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THE TRU(E)MAN SHOW

Vita-spettacolo e opere dal vero di Truman Capote

Sono un alcolizzato. Sono un tossicomane.
Sono un omosessuale.
Sono un genio.

TC

Mostro Rovinato

In qualche parte del mondo esiste una filosofa straordinaria che si chiama Florie Rotondo. L’altro giorno mi sono imbattuto in una delle sue riflessioni, stampata da una rivista consacrata agli scritti degli scolaretti. Diceva: “Se potessi fare quel che voglio, andrei nel centro della Terra a cercare uranio, rubini e oro. Cercherei anche i Mostri non rovinati. Poi mi trasferirei in campagna. Florie Rotondo, 8 anni”. Florie, tesoro, io so cosa intendi dire – anche se tu non lo sai: come potresti a otto anni? (da Preghiere Esaudite)

La rovina di Truman Capote ha un titolo: Preghiere Esaudite. Questo, che nel disegno del grande scrittore americano doveva essere la sua Recherche (al posto dell’aristocrazia francese il jet-set internazionale), via di mezzo tra opera di finzione e reportage (il romanzo-verità sempre nel cuore), è il libro che segnerà la fine della sua carriera e, di riflesso, quella della sua vita. Nel 1966, all’indomani della pubblicazione di A Sangue Freddo, successo inaudito (milioni di copie, interviste, copertine tutte per lui), Capote firma con la sua casa editrice Random House un contratto milionario con cospicuo anticipo, poi moltiplicatosi, per quello che presenta come un nuovo progetto anche se in incubazione da lustri. Negli anni a venire, segnati da depressione e droga, lo tirerà in ballo spesso, in interviste e conversazioni, ma, col senno di poi, si presume che dietro questo suo parlarne ci fosse ben poco di scritto, tanto che solo nel 1975 videro la luce alcuni capitoli sulla rivista Esquire. Quella pubblicazione (in particolare del capitolo La Cote Basque) fu un vero terremoto: Capote ritraeva personaggi veri, senza alterarne i nomi, e riportava fatti reali in un impianto certo inventato ma del tutto plausibile (l’unico dubbio era su chi si celasse dietro il personaggio di Kate McLoud: ipotesi una - massimo due - ma certezze nessuna). Aveva voglia di fare spallucce il piccolo Truman (1): l’ostracismo che da quel momento il bel mondo decretò nei suoi confronti lo ferì profondamente (2), un colpo dal quale non si riprese mai più e che fece naufragare definitivamente la sua opera: di questa saranno poi pubblicati in forma di volume solo quei pochi stralci (la prima edizione, postuma, risale al 1987: degli altri capitoli vagheggiati nessuna traccia: distrutti? Mai scritti?). Il 1966 è dunque per lo scrittore l’anno chiave, che segna il culmine della sua gloria - sancito dal suo famoso Ballo in Bianco e Nero al Plaza, evento mondano partorito da un genio mondano, che LIFE e gli annali della frivolezza celebrarono come il party più cool del Ventesimo Secolo - e l’inizio di una parabola discendente.

Lo stile è quello che sei. TC

(1) Nella sua prefazione a Musica Per Camaleonti TC scrive: " uno scrittore può lavorare unicamente con il materiale raccolto grazie ai propri sforzi di osservazione, e non gli si può negare il diritto di farne uso. Condannatelo ma non negatelo. " Lo sguardo di Capote era peraltro equanimamente impassibile, tanto da condurlo a ritrarre il suo fraterno amico Tennessee Williams nel personaggio del signor Wallace, uno dei clienti di P.B., il gigolo protagonista (e narratore) di Preghiere Esaudite. A Williams, che si risentì non poco, Capote dedicò peraltroMusica per Camaleonti.

(2) Jean Cocteau a Marcel Proust, contrariato dal fatto che che la contessa de Chevigné si rifiutasse di leggere Alla Ricerca del Tempo Perduto"Ma caro Marcel, come volete che un insetto legga le opere del suo entomologo?"

