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Il Baro-metro: sguardi dalla sala (10/2017) – 1

I TRIMESTRE STAGIONE 2017 / 2018

(dal 1º agosto al 31 ottobre 2017)

Ci siamo lasciati con un luglio in crescita rispetto al 2016 che ci ha illuso di un possibile avvio positivo della nuova stagione. Nulla di più sbagliato. L’assenza di uscite nel periodo estivo ha infatti comportato una partenza a dir poco disastrosa. Ma prima di entrare nel vivo dei tre mesi del I trimestre, qualche considerazione generale. Da più parti si associa al cinema la parola crisi, e in effetti i primi riscontri numerici aprono pericolosi varchi in tal senso, però è anche vero che considerando la grande concorrenza di piattaforme on demand (Netflix in primis, ma anche Amazon, Sky e Infinity tra le altre), la pirateria (se ne sente meno parlare ma non è di certo scomparsa) e le temperature mediamente miti di questo autunno, la situazione non è certo positiva, ma nemmeno sull’orlo dell’abisso. Manca un grande successo italiano (la quota di mercato del cinema nazionale è sprofondata al 15,48%) e il dilagare del cinema U.S.A. (che copre il 67,84% del mercato) rischia di omologare i gusti del pubblico verso un senso unico a stretto confine con il Luna Park. Il cinema resta però un appuntamento per molti imprescindibile. Ciò che sta cambiando è il modo di fruirne.

Si sperimenta sempre meno, anche perché con la proposta esclusivamente commerciale della maggior parte dei multiplex trovare qualcosa che esca dai canoni estetici e morali imperanti ponendo interrogativi senza dare troppe risposte è piuttosto difficile. A funzionare, e lo dimostrano i successi di questo primo trimestre, sono soprattutto gli eventi, o, meglio, la capacità di trasformare l’appuntamento al cinema, a volte con un film normalissimo, in un evento. “Il film più spaventoso di tutti i tempi” (It), “un’esperienza da vivere unicamente in sala” (Dunkirk), oppure i cartoni animati (Cattivissimo me 3, Cars 3, Emoji), in cui per le famiglie l’evento è uscire finalmente di casa e per due ore mettere tra parentesi piagnistei, imperativi e festicciole in piedi appoggiati al muro a ubriacarsi di succo di mela. A mancare è sempre più quel cinema medio che non vive di soli fine settimana da record ma attira un pubblico diversificato sette giorni su sette per dodici mesi all’anno. Perché, inutile ricordarlo, i grandi numeri di pochissimi titoli sono una boccata di ossigeno, ma non sono certo sufficienti per la sopravvivenza dell’esercizio.           

Quale sarà il futuro è difficile ipotizzarlo. Occorre consolidare i successi, costruirne di nuovi e rinnovare la complicità tra spettatori e cinema italiano, perché è soprattutto questa mancanza ad affossare numeri e percentuali. Ma ora entriamo nel dettaglio dei singoli mesi (ricordo che le percentuali sono calcolate in confronto al 2016):

AGOSTO è un vero e proprio disastro con un incasso in calo del 24% e biglietti in diminuzione del 23,40%. La causa principale è nel vuoto estivo di programmazione. Annabelle 2 fatica quindi poco a distinguersi, mentre La torre nera e Atomica bionda attirano meno del previsto. Pensiamo a quali profondità avrebbero potuto raggiungere i numeri senza il debutto straordinario di Cattivissimo me 3 a fine mese (5,39 milioni di euro nel primo week-end).

Ed è l’accoppiata Cattivissimo me 3 e Dunkirk a portare quasi in attivo il mese di SETTEMBRE: +3,50% gli incassi e -5,63% gli spettatori. La differenza è dovuta alla poco lungimirante iniziativa Cinema2Day, partita proprio a settembre 2016, che con il biglietto a 2 euro aveva aumentato il numero di spettatori ma ridotto gli incassi.

Il mese di OTTOBRE si torna in negativo, purtroppo con percentuali a due cifre: -14,70% gli incassi e -22,13% i biglietti strappati. A interpretazione del numero occorre evidenziare come però nel 2016 il mese avesse un giorno festivo in più, aspetto che finisce per incidere in misura significativa sul totale. In ogni caso troppi i film che non decollano (Valerian, Kingsman 2, Chi m’ha visto, 40 sono i nuovi 20, La battaglia dei sessi), quelli che fanno flop (Madre!, Lego Ninjago) e che performano (verbo brutto ma, ahimè, appropriato) meno del previsto (Blade Runner 2049 in primis). A impedire l’affondo nel baratro è solo il successo oltre ogni aspettativa di It.

Negativo anche il confronto annuale, ragionando quindi non per stagione ma per anno solare. Dal 1º gennaio al 5 novembre 2017, infatti, gli incassi sono in calo del 13,70% e i biglietti del 12,81%.


