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Il Baro-metro: sguardi dalla sala (10/2016) – 3

I TRIMESTRE STAGIONE 2016 / 2017

COSA IL PUBBLICO NON HA VISTO

In un trimestre privo di sprint è sicuramente la sezione più ricca. Alcuni titoli il pubblico non ha proprio avuto modo di intercettarli e manco sa che sono usciti. Una congiuntura negativa di fattori che ha visto sommare all’abituale assembramento autunnale un disinteresse superiore a ogni aspettativa. La suddivisione dei film è in base all’incasso ottenuto, indipendentemente dal genere di appartenenza.


INCASSI SUPERIORI A 1 MILIONE DI EURO

Bad Moms  € 1.315.168,25

I babysitter  € 1.174.115,82

Al posto tuo  € 1.141.179,68

Tra i titoli disertati non ci sono solo opere piccoline destinate a un pubblico di nicchia, ma anche titoli più appetibili, che altrove hanno conseguito risultati decenti. Non attecchisce, ad esempio, Bad Moms, accolto come la risposta al femminile di Una notte da leoni ma andato bene a zone alterne: negli U.S.A. 113 milioni di dollari, in Australia 11 milioni e mezzo di dollari, in Germania e Gran Bretagna oltre 10 milioni di dollari, ma in Francia solo 2,5 milioni di dollari e in Spagna 1,6 milioni di dollari. L’Italia si accoda ai meno entusiasti. In ogni caso un film ampiamente remunerativo, con un totale che moltiplica per nove il budget di 20 milioni di dollari.

Ci si aspettava di più anche da due titoli italiani che in pochi si sono filati: I babysitter e Al posto tuo. Superano entrambi gli 1,1 milioni di euro, ma non riescono a imporsi all’attenzione del grande pubblico. Il primo, remake del francese Babysitting, e si dice migliore dell’originale, sfida addirittura il “Cinema2day” con un’anteprima il 12 ottobre in anticipo rispetto alla data di uscita del 19 ottobre, ma si deve accontentare della decima posizione nel box-office giornaliero. Al posto tuo di Max Croci, invece, con gli ennesimi Luca Argentero e Ambra Angiolini, arriva poco e male, a partire da un titolo incapace di fissarsi nella memoria e di un poster sovrapponibile a mille altri. Magari è anche una commedia piacevole, ma pochi hanno avuto modo di captarne l’arrivo.


INCASSI TRA 500 MILA E 1 MILIONE DI EURO

Cicogne in missione  € 949.873,06

Deepwater - Inferno sull'Oceano  € 938.292,26

Ben-Hur  € 904.532,82

New York Academy  € 835.025,00

American Pastoral  € 578.817,94

Prima di lunedì  € 560.117,58

Abel - Il figlio del vento  € 537.628,35

In questa sezione abbondano i titoli che si pensava facessero di più, arrivando almeno a raggiungere il milione di euro, diventata ormai la soglia simbolica, per molti miraggio lontano, che separa l’insuccesso dal successo (minimo).

Ecco quindi Cicogne in missione, il cartone Warner che nel mondo raggiunge i 175 milioni di dollari (di cui 71 milioni in America), mentre da noi arriverà probabilmente al milione di euro solo a fine sfruttamento, ma con grande fatica! Esce infatti a fine ottobre perdendosi in un limbo poco entusiasmante, nonostante i 315 schermi a disposizione. La causa è da individuarsi principalmente nel ritmo febbrile delle uscite di film che si rivolgono allo stesso target di pubblico. Strategia poco lungimirante che danneggia soprattutto i film con un minore appeal. Se è uscito da poco lo strombazzatissimo Pets, difficilmente Cicogne in missione la spunterà, e chi ha appena visto Pets, tra l’altro senza entusiasmarsi, magari pure a 2 euro, probabilmente non tornerà subito in sala per un altro cartone. Tra l’altro, il titolo Cicogne in missione rischia di allontanare parte del pubblico a cui si rivolge perché in apparenza, ed erroneamente, destinato solo ai più piccolini. Insomma, una ciambella non proprio col buco, almeno da noi.

