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Il Baro-metro: sguardi dalla sala (01/2017) – 4

II TRIMESTRE STAGIONE 2016 / 2017

COSA IL PUBBLICO HA INTRAVISTO

Nuova sezione che si rende necessaria per includere quei titoli che il pubblico ha gradito con riserva, nel senso che hanno funzionato ma non sono diventati campioni d’incasso. Poi, ovviamente, come più volte ripetuto, il dato oggettivo va contestualizzato per essere meglio compreso.

Come diventare grandi nonostante i genitori   € 1.930.043,48

Xxx - Il Ritorno Di Xander Cage € 1.917.928,73

Split  € 1.899.137,78

Snowden  € 1.736.691,16

The Founder  € 1.719.225,63

Che Vuoi Che Sia  € 1.694.997,45

The Accountant  € 1.644.371,62

Silence  € 1.609.868,52

Fai Bei Sogni  € 1.325.921,24

Quel Bravo Ragazzo  € 1.301.369,87

Mechanic: Resurrection  € 1.156.639,46

Qua La Zampa!   € 1.094.419,13

A Spasso Con Bob  € 1.090.914,42

Una Vita Da Gatto  € 1.066.377,76

Captain Fantastic  € 1.021.197,38

Sausage Party: Vita Segreta Di Una Salsiccia  € 933.909,24

Babbo Bastardo 2   € 910.903,21

Genius  € 815.456,70

Il Medico Di Campagna   € 809.888,78

La Festa Prima Delle Feste € 799.243,44

È Solo La Fine Del Mondo   € 778.375,27

Paterson   € 698.638,22

Il Cliente  € 697.579,68

7 Minuti  € 646.510,28

Fallen  € 605.148,42

Rock Dog  € 557.569,52

Kubo E La Spada Magica  € 557.556,57 

Proprio Lui?   € 537.610,48

Shut In  € 513.393,55


Alcuni dei titoli presenti in questa sezione sono successi internazionali. Il thriller The Accountant di Gavin O'Connor con Ben Affleck incassa globalmente 153,2 milioni di dollari a fronte di un budget di 44 milioni di dollari, ma sul riscontro incidono gli 86,2 milioni di dollari raccolti in patria. Jason Statham si conferma un ottimo impiegato dell’action, infatti Mechanic: Resurrection, costato 40 milioni di dollari, incassa globalmente 125,7 milioni di dollari. A pareggiare i conti, però, non è tanto il risultato americano (21,2 milioni di dollari), quanto quello cinese (49,2 milioni di dollari). È un grandissimo successo negli U.S.A. Sausage Party, con una comicità molto radicata nella cultura americana, infatti in patria sfiora i 100 milioni di dollari, mentre agli altri mercati corrisponde un 30,6% dell’incasso mondiale. In Italia non è riuscito a intercettare il suo pubblico, perché quando di sente parlare di cartone animato si pensa esclusivamente a un prodotto per bambini, mentre il film di Greg Tiernan e Conrad Vernon è vietato ai minori di 14 anni.

Anche gli States hanno il loro cinepanettone con il Natale nel titolo (originale). Office Christmas Party diventa in Italia La festa prima delle feste, commedia triviale e scioccherella che costa 45 milioni di dollari e funziona sia in patria (54,7 milioni di dollari) che fuori dai confini americani (boom in Venezuela dove, con 19,1 milioni di dollari, è il film più visto del 2016). Ecco una importante differenza con l’Italia, il cinepanettone americano viene esportato con successo in tutto il mondo. O, almeno, quest’anno è andata così. Perché anche gli U.S.A. hanno i loro comici di difficile esportazione, come Will Farrell o Adam Sandler, che non sempre funzionano al di fuori dei confini americani.

Altri, invece, sono flop. Da noi, ad esempio, ha fatto parlare ed ha incuriosito Snowden di Oliver Stone, mentre in U.S.A., restia a produrre il film ma non a farlo circolare (2.443 schermi), si è fermato a 21,5 milioni di dollari e la distribuzione abbastanza capillare in tutto il mondo non è comunque riuscita a far quadrare i conti lasciando scoperto, con un totale di 31,3 milioni di dollari, il budget di 40 milioni di dollari. Forse è ancora presto per parlare di flop per Silence, il film di Martin Scorsese, perché in molti mercati arriverà tra febbraio e marzo 2017, però le premesse non sono positive. In U.S.A, infatti, i 1.580 schermi in cui è stato distribuito hanno prodotto un incasso di soli 6,8 milioni di dollari, il Giappone, meta dei due missionari gesuiti protagonisti dell’opera, ha limitato l’entusiasmo a 3,3 milioni di dollari e in nessun paese ha finora brillato particolarmente. Certo, il poster sfollagente non ha di sicuro aiutato, e nemmeno la scarsa considerazione agli Oscar (una sola candidatura per la fotografia).