Entriamo ora nel dettaglio e analizziamo la prima classifica stagionale con i film più visti del trimestre. Gli incassi sono calcolati al 31 ottobre 2017. Da non dimenticare le imprescindibili fonti: Cinetel, Boxofficemojo, Anec, Cineguru, Giornale dello Spettacolo e BoxOfficeBenful.

A dominare il principio della nuova stagione sono animazione e horror che, insieme, coprono metà della classifica. Non può mancare, poi, almeno fino al primo flop, un supereroe Marvel, mentre il cinema italiano, come già sottolineato, latita alquanto, anzi, è proprio assente. Cinque film sono sequel, a dimostrazione della forza del cinema seriale, anche perché si affida al noto ed è sostenuto da un marketing aggressivo. Inutile ricordare che la maggioranza di questi titoli, con l’analisi del prossimo trimestre, sono destinati a fare spazio ad altri film e scenderanno quindi le posizioni della classifica abbandonando la top-10.

BOX OFFICE DAL 1° AGOSTO AL 31 OTTOBRE 2017

Posizione - Film – Incasso - Presenze

1        CATTIVISSIMO ME 3 - € 17.958.209 – 2.775.828

2        IT - € 12.265.810 – 1.718.744

3        DUNKIRK – € 8.748.074 – 1.287.762

4        CARS 3 - € 7.894.435 – 1.211.810

5        BLADE RUNNER 2049 - € 5.258.632 – 751.281

6        THOR: RAGNAROCK - € 4.299.879 – 601.585

7        NOI SIAMO TUTTO - € 3.485.698 – 527.067

8        ANNABELLE 2: CREATION - € 3.482.974 – 517.841

9        EMOJI: ACCENDI LE EMOZIONI - € 3.060.768 -  496.105

10      BARRY SEAL - € 2.668.256 – 399.879

Cominciamo dalla posizione numero 10 in cui l’onnipotente Tom Cruise riveste i panni del noto aviatore, ma soprattutto criminale, statunitense che dà il titolo (italiano) al film, cioè Barry Seal (quello originale è American Made, e avrebbe suonato bene anche per il nostro mercato). Progetto medio (50 milioni di dollari il budget) che commercialmente fa il suo dovere senza superlativi da nessuna parte (50,7 i milioni di dollari incassati in patria e 82 quelli negli altri mercati) ma che grazie alla presenza del baldo Tom arriva in ogni angolo del pianeta. In Italia trova distribuzione in un periodo complicato, a metà settembre, in cui il ritmo delle uscite è incessante e i film si mangiano spettatori l’uno con l’altro, e debutta al terzo posto; la seconda settimana è sesto e alla terza è già fuori dalla top-10, in dodicesima posizione, a dimostrazione della difficoltà di imporsi sul mercato anche per le canoniche tre settimane.

Al 9° posto un altro progetto medio (anche in questo caso il budget è di 50 milioni di dollari) che dimostra solidità commerciale è Emoji: accendi le emozioni, il cartone della Sony che segue le vicende di alcune emoji. Stroncatissimo dalla critica (su Rotten Tomatoes ha solo l’8% di recensioni positive) riesce però a farsi largo in tutto il mondo grazie a un’idea sulla carta brillante: mettersi dalla parte delle emoji (come da ricetta Pixar, regina del cambio di prospettiva). 86 milioni di dollari l’incasso U.S.A. e 214,6 milioni di dollari quello mondiale. Tra i più generosi Australia (10,4 milioni di dollari) e Regno Unito (19,4 milioni di dollari). Nel nostro paese esce a fine settembre e conquista subito la vetta del box-office, ma con un incasso di poco superiore al milione di euro. Resta in top-10 per quattro settimane dimostrando una buona tenuta. Il problema è che il ritmo delle uscite dei cartoni animati, quindi di film rivolti allo stesso target, non permette di sfruttarli a dovere. Cars 3 è infatti uscito da poco (14 settembre) e Lego Ninjago sta per fare la sua comparsa (12 ottobre). Ma la maggiore concorrenza si dimostra quella di Monster Family (19 ottobre), successo a sorpresa. In ogni caso troppi cartoni in uno spazio temporale troppo ristretto.

In ottava posizione il dominatore del mese di agosto Annabelle 2: Creation. Grazie all’assenza di concorrenza, e a un gradimento maggiore del primo capitolo, riesce a superare gli incassi del capostipite (Annabelle nell’ottobre del 2014 si era fermato a 2,5 milioni di euro). Sorpasso che avviene in tutto il mondo, con un incasso globale di 305 milioni di dollari contro i 256,8 milioni di Annabelle. Cifre da capogiro per due filmetti senza troppe pretese, il primo anche stroncatissimo dalla critica, costati decisamente poco: 6,5 milioni di dollari Annabelle e 15 milioni di dollari Annabelle 2. Insomma, la longa mano di James Wan, qui in veste di produttore, ha dato vita a un altro spin-off di successo. Sempre dal suo parco horror nel 2018 ci attendono l’ennesimo Insidious (The Last Key) e un altro spin-off, l’atteso The Nun, che ipotizziamo in vetta agli incassi nella prossima estate.