Veri e propri flop internazionali, invece, sono stati Ben-Hur, Deepwater e American Pastoral. i primi due, costati parecchio (100 milioni di dollari il primo, 110 milioni di dollari il secondo), incassano nel mondo rispettivamente 94 milioni di dollari e 113 milioni di dollari, e anche da noi non fanno scintille.

Il film tratto dall’omonimo romanzo di Philip Roth, invece, debutto alla regia di Ewan McGregor che si ritaglia anche il ruolo da protagonista (quanto di più lontano dallo “svedese” del romanzo), conferma la tradizione che vuole Roth mal trasposto al cinema (tra gli altri, La macchia umana e Lezioni d’amore). In realtà il film ha una sua piatta dignità, ma da un testo che manda in frantumi il sogno americano ci si aspettava di sicuro qualcosa di meno stereotipato e più incisivo. Modesta l’accoglienza ovunque: appena 550 mila dollari negli States, dove circola solo in 70 sale, e poco più di 400 mila dollari negli altri paesi, per un totale che non raggiunge neanche il milione di dollari. In Italia, non aiutato dal titolo (non tradotto) che abbandona i lettori del libro al proprio destino, si confonde tra le altre uscite e scompare in tutta fretta, senza che molti si siano nemmeno accorti che è uscito, nonostante le 190 sale in cui circola. Il risultato italiano è finora quello più alto del mondo e arriverà in altri mercati importanti solo a partire dal mese di novembre (Gran Bretagna e Germania), in Francia solo a fine dicembre.

Curiosa l’operazione mimetica effettuata da Eagle Pictures per proporre l’ennesima commedia teen/dance/wannabe: “stepupizzarlo”. Quindi via il titolo originale (High Strung, più o meno eccitabile / nervoso) che diventa New York Academy, un trailer accattivante e l’uscita a metà agosto, in linea con la maggior parte degli altri film della serie. L’operazione riesce solo in parte, perché se è vero che l’incasso italiano è il più alto del mondo (negli U.S.A. appena 53 mila dollari in 100 sale), siamo ben lontani dai fasti della saga di “Step Up” (nell’ottobre del 2010 Step Up 3D sfiorò i 7 milioni di euro).

Non lasciano traccia, invece, un altro titolo italiano impossibile da ricordare, Prima di lunedì (sembra un post-it in ufficio) e la favola, agreste e pedestre, Abel - il figlio del vento.


INCASSI TRA 250 MILA E 500 MILA EURO

The Witch € 494.922,00

Un amore all’altezza € 483.219,90

Frantz  € 466.062,26

Un padre, una figlia  € 456.202,80

Neruda  € 350.656,33

La vita possibile  € 349.137,02

Indivisibili  € 348.088,66

Tommaso  € 313.911,00

Piuma € 310.926,18

Equals  € 294.322,00

Elvis & Nixon  € 291.441,31

Lettere da Berlino  € 278.022,98

La famiglia Fang  € 273.375,00

Il diritto di uccidere  € 257.902,00

Torno da mia madre  € 257.352,44

Sezione dedicata per lo più ai film provenienti dai festival, perché i titoli che rimpolpano i programmi delle più importanti manifestazioni internazionali difficilmente sono in grado di incontrare il grande pubblico. Non è una regola, possono esserci delle eccezioni (I magnifici 7 ha chiuso Venezia e, pur senza brillare, ha avuto un discreto riscontro), ma mediamente si tratta di opere con una distribuzione limitata concentrata quasi esclusivamente nelle monosale cittadine. Ma siamo sicuri che qualche ulteriore esperimento non sarebbe coronato dal successo? I tentativi effettuati in passato hanno dimostrato che il pubblico che frequenta i multiplex si aspetta un certo tipo di cinema, diciamo più rumoroso, ma è anche vero che tutto è suscettibile di cambiamento. Certo è che una evidente leadership delle monosale cittadine in materia consente ai sempre più striminziti cinema dei centri storici di sopravvivere senza ulteriore concorrenza. Sarebbe però necessario un ricambio generazionale per produrre numeri in crescita anziché in calare.

