham

Virtuosismo in motion control che ingloba realtà e desiderio, lasciando che convivano all’interno del pianosequenza. L’alba di una nuova età. Tenero, folgorante.

Good Grief (Bastille)
diretto da NYSU

Tante tracce narrative che man mano vanno a confondersi l’una con l’altra, mischiandosi e rompendo ogni logica: A Big Mess By NYSU. In una chiave poetica, e con una struttura molto più elaborata, lo aveva già fatto So Me in Memory. Qui è tutto verniciato a tinte gagliardamente pop.

Infected (Tiësto & Jauz)
diretto da CANADA

Divertente, inventivo, contagioso, a ritmo spericolato: le trasformazioni pelose hanno il sapore demenziale di certe soluzioni dei Daniels, ma è un piacere vedere i CANADA così leggeri e infoiati dopo gli ultimi esercizi di stile inattaccabili quanto glaciali.

Kiss Me All Night (Junior Boys)
diretto da Sophia Peer

Il bacio come esperienza che conduce fuori di sé e dentro di sé, oltre il tempo. Peer spiazza con un lavoro surreale, alle radici dell’Io e dei suoi reali desideri.

Loner (Mikky Blanco)
diretto da Anthony&Alex

Mashup violento di paccottiglia youtubish e glamour citazionista: alto e basso che si scontrano nell’ibrida poltiglia della rete in cui Mikki Blanco sguazza. Benedice Pornhub, amen.

Black Man in a White World (Michael Kiwanuka)
diretto da Hiro Murai

L’uomo nero il mondo bianco lo guarda dall’alto. Quasi una reprise di Alright, il video diretto da Colin Tilley per Kendrick Lamar. Hiro Murai si conferma punta di diamante della videomusica degli anni Dieci, mentre sfonda anche come regista di Atlanta, la serie TV interpretata da Donald Glover/ Childish Gambino, sodalizio-di-una-vita.

Got It Bad (Leisure)
diretto da Joel Kefali

Qualcosa sta accadendo, lo comprendiamo dallo stupore che porta i personaggi a interrompere quello che stanno facendo per fissare un punto imprecisato. Riguarda tutto il mondo, è senza precedenti. Ognuno proietti quello che crede: paura o speranza. Joel Kefali (il regista di Royals) torna con un concetto seducente.