Settima posizione con la sorpresa del trimestre, lo snobbato Noi siamo tutto. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Yoon il film racconta la storia dell’amore impossibile tra la fragile Maddy, ammalata di una grave e rara malattia che le impedisce il contatto con l’esterno confinandola in una sorta di prigione casalinga, e il determinato Olly. Il filone è quello piuttosto redditizio della love story con malattia, riaperto ufficialmente con Colpa delle stelle e anche l’anno scorso in grado di ottenere numeri importanti con Io prima di te. Il mercato italiano si distingue per la resa commerciale del film. Dopo gli Stati Uniti, in cui comunque non ha fatto scintille (34,1 milioni di dollari), è infatti l’Italia il mercato più remunerativo del mondo. I 10 milioni di dollari di budget sono ampiamente ripagati (61,6 milioni di dollari l’incasso mondiale). Ottimo il lavoro della Warner Bros a sostegno del film: al debutto la media per sala (€ 4.244) è la migliore della top-20 e la seconda settimana gli schermi passano da 309 a 418.

Al sesto posto arriva, ad appena sei giorni dall’uscita, avvenuta il 26 ottobre, Thor: Ragnarock che conferma come la fame di supereroi sia ancora grande. In U.S.A. è arrivato in novembre, mentre a fine ottobre ha raggiunto 36 mercati internazionali incassando in un solo week-end 107,6 milioni di dollari; un’apertura superiore del 4% a Guardiani della Galassia 2 e addirittura del 22% a Doctor Strange, con numeri significativi un po’ ovunque. Insomma, di questi omoni in calzamaglia o sandalati non ci libereremo tanto facilmente.  

È solo quinto Blade Runner 2049, l’attesissimo sequel diretto da Denis Villeneuve, a 35 anni di distanza, della celeberrima opera di Ridley Scott. Un film nato per essere criticato: dai fan, dalla stampa, dai blogger, dagli influencer, dal primo che passa per strada, in pratica da chiunque. Praticamente tutti si sono infatti sentiti in dovere di massacrarlo e di bollarlo come flop dopo un primo week-end U.S.A. dal bottino magro (32,7 milioni di dollari). Ora, ma solo ora, a un mese dall’uscita, e dopo che è praticamente arrivato ovunque, lo possiamo dire: non rientrerà degli ingenti costi di 150 milioni di dollari. L’incasso globale è infatti di “soli” 243 milioni di dollari, di cui 88 milioni di dollari negli Stati Uniti. Cosa non ha funzionato? Alcuni elementi ne hanno limitato l’impatto, prima di tutto la durata, ma anche un passaparola non proprio travolgente. Va detto, comunque, che anche il capostipite non ebbe vita immediatamente facile e solo nel corso degli anni assunse l’aura di cult con cui è arrivato fino a noi. Lo aspettiamo quindi al varco. Ne sentiremo ancora parlare tra 35 anni oppure finirà nel dimenticatoio come progetto non riuscito? Sarà, come è giusto che sia, il tempo a deciderlo, ma sono sicuro che un film così filosofico e meditativo, fedele all’originale nelle atmosfere, nella ricerca del bello e nell’assenza di certezze, avrà modo di essere rivalutato. Italia sottotono rispetto a Spagna (8 milioni di dollari), Francia (10,9 milioni di dollari) e Germania (11,5 milioni di dollari).

Quarto posto per il terzo capitolo del brand Cars, necessario al colosso Disney/Pixar più per vendere gadget che per prenotarsi un posto nella storia del cinema. Nonostante il consueto impegno promozionale accorrono solo i fedelissimi, cioè i più piccolini, a conferma di una minore trasversalità della serie dedicata alle automobili. Tra i film Pixar solo Il viaggio di Arlo ha incassato di meno. Costi spropositati (175 milioni di dollari) ma introiti globali appena sufficienti a raggiungere un pareggio (382 milioni di dollari), senza picchi degni di nota. L’Italia segue il trend e il film si difende (2 settimane in vetta al botteghino e cinque in top-10), ma le aspettative erano sicuramente maggiori. La parabola discendente della serie è evidente confrontando i globali dei due film precedenti: Cars aveva rincassato 462 milioni di dollari e Cars 2 aveva raggiunto 562 milioni di dollari. Come dicevamo, però, l’incasso in sala è solo una minima parte dell’indotto generato dalle macchinine protagoniste del film, in vendita nei negozi di giocattoli e impresse su lenzuola, magliette, pigiami, asciugamani, tazze e ogni superficie disponibile (a pagare i diritti).