I titoli d’essai che rientrano in questa sezione sono quelli che hanno ottenuto una buona distribuzione e goduto quindi di una discreta visibilità. Per quanto riguarda la provenienza c’è un po’ di tutto: Cannes (Un padre, una figlia, in 64 sale,  Neruda in 73 sale), Berlino (Lettere da Berlino in 84 sale) e Venezia (Frantz in 57 sale, Indivisibili in 137 sale, Tommaso in 154 sale, Piuma in 252 sale, Equals, in 141 sale). Se per alcuni titoli era prevedibile un’accoglienza modesta, per altri qualcosa di più era decisamente ipotizzabile. Colpisce, ad esempio, la caduta libera del cinema italiano, che non sempre gode di un supporto distributivo solido. Pensiamo al caso di Piuma di Roan Johnson: arriva nei cinema a fine ottobre e viene distribuito in ben 252 sale; vista la tiepida accoglienza del primo week-end (230 mila euro), però, viene smontato da 205 schermi e alla seconda settimana perde l’89% degli incassi. Per un film stroncato a Venezia che doveva rifarsi nelle sale il sostegno non è certo stato dei migliori.

Nemmeno le superstar italiane riescono a fare la differenza. È il caso di Magherita Buy e Valeria Golino protagoniste di La vita possibile, in circolazione in ben 79 sale ma bellamente, anche un po’ giustamente, ignorato.

Tra gli altri titoli, non brilla l’atteso horror crepuscolare The Witch, che arriva in piena canicola sull’onda del successo americano (25 milioni di dollari) e degli ottimi riscontri critici, ma finisce invece per deludere un po’ tutti, tra l’altro in un’estate davvero avara di rivali e nonostante l’horror sia il genere principe della stagione estiva. Che forse sia un tantino sopravvalutato e il passaparola non lo abbia premiato?

Poteva ambire a qualcosa di più La famiglia Fang, film imperfetto ma sicuramente dalle premesse originali (una famiglia di artisti vive la vita come se fosse un’opera d’arte mettendo in confusione i due figli che crescono disturbati) che invece è un flop globale. Nonostante un cast notevole (Nicole Kidman, Jason Bateman e Christopher Walken) non esce praticamente da nessuna parte, in America in sole 52 sale per un incasso di appena 263 mila dollari, tanto che il modesto risultato italiano è il migliore del mondo. In alcuni mercati importanti (tra cui Australia e Giappone) è un direct to video. Tiepida accoglienza anche per lo spy thriller Il diritto di uccidere che affronta ambiguità quanto mai attuali (i danni collaterali nello sventare un attentato terroristico), gode dell’ultima interpretazione del compianto Alan Rickman e del carisma di un’attrice come Helen Mirren, ma a fine agosto soffre del rifiuto del pubblico verso il buio della sala nonostante 172 schermi a disposizione. 

Scarso, poi, il risultato per la commedia francese Un amore all’altezza, considerando l’uscita in 186 schermi a partire dal 7 settembre, e irrisorio quello di Elvis & Nixon con Michael Shannon e Kevin Spacey, flop mondiale nonostante il budget di soli 4 milioni di dollari: a parte il milione di dollari raccolto negli States in 382 schermi, quello dell’Italia è il miglior risultato del mondo (probabilmente l’incasso della Germania, dove arriverà l’8 dicembre, non farà la differenza).


