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Il Baro-metro: sguardi dalla sala (04/2016) – 1

III TRIMESTRE STAGIONE 2015 / 2016

(dal 1ş febbraio al 30 aprile 2016)

I primi mesi del 2016 hanno dimostrato l’intramontabile potere dell’immaginario cinematografico. Nel primo trimestre del 2016, infatti, in base ai dati forniti da Cinetel, le presenze al cinema sono aumentate del 24% rispetto allo stesso periodo del 2015. Un ottimo risultato considerando la congiuntura economica non propriamente positiva, la pirateria dilagante (per molti scaricare illegalmente film che sono in sala non è reato, invece lo è!!), i prezzi alti applicati da alcuni multiplex (l’esoso sovrapprezzo per il 3D ne è un esempio) e la concorrenza di tante piattaforme digitali che offrono ottime opportunità di intrattenimento direttamente nel salotto di casa. Dopo tre mesi incoraggianti, però, aprile è invece una completa debacle: -23,68% negli incassi rispetto ad aprile 2015 e -14,24% nelle presenze.

Un vero tracollo che la seconda Festa del Cinema della stagione, svoltasi con successo dall’11 al 14 aprile, ha in parte arginato. Nei quattro giorni feriali dal lunedì al giovedì, infatti, un milione 200 mila spettatori hanno acquistato il biglietto a 3 euro (5 per le versioni in 3D): +147% nelle presenze rispetto agli stessi quattro giorni della settimana precedente e +118% confrontando i dati con lo stesso periodo del 2015. Nonostante il prezzo ridotto anche gli incassi sono aumentati: ben 49% in più sulla settimana precedente e +30% rispetto al 2015. Un’ulteriore dimostrazione di come la leva del prezzo non sia ininfluente per attirare pubblico. La speranza è che chi ha partecipato all’evento abbia avuto modo di scoprire, o riscoprire, la bellezza di gustarsi un film in un cinema e non nel salotto di casa o, peggio, davanti al video striminzito di un computer. I dati della Festa di Aprile sono più bassi rispetto a quelli complessivi della Festa di Ottobre, in cui gli spettatori sono stati un milione 800 mila, ma il calo stagionale era prevedibile, soprattutto in considerazione del minore appeal dei film in programmazione. Comunque sia, le associazioni dell’industria cinematografica ANEC, ANEM, ANICA, con il sostegno della Direzione Generale Cinema del MiBACT, hanno già confermato i CinemaDays di Ottobre 2016, perciò avanti tutta!!

Considerando i dati complessivi dei primi quattro mesi dell’anno, ridimensionato ma ancora positivo il dato sulle presenze rispetto allo stesso periodo del 2015: +13,96%. Non tutto è perduto, quindi, anzi, continuiamo a nutrirci di cinema e a vedere i film nelle sale.

Nelle prossime sezioni affronteremo tutto ciò che ha caratterizzato il trimestre da poco concluso: gli Oscar, i flop, i film di animazione e per famiglie, il cinema d’essai, quello italiano, gli eventi e, per concludere, la classifica stagionale, quindi riferita ai primi tre trimestri.

Come al solito, ecco le fonti: Cinetel, Boxofficemojo, Giornale dello Spettacolo, BoxOfficeBenful e Anec.

Ricordo, infine, che gli incassi sono calcolati alla data del 30 aprile 2016.

Buona lettura.