Schiavo Della Scrittura

Poi un giorno mi misi a scrivere, ignorando di essermi legato per la vita a un nobile e spietato padrone. Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta: e questa frusta è intesa unicamente per l’autoflagellazione.
(da Musica Per Camaleonti)

Vero camaleonte della letteratura, Capote debutta a soli 23 anni con Altre voci, altre stanze (1948), che la critica accoglie in maniera contrastata (3); in esso l’americano dimostra come, nonostante la giovane età, per lui l’arte del romanzo non abbia già alcun segreto: le peripezie del tredicenne Joel si dipanano in un percorso letterario che va dall’avventuroso al picaresco, dal gotico al giallo. La famosa foto di Cartier-Bresson, che lo ritrae all’epoca come uno sparuto ragazzino, diventa l’immagine simbolo dell’astro nascente, l’enfant prodige della letteratura USA ("La sua faccina ha un’espressione di dolore prenatale, come se fosse ancora nel grembo della madre e sospettasse già quant’è freddo il mondo al di là dell’entrata della vagina" dirà Tennesse Williams). L’autobiografismo del romanzo di debutto (TC: Altre Voci, Altre Stanze era un tentativo di esorcizzare i demoni), ancora vago e avvolto da una spessa cortina simbolica, si decritta magnificamente nel secondo romanzo L’Arpa d’erba in cui la sua infanzia di bambino del Sud, orfano di madre e cresciuto, senza il padre, da due donne, si muove sullo sfondo di una vita provinciale descritta con magnifico piglio, dimostrazione di un’acutezza di sguardo che avrebbe lasciato il segno e di una scrittura già magistralmente controllata (e la questione del controllo dell’opera è sempre stata centrale per Capote, guardando egli con sospetto alla febbrilità dell’ispirazione che andava a scapito della freddezza e della completa padronanza dell’atto creativo) e a tutti gli effetti classica (4). Si Sentono Le Muse è la cronaca della tourneé dello spettacolo teatrale Porgy & Bess di Gershwin che porta la compagnia americana da Mosca a Leningrado, un pezzo di giornalismo di pregnanza e brillantezza impressionanti: quello che sorprende di più, in questo come nei successivi lavori in chiave realistica, è la capacità di Capote di scegliere gli elementi chiave della vicenda, eliminando per quanto possibile il proprio personale sentire da ciò che contempla, ambendo a una sorta di oggettivo distacco.
E poi A Sangue Freddo.

Nel frattempo bellissimi racconti (che testimoniano delle varie anime dello scrittore, oscillando tra autobiografia, psicologismo, report e lirismo) e la novella Colazione da Tiffany, che ritaglia una delle figure femminili più memorabili della letteratura americana tutta, perfetta incarnazione dello spirito capotiano: un misto di leggerezza, amore per la libertà, odio per l’ipocrisia borghese da un lato, tormenti&contraddizioni dall’altro. Dopo il fatidico 1966 poco altro: un pugno di magnifiche novelle, la raccolta dei suoi pezzi giornalistici ne I Cani Abbaiano (1976) – da Si Sentono le Muse, alla vibrante galleria di ritratti di gente comune e non di Colore Locale, fino a Il Duca Nel Suo Dominio, ritratto-intervista-capolavoro a/di/con Marlon Brando, nudo come mai prima (5) - e l’ultimo inedito uscito in vita, Musica Per Camaleonti. Poco prima il plauso pubblico diJohn Fowles che, in un memorabile articolo pubblicato da Saturday Review lo proclama il migliore scrittore americano vivente (6). Musica Per Camaleonti, esplicito diversivo di fronte all’evidente impasse in cui ristagnava la lavorazione diPreghiere Esaudite, è una summa dell’arte di Tru: vi si trova la magia dei racconti autobiografici accanto a un nuovo romanzo-verità (Bare Intagliate A Mano), l’ennuidell’osservatore mondano (7) e, soprattutto, una serie di meravigliosi ritratti dialogati in cui spicca il più tenero e sapido omaggio letterario mai tributato a Marilyn Monroe (Una Bellissima Bambina).

E adesso io sono qui isolato nella mia oscura follia, da solo con il mazzo di carte…e, s’intende, con la frusta che Dio mi ha dato. TC

(3) E’ peraltro dell’anno scorso la notizia del ritrovamento e della pubblicazione (in Italia sarà la fedele Garzanti a farlo) di Summer Crossing, il primissimo e sperimento narrativo di Capote (un prodromo di Colazione Da Tiffany?). Creduto definitivamente perduto (in Una Voce Da Una Nube Capote racconta di averlo smarrito: lo aveva abbandonato nel fondo di un cassetto non appena l’idea diAltre Voci, Altre Stanze aveva fatto capolino nella sua mente), il lavoro è stato pubblicato negli USA con abbondante contorno di polemiche stante la notoria posizione critica dell’autore stesso nei confronti dell’opera (TC:" mi appariva ogni giorno più fiacco, ingegnoso, frigido"). Non vediamo l’ora, confessiamo.