INCASSI TRA 50 MILA E 250 MILA EURO

Questi giorni  € 250.432,98

Se permetti non parlarmi di bambini!  € 239.630,59

Lolo - Giù le mani da mia madre  € 233.789,90

L’effetto acquatico  € 212.373,72

Go With Me   € 206.296,85

Quella peste di Sophie  € 200.757,00

Il Clan  € 166.763,35

Fuck You, Prof! 2  € 161.759,00

Quando hai 17 anni  € 155.416,86

Mike & Dave: Un matrimonio da sballo  € 140.060,87

The Space In Between: Marina Abramovic and Brazil  € 137.822,90

Top Gun  € 133.571,00

Il sogno di Francesco  € 128.790,54

Ma loute  € 122.896,79

The Rolling Stones in Cuba - Havana Moon  € 97.060,00

One More Time With Feeling  € 90.214,00

Lo And Behold - Internet: il futuro è oggi   € 87.790,86

Demolition  € 79.196,00

Pay the Ghost - Il male cammina tra noi  € 75.392,31

The Winter's Tale - Il racconto d'inverno € 65.118,00

Domani  € 58.153,50

In questa sezione rientrano invece i film d’essai meno remunerativi. Ancora una volta la maggiore provenienza è dai festival. Venezia è sempre in testa con l’opera di Giuseppe Piccioni, Questi giorni, poco vista nonostante le 104 sale a disposizione, e due film che arrivano sempre da Venezia, ma edizione 2015. Se per il brutto Go With Me, in ben 116 schermi, il flop era inevitabile perché il film è davvero brutto ed è stato un fiasco ovunque (in U.S.A. è uscito solo in 11 sale con il titolo Blackway), ci si domanda che senso abbia avuto aspettare un anno per distribuire, male, il riuscito Il Clan di Pablo Trapero, vincitore, tra l’altro, del Leone d’Argento per la migliore regia. Un’opera che avrebbe sicuramente beneficiato di una distribuzione più attenta in grado di valorizzarla, magari a ridosso del festival, oppure durante le festività natalizie, e che invece dopo tanti mesi nessuno è in grado di ricordare e buttato così allo sbaraglio non trova alcun appiglio e modo di imporsi. Meritava senz’altro di più Quando hai 17 anni di André Techiné, proveniente dalla Berlinale, ma le 47 sale di cui dispone ottengono a inizio ottobre una media per sala non eccelsa (€ 1.442) che alla seconda settimana, in cui le sale calano a 36, si riduce ulteriormente (€ 1.084), senza che ci siano quindi le premesse per un più solido sostegno distributivo. Sfida incautamente la fine dell’estate in 35 sale Ma Loute di Bruno Dumont, ma il debutto è al 12° posto e la settimana successiva è già in caduta libera al  18°.

Tra gli altri, a colpire è il rifiuto verso Demolition di Jean-Marc Vallée, un brutto film con però un buon appeal dato da regista, interpreti (Jake Gyllenhaal e Naomi Watts) e tematica (si parla pur sempre di una sofferenza che porta a una rinascita); invece il pubblico lo ha completamente ignorato e nel week-end di debutto, a metà settembre in 83 sale, la media per schermo è di 946 euro, dato che sconforta ogni sostegno distributivo comportando l’immediata, e frettolosa, scomparsa del film dalla programmazione. Arriva inaspettato, considerando la popolarità del Santo e l’uscita a ridosso della sua celebrazione (il 4 ottobre è San Francesco e il film esce il 6), l’insuccesso radicale di Il sogno di Francesco, co-produzione tra Francia, Italia e Belgio con Elio Germano e Alba Rohrwacher. Nel week-end di debutto 80 mila euro in 106 sale (13º posto al box-office). Con tutta probabilità i fedeli non sono stati solleticati a dovere. In ogni caso, il miracolo non si è compiuto!

Troppe, poi, 141 sale per un filmetto irrisorio e inconcludente come Se permetti non parlarmi di bambini. Scorrendo la lista qui sopra vi starete invece chiedendo, ma Quella peste di Sophie, Fuck You, Prof! 2 e Pay the Ghost, quando e dove sono usciti?

Anche gli eventi, in questo scorcio di stagione, seguono il trend calante incapaci di brillare, a parte i due documentari segnalati in precedenza. Tra quelli più significativi si fa notare il documentario The Space In Between: Marina Abramovic and Brazil, ma senza particolari picchi. Ci prova anche Top Gun, con la scusa del trentennale smaltato a lucido in versione 3D, ma i prezzi stellari proposti dalle multisale non lo aiutano. Come più volte sottolineato, per le riedizioni un prezzo di massimo 5 euro garantirebbe ritorni migliori. Fatica anche il teatro al cinema e The Winter's Tale - Il Racconto D'inverno, con Judi Dench per la “Kenneth Branagh Theatre Company”, non ottiene grandi cifre.


INCASSI INFERIORI A 50 MILA EURO

Le sorelle perfette  € 49.990,00

El abrazo de la serpiente  € 45.775,00

The Assassin  € 40.199,00

Le ultime cose  € 29.804,00

Amleto - National Theatre Live  € 16.661,00

Liberami  € 13.218,60

Mia madre fa l'attrice  € 2.710,90

Spira mirabilis  n.p.