OSCAR

Posizione - Film – Incasso - Presenze

1    INSIDE OUT - € 25.378.678 

2    REVENANT – REDIVIVO - € 13.848.616

3    SPECTRE - € 12.469.376 

4    IL PONTE DELLE SPIE - € 10.916.106 

5    THE HATEFUL EIGHT - € 8.492.018

6    LA GRANDE SCOMMESSA - € 4.924.706

7    IL CASO SPOTLIGHT - € 4.071.689

8    THE DANISH GIRL - € 3.811.954

9    MAD MAX: FURY ROAD - € 2.988.462

10  ROOM - € 1.165.216

11  EX MACHINA – € 759.000

12  IL FIGLIO DI SAUL - € 429.362

 

La domanda è la stessa tutti gli anni: come incide l’Oscar sugli incassi? Ha un effettivo contributo sulla resa commerciale dei film? La risposta, ancorché ovvia, è sì, anche se in modo diverso rispetto al passato. A beneficiare dell’effetto Oscar, infatti, non sono tanto i film vincitori, quasi tutti a sfruttamento ormai concluso alla pronuncia del verdetto, quanto i candidati. Entrare nella rosa dei papabili garantisce una visibilità che spinge il mondo nelle sale. Tutti vogliono vedere un bel film e, globalmente, l’Oscar è ancora garanzia di qualità. Si possono criticare certe scelte, non condividerle, ricordare che è ingiusto che Orson Welles non abbia mai vinto un Oscar (a parte quello alla carriera nel 1971) e Alejandro González Iñárritu ben due consecutivi, notare che se il Palmares degli Independent Spirit Awards e quello degli Oscar sono sempre più simili qualche cosa forse, in una delle due manifestazioni, non funziona a dovere, ma difficilmente un film premiato agli Oscar è del tutto deludente. Con buona pace della critica più estrema che vede marcio e mediocrità ovunque tranne nell’artista uzbeko che, ahimè, solo lui conosce e, ovviamente, adora.

Compilando, più che altro per gioco, una classifica che monitora gli incassi italiani dei film gravitanti intorno agli Oscar, si può notare che quest’anno i film vincitori sono quelli che nell’arco della stagione hanno incontrato maggiormente il favore del pubblico. Inside Out, vincitore per l’Animazione, era designato alla statuetta fin dalla sua presentazione a Cannes 2015 e in Italia è stato particolarmente amato, superando qualunque aspettativa. Revenant, nelle sale dal 16 gennaio, ha beneficiato delle 12 candidature configurandosi fin da subito come film da non perdere, il filmone degli Oscar che tutti fanno la fila per vedere a prescindere, in grado di riempire sia il multiplex periferico che la monosala cittadina, a conferma anche del richiamo di Leonardo DiCaprio, una delle poche superstar in grado di attirare il pianeta nelle sale. Dopo la vittoria in tre importanti categorie (Attore, Regia e Fotografia) il film aggiunge altri 500 mila euro al già ricco bottino, ma quando l’Academy si esprime a favore del film, il 28 febbraio 2016, il più è decisamente fatto. Ormai fuori dalla programmazione anche Spectre (Canzone), Il ponte delle spie (Attore non protagonista),  Ex Machina (Effetti Speciali) e anche il vincitore di più premi di questa edizione, l’acclamato Mad Max: Fury Road (Scenografia, Montaggio, Sonoro, Montaggio Sonoro, Costumi e Trucco). La Warner Bros, stranamente, non prevede un ritorno del film di George Miller nelle sale, uscito in coincidenza con il Festival di Cannes 2015 dove è stato presentato Fuori concorso, e già in dvd da settembre 2015. L’Italia è fanalino di coda negli incassi (neanche 3 milioni di euro) rispetto ai 153 milioni di dollari incassati negli U.S.A. e agli altri 224 milioni di dollari raccolti nel resto del mondo.