Il terzo posto è di Christopher Nolan e del suo Dunkirk. Lode alla Warner Bros che è riuscita a trasformarlo in un evento da gustare solo al cinema. Non a caso la domanda che circolava nelle prime settimane di programmazione non era tanto “Lo hai visto?”, ma “DOVE lo hai visto?” con sfide all’ultimo centimetro di schermo per poterlo gustare nel migliore dei modi. Attesa spasmodica nel nostro paese, uno degli ultimi al mondo in cui arriva, evidente nell’ottimo debutto, giovedì 1 agosto, con 627 mila euro e un primo week-end a 2 milioni 959 mila euro, in seconda posizione dietro a Cattivissimo me 3, ma i due film si rivolgono a target differenti quindi sono una perfetta combine. Calo limitato al 35%, e sempre seconda posizione, al secondo week-end. Con la terza settimana inizia la discesa (quarta posizione e -52% al botteghino del week-end) che si amplia al quarto week-end (ottavo posto), mentre alla quinta settimana la domanda è “Dunkirk chi?” e il film è già tredicesimo. Con una partenza così esplosiva l’obiettivo dei 10 milioni di euro sembrava scontato, invece il film ha perso abbastanza rapidamente il suo appeal ed esauriti gli effetti dell’ottimo marketing non è stato in grado di attirare altri spettatori. Grande il successo a livello internazionale: 188 milioni di dollari negli U.S.A., 74 milioni di dollari nel Regno Unito, patria di Nolan, (è al secondo posto nel box-office annuale dietro ai 90,5 milioni di dollari di La bella e la bestia), 50,9 milioni di dollari in Cina e risultati notevoli in tutti i paesi in cui è stato distribuito. Totale globale di 524,8 milioni di dollari, cinque volte il budget di 100 milioni di dollari.

In Italia è It mania. Esce il 19 ottobre ma in pochi giorni ottiene risultati strepitosi e si posiziona rapidamente al 2° posto del box-office stagionale. L’impatto è da record: incassi superiori al milione di euro per i primi quattro giorni di programmazione, e ancora oltre i 500 mila euro nei tre feriali dopo il primo week-end. Un vero e proprio trionfo dovuto in gran parte alla capacità della Warner Bros di rendere l’esperienza cinematografica “la più spaventosa di tutti i tempi”; più che un film, quindi, un evento, da vivere al cinema e condividere con gli amici. Successo, però, dovuto anche alla voglia di eighties che sta contaminando il pianeta (vedi l’attesa spasmodica per Stranger Things 2); un revival in grado di agganciare non solo i nostalgici che li hanno vissuti (e che mai avrebbero pensato sarebbero stati così tanto ricordati e mitizzati), ma anche le nuove generazioni. Una sorta di celebrazione collettiva che trova in It la sua apoteosi. Che poi negli anni ’80 nessuno si sognasse di indossare i mutandoni che esibiscono i ragazzini protagonisti evidentemente poco importa. Il successo del film negli Stati Uniti, con 326 milioni di dollari, infrange vari record (per un film uscito in ottobre, per un horror, per un film classificato R), ma tutto il mondo partecipa gaudente al rito. Che non si ipotizzasse un tale riscontro lo dimostra il budget di appena 35 milioni di dollari. Chi mai avrebbe pensato che il risultato worldwide si potesse avvicinare ai 700 milioni di dollari?

Primo posto, prevedibile ma non scontato (un successo non lo è mai), per Cattivissimo me 3 che ravviva il tragico agosto italiano; troppo tardi, però, per dare una svolta risolutiva ai numeri. Il successo colossale di Minions lasciava presagire un interesse tutt’altro che scemato per le avventure di Gru e dei suoi piccoli aiutanti e così è stato. Anche in questo caso sono gli anni ’80 a farla da padrone, con un cattivo che ammicca a quell’immaginario ancorando i genitori e rendendo quindi l’opera trasversale e in grado di accontentare grandi e piccini. Sempre maggiore l’impatto dei mercati extra-americani, che incidono sui numeri nella misura del 74,4%. Tra i risultati più significativi: 158,1 milioni di dollari in Cina, 66,1 milioni di dollari in Giappone, 62,6 milioni di dollari nel Regno Unito, 43,7 milioni di dollari in Germania, 41,3 milioni di dollari in Francia e 38,9 milioni di dollari in Brasile. Un trionfo planetario, con un totale di 1.031,8 milioni di dollari che colloca il film al 24º posto nella classifica dei maggiori incassi di tutti i tempi.


A seguire:

I CASI DEL PRIMO TRIMESTRE

Buona lettura.


Luca   Baroncini