VIDEO CON COREOGRAFIA

Wide Open (The Chemical Brothers feat. Beck)
diretto da Dom & Nic

River (Leon Bridges)
diretto da Miles Jay

The Greatest (Sia feat. Kendrick Lamar)
diretto da Daniel Askill, Sia

Lite Spots (KAYTRANADA)
diretto da Martin C. Pariseau

Take It There (Massive Attack, Tricky & 3D)
diretto da Hiro Murai

Get Out (Frightened Rabbit)
diretto da Greg Davenport

Ophelia (The Lumineers)
diretto da Isaac Ravishankara

My Toy (Breakbot)
diretto da AB/CD/CD

Love Is A Lonely Dancer (Antony & Cleopatra)
diretto da Alan Masferrer

Because I’m Me (The Avalanches)
diretto da Greg Brunkalla

I Know (Blood Orange)
diretto da Devonte Hynes, Tracy Antonopoulos

No. 28 (Methyl Ethel)
diretto da Olivier Groulx


VIDEO ANIMAZIONE

Burn the Witch (Radiohead)
diretto da Chris Hopewell

The Magician (Andy Shauf)
diretto da Winston Hacking

Florian Saucer Attack (Black Mountain)
diretto da Chad Van Gaalen

Every Step Every Way (Majid Jordan)
diretto da COMMON GOOD

Brace For Impact (Live A Little) (Sturgill Simpson)
diretto da Matt Mahurin

Ma'agalim (Jane Bordeaux)
diretto da Uri Lotan

Bamboo (Hinds)
diretto da Laurina Paperina

C-h-e-m-i-c-a-l (The Chemical Brothers)
diretto da Adam Smith, Marcus Lyall

In the Meantime (KING)
diretto da David Devaux

I Was King (One Ok Rock)
diretto da Ruth Barrett

Veiled Grey (Christian Löffler)
diretto da The Offstream


I VIDEO CASI

Lazarus (David Bowie)
diretto da Johan Renk

Lazarus (come Blackstar, la definitiva chiusura dell’epopea dell’astronauta Major Tom, di cui viene recuperato il teschio), con la morte di Bowie, s’illumina di presagio, diventa un teatrale congedo (l’abito a strisce: uguale a quello indossato dal musicista nel servizio fotografico del 1975 in cui disegnava l’Albero della Vita; il finale in cui Bowie affida il suo corpo all’armadio-sarcofago, chiudendone l’anta), lascia annichiliti per la lucidità del disegno che sottenderebbe (consegnare al pubblico l’atto finale di una vita concepita come opera d’arte). In realtà, è notizia di questi giorni, Renk ha affermato che Bowie ha appreso del carattere terminale del suo male proprio mentre si stava girando Lazarus, video «che non riguarda la malattia di Bowie». Inoltre l'idea della messinscena (così come del bendaggio, che si trova anche nel precedente Blackstar) era partita dal regista, non dall'artista.
Come l’ultimo disco (che per il sottoscritto resta un oggetto non maneggiabile e non ascoltabile) mi è difficile scriverne, almeno quanto mi è difficile riguardarlo.
Resterà.
E, per molti versi, è il video dell’anno.

Formation (Beyoncé)
diretto da Melina Matsoukas

Escursione di Beyoncé nella New Orleans post Katrina, è diventato il caso videomusicale dell’anno: la regista Melina Matsoukas non si fa scrupolo di utilizzare pezzi di That B.E.A.T, documentario diretto da Abteen Bagheri - avendone ottenuto legalmente i diritti dal Sundance Channel -, ma senza accreditare autore e produttore (Chris Black). Black lancia un tweet («Perché Melina usa parti del nostro documentario? Il suo budget non era abbastanza alto da permetterle di trascorrere una settimana a New Orleans e girarlo davvero in mezzo alla gente?»), e scatena il dibattito (dure reazioni di Vincent Haycock, AG Rojas - «Il lavoro di altre persone non dovrebbe MAI essere considerato stock footage da integrare al proprio» - e Romain Gavras – un tweet sprezzante che riapre una vecchia querelle con la regista -). Matsoukas, non nuova a dispute con colleghi, ringrazia, a quel punto, gli autori, ma la sua reazione è tardiva e inadeguata. Se dei videomaker impiegano mesi per entrare nello spirito dei luoghi prescelti, comprenderlo e coglierne la verità, quell’impegno va rispettato in primo luogo da chi, facendo lo stesso lavoro, decida di utilizzare il risultato di quegli sforzi. Non si parla di violazione di leggi (il materiale è stato usato lecitamente: i diritti sul materiale non appartenevano ai registi), ma di etica professionale. Una brutta faccenda che, se non altro, ha portato all’attenzione del pubblico, una questione all’ordine del giorno nel mondo del videomaking.
Video dell’anno agli MTV Awards.

Famous (Kanye West)
diretto da Aziz Ansari & Eric Wareheim

Scherzo tutto italiano dei mattacchioni Ansari e Wareheim, coerente col loro stile. Nasce casualmente, ma piace a West che, sempre un passo avanti a tutti, lo fa suo, rendendolo l’Unofficial Official video del brano.

Dripping (Blonde Redhead)
diretto da Eric Wareheim

Wareheim manda una lettera d’amore alla sua band del cuore (i Blonde Redhead) confezionando un video per un brano di un paio di anni fa (tratto dall’ultimo album della band). Ed è il consueto, sornione gioco di provocazione divertita (il facesitting) che omaggia il disegnatore giapponese Namio Harukawa, maestro nella rappresentazione della suddetta pratica sessuale.

CIRKLON3 [ Колхозная mix ] (Aphex Twin)
diretto da Ryan Wyer

Quando era uscito l’ultimo video di Richard D. James, 17 anni fa, il regista di questo CIRKLON3 doveva ancora nascere. Spiazza e disturba tutti Aphex che, dal gotha del videomaking di ogni tempo (il sodalizio con Chris Cunningham) fa tabula rasa, non tenta nemmeno un approccio che possa compararsi all’irraggiungibile passato e ritorna con questo florilegio di immagini dirette e montate da un tredicenne, alter ego mascherato. Documentario, coreografia & performance, tra solarizzazioni, accelerazioni, slow motion e riprese alla cazzo: disagio a gogò, il video inteso come puro evento senza alcuna tentazione estetica, ma tutto sommato coerente con le strategie promozionali che hanno sempre accompagnato le sue sortite musicali. Perché Aphex ha sempre proposto la sua immagine come una maschera, un sacco vuoto che veniva riempito di volta in volta: il ragazzino-regista (un fan che aveva realizzato alcuni video fatti in casa su pezzi del suo idolo) viene promosso e ne dirige il primo ufficiale da lustri, trasformandosi nell'ennesimo veicolo di quel travestimento, la sua nuova personificazione. E infatti è lì che pubblicizza il disco, come se fosse il suo. Ed è il suo, perché lui, per questo disco, è Aphex Twin.