(4) TC: "So che i giochetti un giorno non saranno più apprezzati. E’ per questo che io, per conto mio, mi attengo sempre a una scrittura rigorosamente classica, dove tutto è senza tempo. Così niente, né la forma, né l’argomento, la renderanno datata. Sono sempre stato convintissimo della necessità di procedere in questo modo, è una cosa difficile a farsi, è difficile avere piena consapevolezza di ciò che si fa." 

(5) TC: "Il segreto dell’arte di fare interviste – ed è un’arte – è di fare in modo che sia l’altro a pensare che stia intervistando te."
Marlon Brando: "Quel piccolo bastardo passò metà della serata a raccontarmi tutti i suoi problemi. Ho pensato che il meno che potessi fare era dirgliene qualcuno dei miei." 

(6) In esso Fowles giudicava Capote degno di sedere al tavolino del caffè del Parnaso accanto ai grandi della tradizione narrativa, da Flaubert a Maupassant: "E di una cosa sono certo: che la letteratura contemporanea sarebbe molto, molto più noiosa senza di lui." 

(7) Assolutamente impareggiabile la capacità di Capote di rendere letterario il gossip. Così, in Rigiramenti Notturni, sulla Garbo e D.D. Ryan che abitano nello stesso caseggiato e che si incontrano in ascensore: "D.D. era vestita come al solito in maniera straordinaria e la Garbo, come se non l’avesse mai veramente notata prima, le ha detto: “Signora Ryan, ma lei è splendida”. E D.D., divertita ma anche molto toccata, ha ribattuto: “Senti chi parla”."

Capote & Il Cinema

In varie vesti le sortite cinematografiche di Truman Capote, mi limito alle cose più rilevanti: la partecipazione alla scrittura dei dialoghi di STAZIONE TERMINI (1953) di Vittorio De Sica, lo script de IL TESORO DELL’AFRICA (BEAT THE DEVIL, 1954) di John Huston - di cui seguì passo per passo le riprese, fornendo giornalmente le pagine della sceneggiatura agli attori (Bogart, Lollobrigida, Lorre) che non conoscevano l’andamento della storia -, l’adattamento de Il Giro di Vite di Henry James (THE INNOCENTS, 1961) di Jack Clayton con Deborah Kerr. Con Frank Perry collaborò a TRILOGY in cui si incontravano e confrontavano mezzi espressivi differenti; tre racconti di Capote venivano adattati per la televisione e poi per il cinema: la loro lavorazione era seguita anche da alcune scuole e, in un happening che coinvolgeva regista, insegnanti, studenti e pubblico, venivano prese le decisioni relative alle trasposizioni. Il testo finale, composto dai racconti di Capote, dalle sceneggiature e dalle note e appunti tenuti dagli autori durante la lavorazione, è stato pubblicato anche in Italia (Garzanti 1972, oggi fuori catalogo, ma è un gioiello che meriterebbe la ristampa) con il titolo Trilogia – Un Esperimento di Trasposizione Multipla; i singoli episodi vennero poi trasmessi dalla tv americana e Un Racconto Di Natale, il primo della serie, ottenne diciotto riconoscimenti ufficiali fra cui quello di miglior show televisivo dell’anno oltre a vari premi critici. La riduzione cinematografica del trittico andò in concorso al Festival di Cannes 1968.

Ancora per la regia di Perry lo scrittore adattò il suo racconto Il Giorno Del Ringraziamento (THE THANKGIVING VISITOR, 1967). Adattamenti altrui dai suoi romanzi e racconti: A SANGUE FREDDO (IN COLD BLOOD, 1967) di Richard Brooks, film-verità tratto dal suo romanzo-verità (per volontà dello stesso scrittore il film fu girato in bianco e nero, con attori sconosciuti – Robert Blake nel ruolo di Perry Smith -, nei luoghi in cui si svolsero i fatti, casa dell’omicidio compresa; persino la giuria era composta dalle persone reali che espressero il verdetto all’epoca), tesa e forse sopravvalutata versione cinematografica del capolavoro capotiano (della lavorazione del film TC scrive in Fantasmi nel sole); COLAZIONE DA TIFFANY (BREAKFAST AT TIFFANY’S, 1961) in cui Blake Edwards declinava in deliziosa commedia l’amarezza del testo di partenza, alterando con arguzia e coerenza i toni e mutando, melensamente, il finale [lo scrittore, per la parte di Holly Goligthly aveva indicato la Monroe ma la Paramount si oppose fermamente; TC: "Marilyn sarebbe stata assolutamente meravigliosa in quella parte (…) Audrey è una vecchia amica ed è una delle persone che preferisco, ma semplicemente non andava bene"], il televisivo ONE CHRISTMAS (1992), dall’omonimo racconto breve (uscito postumo), una delle ultime apparizioni di Katherine Hepburn, THE GRASS HARP (1995) diretto da Charles Matthau (figlio di Walter), con cast di vecchie glorie (Matthau sr. compreso, obviously) e OTHER VOICES, OTHER ROOMS (1995) del carneade David Rocksavage. Per quanto concerne le sue apparizioni, a parte quella di narratore in TRILOGY e THE THANKSGIVING VISITOR, va segnalata una sua comparsata (non accreditata) in IO E ANNIE di Allen (1978) e, soprattutto, la memorabile performance in  (MURDER BY DEATH, 1976) di Robert Moore, capolavoro insuperato sortito dalla penna di Neil Simon; la sua interpretazione, maltrattata all’epoca, appare oggi di demenzialità avanguardistica: il miliardario eccentrico e sbruffone Lionel Twain, interpretato dallo scrittore, era puramente e semplicemente Truman Capote (cappello compreso).