Pochi, comunque non abbastanza, anche quelli che hanno apprezzato la svolta comica di Kevin Spacey in Una vita da gatto. Nonostante il budget modesto di 30 milioni di dollari, infatti, sia gli States (19,7 milioni di dollari) che il resto del mondo (24,5 milioni di dollari) rispondono alla commedia con moderazione. Poco visto anche un film di cui si è parlato parecchio e che vede Viggo Mortensen candidato all’Oscar come Migliore Attore Protagonista: Captain Fantastic. 10,2 i milioni di dollari incassati nel mondo. In Italia, complice il premio alla Festa di Roma e la distribuzione nelle festività, poteva fare decisamente di più. Arriva a ridosso delle feste, ma pochi se lo filano, anche Babbo Bastardo 2, seguito di un film che per alcuni è un vero e proprio cult. Non facile comunque intercettare il pubblico con un sequel a 13 anni di distanza dal capostipite e infatti il secondo capitolo ha fatto flop ovunque: negli U.S.A. (17,7 milioni di dollari a fronte di 2.945 schermi), come nel resto del mondo (5,5 milioni di dollari). In Italia dimezza gli incassi rispetto a Babbo Bastardo.

Fa flop anche Genius, il film di Michael Grandage che racconta il controverso rapporto tra l'editore newyorkese Max Perkins e lo scrittore Thomas Wolfe. Distribuito poco nonostante il cast all star (Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidman, Guy Pearce, Laura Linney) e un certo risalto dato dalla presentazione in concorso alla Berlinale 2016, trova in Italia, grazie a Eagle Pictures, ben 241 schermi disponibili, più dei 152 avuti negli U.S.A. Quello italiano è il miglior risultato del mondo dopo gli 1,3 milioni di dollari introitati negli States. Non funziona nemmeno il thriller/horror Shut In, tentativo maldestro di brividi prenatalizi che cade ovunque nel vuoto. Particolarmente sonoro il tonfo negli Stati Uniti, dove esce in ben 2.058 schermi incassando solo 6,9 milioni di dollari in 7 settimane di programmazione. Nel resto del mondo è calma piatta e il totale, America inclusa, di 8,4 milioni di dollari è ben lontano dal ripagare il mini-budget di 10 milioni di dollari.

The Founder non è un gran successo internazionale, ma è costato talmente poco (7 milioni di dollari) che i 15,6 milioni di dollari raccolti worldwide (di cui 9,9 negli States) sono sufficienti a portarlo in attivo. L’Italia è comunque il paese europeo in cui il film si è distinto maggiormente. Affinità ideologica o efficacia del lancio da parte della Videa?

L’Italia è presente in questa sezione con cinque titoli. A spuntarla è la commedia adolescenziale Come diventare grandi nonostante i genitori di Luca Lucini, basata sulla serie di Disney Channel Alex & Co. Buono il debutto a fine novembre in terza posizione, anche se esaurisce le sue potenzialità nel target di riferimento e alla terza settimana è già fuori dalla top-10. Non decolla Edoardo Leo, regista, co-sceneggiatore e protagonista di Che vuoi che sia, nonostante le 400 copie messe a disposizione dalla Warner. Non aiuta di sicuro il titolo anonimo che non c’è modo di fissare nella memoria e associare al film. Conquista spettatori, invece, Marco Bellocchio con Fai bei sogni rispetto al precedente Sangue del mio sangue, aiutato anche dalla popolarità del romanzo autobiografico di Massimo Gramellini da cui trae origine. Si fa notare per qualche settimana la commedia di Enrico Lando Quel bravo ragazzo, grazie alle 292 sale in cui Medusa lo distribuisce, e si fa un gran parlare bene dell’interpretazione di Herbert Ballerina alias Luigi Luciano, ma anche in questo caso dopo due settimane in top-10 il film non trova sostegno dalla distribuzione e scompare rapidamente di scena. Non decolla mai, invece, 7 minuti di Michele Placido, nonostante una certa visibilità e un cast di star femminili italiche che attraversa le pagine di ogni rotocalco in circolazione: debutto in 11esima posizione in 214 sale e seconda settimana già al 16° posto. Le critiche tiepide probabilmente non fanno la differenza, e nemmeno Fiorella Mannoia al suo debutto sul grande schermo.