Wolves (Kanye West feat. Vic Mensa, Sia)
diretto da Steven Klein

West ancora una volta fuori dagli schemi, a inventare tendenze, a cavalcare possibilità: primo videoclip che è anche una campagna di Balmain, diretta da Steven Klein che parte del tema della canzone per allestire un defilé dark con figure in bilico tra la vita e la morte, sotto la luce della luna piena. Capolavoro horror chic.

City Lights (The White Stripes)
diretto da Michel Gondry

Regalino di Gondry ai “suoi” White Stripes. Il Pensiero che conta.

Fire (Justice)
diretto da Pascal Teixeira

Ride 'Em On Down (The Rolling Stones)
diretto da François Roussellet

Escono, curiosamente, a distanza di un giorno. In entrambi al centro della narrazione un’automobile. E una diva a guidarla (Susan Sarandon, splendida settantenne che sembra autocitarsi - Thelma & Louise - e Kristen Stewart di ammiccante strafottenza). Poco altro: in entrambi, nonostante la confezione impeccabile, tutto sembra delegarsi alla presenza dell’attrice arruolata, come in un commercial costoso di cui non ricordiamo il prodotto pubblicizzato.


CICLI E LUNGHI FORMATI

Del visual album di Beyoncé hanno detto tutti: è il più premiato dell’anno, ha un nobile costrutto teorico e visivo e non teme i riferimenti alti, anzi li palesa senza pudore (non si è nominato invano Malick o Lynch…). Soprattutto riesce ad amalgamare l’opera di una schiera di assi (Kahlil Joseph, Melina Matsoukas, Todd Tourso, Dikayl Rimmasch, Jonas Åkerlund, Mark Romanek, Warsan Shire), in nome della scelta dell’artista di porsi intimamente al centro della rappresentazione. È un atto di coraggio e di intelligenza che Beyoncé compie credibilmente, forte anche di un carisma senza pari. Rimane un lavoro cerebrale, in cui la convivenza tra il dettato doloroso e l’apparato celebrativo appare frutto di un calcolato atto di forza.

Lemonade (Beyoncé)
diretto da AA.VV.

Odissey (Florence + The Machine)
diretto da Vincent Haycock

The AC!D Reign Chronicles (Grimes)
diretto da Grimes

Money Man / Put That On My Set (A$AP Mob)
diretto da Dexter Navy, A$AP Rocky

Please Forgive Me (Drake)
diretto da Anthony Mandler

M A N I A (The Weekend)
diretto da Grant Singer

Hardwired...To Self-Destruct (Metallica)
diretto da AA.VV.

Black America Again (Common feat. Stevie Wonder)
diretto da Bradford Young


COMMERCIAL

Solo alcuni dei commercial diretti, nella maggior parte dei casi, da videomaker solitamente alle prese con il clip musicale. Sono tutti imperdibili. Il primo è un capolavoro assoluto.

Unlimited You (Nike)
diretto da DANIELS

Don’t You Forget About Me (Temptations)
diretto da Ninian Doff

The Piccards (Hennessy)
diretto da Daniel Wolfe

Creation (Royal Danish Theatre)
diretto da Casper Balslev

Rule Yourself - Michael Phelps (Under Armour)
diretto da Martin De Thurah

Rule Yourself - USA Women’s Gymnastics (Under Armour)
diretto da Martin De Thurah

The King (Playstation)
diretto da Martin De Thurah

Da Da Ding (Nike)
diretto da François Rousselet

Teardrop (Audi)
diretto da AG Rojas

The Snail (Samsung)
diretto da AG Rojas

Respect the Classic (Reebok feat. Kendrick Lamar)
diretto da Nabil

Micro bag (Valentino Garavani)
diretto da Virgilio Villoresi

Holyday Fireworks (Bulgari)
diretto da Virgilio Villoresi

Poison Girl (Dior)
diretto da So Me

I Frank Ocean in #mycalvins (Calvin Klein)
diretto da Tyrone Lebon

Kenzo World (Kenzo)
diretto da Spike Jonze

Forever Fun (Chupa Chups)
diretto da CANADA

Come Together (H&M)
diretto da Wes Anderson

Perfect Isn’t Pretty (Gillette)
diretto da Karim Huu Do


Luca   Pacilio
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