Ancora Venezia (il vincitore di Orizzonti, Liberami, una delle opere in concorso, Spira Mirabilis, e un rappresentante della Settimana Internazionale della Critica, Le ultime cose) e Cannes, ma 2015 (in concorso, The Assassin, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, El abrazo de la serpiente). Tutte opere presentate in un numero piccolo piccolo di copie. A guidare il gruppo è, però, un film commerciale, Le sorelle perfette, che sfida impavido la calura estiva con un debutto disastroso a inizio agosto in 112 sale: nono posto al box-office settimanale e media per sala di € 446.    

Tra gli eventi torna, dopo il successo ottenuto ad aprile, Benedict Cumberbatch nei panni di Amleto nella versione dal National Theatre di Londra diretta da Lyndsey Turner, ma i numeri non ripetono l’exploit di aprile.


SE IL TITOLO NON AIUTA

Siamo distratti da mille sollecitazioni, una delle cose più difficili è ricordarsi un titolo o un autore, a volte ci esercitiamo proprio per mantenerne memoria, inventando improbabili collegamenti. Le lettere, però, vanno e vengono, si mescolano, creando nuove concordanze, fascinazioni, inganni e risultati del tutto inaspettati. Viste le difficoltà oggettive di arrivare al pubblico, che senso ha confondergli ulteriormente le idee facendo uscire, in contemporanea o quasi, film dai titoli simili o facilmente assimilabili?

Due i casi di questo trimestre.

Il primo vede l’invasione di troppe madri. Escono infatti il 25 agosto sia Torno da mia madre, commedia francese di Éric Lavaine, che Mia madre fa l’attrice, documentario di Mario Balsamo. Ma per complicare ulteriormente le cose arriva anche, dopo una settimana, la commedia, sempre francese, Lolo - Giù le mani da mia madre, di Julie Delpy. Roba da disorientare anche il cinefilo più volenteroso!!

Il secondo caso riguarda invece due film in uscita nello stesso week-end di fine agosto. Da una parte  Paradise Beach - Dentro l'incubo, di Jaume Collet - Serra, che tra l’altro attribuisce alla spiaggia un nome che il film si premura bene dal citare, dall’altra Escobar (Paradise Lost) di Andrea Di Stefano. Anche in questo caso la ridondanza non aiuta di certo a fissare i due film, pur diversissimi, nella mente.

E per finire un dubbio: perché decidere di perdere i lettori di “Pastorale americana”, di Philip Roth, distribuendone la trasposizione cinematografica con il titolo inglese American Pastoral? Un assurdo tentativo di ammiccare al pubblico adolescenziale? In ogni caso, considerando anche il target non certo giovanissimo del libro, una scelta fallimentare, perché esclude una fetta di possibili curiosi a priori. Poi, il film è quel che è, ma questa è un’altra storia.


IL POSTER CHE VERRÀ

E per concludere un esame della locandina di un film che verrà distribuito a marzo 2017. Si tratta di Kong: Skull Island. Ebbene, sì, un nuovo King Kong ci attende all’orizzonte.

Sono state proposte varie versioni del poster, tutte centrate sul mistero o sul mostro. Particolarmente ricercati gli accostamenti cromatici e sicuramente d’effetto il risultato. A risaltare, però, è l’assenza di qualsiasi riferimento al materiale umano del film, sempre più in secondo piano nei giocattoloni americani incentrati ormai esclusivamente sugli effetti speciali e sul mostro di turno. Che quindi i protagonisti siano Tom-Loki-Hiddleston e Brie-Oscar-Larson, pare non interessare nessuno e, soprattutto, non in grado di trainare gli spettatori nelle sale. Men che meno il nome del regista, in questo caso il poco noto Jordan Vogt-Roberts.

Siamo sicuri che l’ennesimo gorillone incarognito riuscirà, da solo, ad attirare le masse? Non resta che aspettare marzo per scoprirlo!

 


Come sempre, per confronti, opinioni, chiacchiere, consigli, proposte, suggerimenti, l’indirizzo è:

LUCA BARONCINI


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Luca   Baroncini