In questa sezione compaiono anche i film d’essai di maggior successo. Titoli destinati soprattutto alle monosale o ai circuiti d’essai, quindi con una distribuzione limitata che per forza di cose impedisce il raggiungimento di grandi numeri.

Quattro i titoli d’essai che si distinguono nel trimestre:

Il medico di campagna detiene il record di tenitura in Francia (ben 41 settimane) e ha attirato nelle sale d’Oltralpe un milione e mezzo di spettatori (38° posto nel box-office francese del 2016). In Italia si propone come alternativa di qualità alle commedie italiote e al fragore dei presunti blockbuster americani. Riesce a intercettare il “suo” pubblico grazie ai 62 schermi messi a disposizione dalla BIM. Non arriva mai in top-10, ma la top-20 è sua fino alla fine di gennaio.

Mommy lo ha fatto conoscere con discreto ritardo al pubblico italiano, È solo la fine del mondo conferma l’interesse nei confronti del giovane autore canadese Xavier Dolan. Un film che a Cannes 2016, dove è stato presentato in concorso, ha diviso, mentre alla prova del pubblico ha ottenuto riscontri più compatti. È piaciuto infatti molto e lo dimostrano anche le cifre, ovviamente proporzionate alla distribuzione. Il debutto a inizio dicembre è al nono posto del box-office settimanale, con la migliore media per sala (€ 3.462 in 89 schermi) dopo quella di Sully (€ 3.507 e prima posizione). Nella difficile seconda settimana, in cui arriva l’invasione dei film di Natale, perde 44 schermi ed è 12° al box-office e nelle settimane successive scompare progressivamente dalla programmazione. Una collocazione diversa avrebbe potuto sicuramente giovargli.

Dopo un’anteprima in otto città, il 22 dicembre, Paterson di Jim Jarmusch arriva in 49 sale alla fine del 2016 e mostra una discreta vitalità. Anche in questo caso rispetto ai colossi in centinaia di schermi può oggettivamente poco, ma la media per sala (€ 2.042) dimostra un interesse superiore a quello rivolto a film molto più distribuiti (un esempio per tutti Non c’è più religione ancora in 217 sale con una media disastrosa di € 464). Il riscontro positivo porta la Cinema di Valerio De Paolis ad aumentare gli schermi, che arrivano a 64, scelta che consente di consolidare l’interesse del pubblico.

Esce nella settimana acchiappa pubblico, la prima di gennaio, Il Cliente, l’opera di Asghar Farhadi vincitrice di ben due premi a Cannes (Prix du scénario e Prix d'interprétation masculine a Shahab Hosseini) e candidata all’Oscar come Migliore Film Straniero. Scelta che si rivela ottima perché il debutto è al 13° posto, in sole 56 sale, con un’ottima media per schermo (€ 4.124). Migliora di una posizione la seconda settimana, in cui le sale diventano 76, la media però dimezza (€ 2.316), e scende al 16° posto la terza settimana (media stabile a  € 2.050, ma sale ridotte a 57). Lo sfruttamento commerciale dell’opera è in pieno corso e dipenderà ovviamente molto dal responso dell’Academy. Il fatto che Farhadi essendo cittadino iraniano non possa recarsi alla notte degli Oscar 2017 per il film per cui è candidato, a causa del discutibile ordine esecutivo emanato il 27 gennaio 2017 dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha fatto ovviamente molto parlare e, come si sa, il parlare di un film fa bene agli incassi. A volte anche ai premi.

L’animazione si distingue con due titoli che non fanno scintille (Rock Dog e Kubo), mentre per alcuni titoli usciti verso la fine di gennaio lo sfruttamento è agli inizi ed è troppo presto per trarre considerazioni assennate (Xxx - Il ritorno Di Xander Cage, Qua la zampa, Split, Fallen, Proprio lui?).


Luca   Baroncini