No, don’t look at each other! Look at me! I am the greatest! I am number one!
Lionel Twain – 

Capote & The Others

Non nutro la benché minima invidia nei confronti di nessuno scrittore. TC

Uno speciale a parte meriterebbe il rapporto di Capote con gli altri scrittori e i lapidari, a volte memorabili, giudizi che amava esprimere sui suoi colleghi (il più famoso rimane quello sull’opera di Kerouac: "quello non è scrivere, è dattilografare"), gustose sortite in cui si alternavano perfidia, studiata superficialità e geniale cinismo. Mentre restano famose le sue passioni per la Blixen (su La Mia Africa"non c’è una sola pagina di quel libro che non tremi di vita come una foglia su un albero scosso dalla tempesta"), Proust e Forster, non rinunciava a lanciare frecciate all’ex amico Gore Vidal ("non ha mai scritto un romanzo leggibile a eccezione di Myra Breckinridge che si può riuscire a sfogliare un pochino. E’ l’unico suo libro che abbia un accenno di originalità. I suoi romanzi sono incredibilmente brutti. In genere invece i suoi saggi sono molto belli. Soprattutto se Gore non odia troppo qualcuno, sono veramente belli"); cauto su alcuni ("Tom Wolfe non durerà. Mi piacciono molto alcune delle cose che ha scritto, sono davvero stupende… Ma non saranno giudicate tali negli anni a venire. A causa dello stile"), categorico su altri ("Saul Bellow come scrittore è una nullità. Non esiste… E’ un uomo noioso e uno scrittore noioso. E Philip Roth anche di più"), amava Willa Cather (indimenticabile il racconto che fa del loro incontro in Musica Per Camaleonti) e Virginia Woolf ("naturalmente amo quella vecchia impostora di Virginia Woolf. Amo i suoi strani ritmi vorticosi. Ma se devo proprio dire la verità, non mi viene in mente una sola cosa di Virginia Woolf che mi piaccia, a parte i saggi critici. Non mi viene in mente un solo romanzo suo che mi piaccia. E li ho letti tutti. Ma amo la sua saggistica e amo il suo diario"). ApprezzavaFowles, Mishima, Mailer. Adorava La Rocca di Brighton di Greene ("gli ultimi quattro paragrafi sono i più straordinari che sia dato leggere dell’intera rosa dei romanzi moderni") almeno quanto detestava i romanzi di Updike ("è come il mercurio: se ne mette una goccia in mano e si cerca di tenerlo stretto, ma quello guizza di qua e di là e non si riesce ad afferrarlo, non si riesce a capire che cosa realmente sia mentre s’infila tra le dita. E’ un manierista, non un maestro di stile. Quando si legge una storia di Updike si sente con quanta fatica il vocabolario stia lavorando"). La sua uscita più cinica e divertente? Parlando degli autori di best seller a catena (Robbins, Susann etc) disse: "Mi limito a sbeffeggiarli. Sono stato io a far fuori Jacqueline Susann (La valle delle bambole) Lei era a letto che moriva di cancro. Io non lo sapevo. Partecipai a un programma televisivo e qualcuno mi chiese cosa pensassi della Susann. Io dissi: “Sembra un camionista travestito” E lei stava guardando la trasmissione.
Cadde dal letto. Suo marito la tirò su. Lei sputò sangue e non si riprese più. Mi fece causa per un milione di dollari. 
Le consigliarono di lasciar perdere, perché sarebbe bastato portare in un tribunale dieci camionisti e metterli sul banco dei testimoni per farle perdere la causa. Perché la Susann sembrava 
DAVVERO un camionista travestito."

Luca   Pacilio