Quando viene premiato Ennio Morricone per la Colonna Sonora è già a fine corsa anche The Hateful Eight di Quentin Tarantino, nelle sale italiane dal 4 febbraio, dopo una pubblicizzatissima pre-release in 70mm in appena tre schermi dal 29 gennaio. Un’ottima strategia che ha contribuito a incuriosire un pubblico già molto ben disposto nei confronti del maestro americano che questa volta non ha però entusiasmato parte della critica. L’incasso italiano è inferiore a quello di Django Unchained (circa 12 milioni di euro) e Bastardi senza gloria (9 milioni 335 mila euro), ma migliore dei due Kill Bill (5 milioni 344 mila euro il Volume 1 e poco più di 5 milioni di euro il Volume 2). Ormai fuori corsa anche La grande scommessa (Sceneggiatura non originale), che illude gli spettatori di poterci capire qualcosa di economia a partire dal 7 gennaio. Grazie soprattutto al cast altisonante l’uscita è a tappeto e il riscontro è discreto ovunque, con un totale di 133 milioni di dollari worldwide che ripaga ampiamente il budget di “soli” 28 milioni di dollari.

Nonostante la delicatezza dell’approccio, per nulla sensazionalistico, fatica invece a imporsi The Danish Girl (Migliore Attrice non protagonista), sia in U.S.A. (poco più di 11 milioni di dollari e copertura massima di 794 sale) che nel resto del mondo (53 milioni di dollari), sufficienti comunque a consentire un rientro del budget di 15 milioni di dollari. L’Italia è però uno dei paesi in cui il film ha gli incassi più alti del mondo dopo Gran Bretagna (10 milioni 659 mila dollari) e Spagna (5 milioni 471 mila dollari). Nel complesso è stato interpretato come film militante da cui prendere le distanze. Ne è un esempio il caso bolognese del cinema Antoniano, gestito dai frati francescani, in cui, nonostante il beneplacito della Conferenza Episcopale, le lamentele di una parte del pubblico, turbata dalle presunte tematiche affrontate dal film, hanno raggiunto i quotidiani locali.

Colpisce, invece, nonostante l’Oscar a Brie Larson come Migliore Attrice, un’uscita strategica post Oscar e fiumi di articoli su ogni tabloid e magazine, l’incasso striminzito di Room, problematico nel trattare il ritorno alla vita dei suoi protagonisti ma non così ostico: 35 milioni di dollari in tutto il mondo sono poca cosa per un film che ha raggiunto ogni parte del globo, appena sufficienti a rientrare dei costi (13 milioni di dollari). Più comprensibili, data l’assenza di qualunque scorciatoia per compiacere il pubblico, i numeri modesti raccolti da Il figlio di Saul, folgorante debutto alla regia di László Nemes e Oscar come migliore Film Straniero. Anche il suo cammino è cominciato a Cannes 2015, dove era in Concorso e ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria. La strada è stata lunga, ma è stato presto chiaro che il film non avrebbe faticato troppo a conquistare l’Academy. Cannes gli ha aperto la strada e gli Oscar l’hanno definitivamente spalancata. 5 milioni e 600 mila i dollari raccolti globalmente a fronte di un budget di un milione e mezzo di dollari. La curiosità, a questo punto, è vedere se il giovane László Nemes (classe 1977) riuscirà a trovare un suo percorso artistico senza farsi condizionare/frastornare/intimorire dalle vette raggiunte al debutto.

L’unico titolo che ha davvero beneficiato degli Oscar è però Il caso Spotlight, outsider annunciato e vincitore per la Sceneggiatura Originale e come Migliore Film. La statuetta più ambita gli dà sicuramente quella marcia in più che la tiepida accoglienza al Festival di Venezia, dove è stato presentato Fuori Concorso, gli aveva negato. In Italia la Bim lo piazza con molto fiuto a metà febbraio. Arriva agli Oscar con un incasso di un milione e mezzo di euro e il più è nel post, grazie anche a un aumento degli schermi a disposizione che, nella settimana successiva alla premiazione (dove gli incassi lievitano del 51%), passano da 210 a 328. 88 i milioni di dollari raccolti nel mondo. 20 milioni di dollari il budget. 

Ma veniamo ai delusi, cioè ai film pluricandidati rimasti a bocca asciutta, molti dei quali possono però consolarsi con buoni incassi. È il caso di Sopravvissuto – The Martian (7 candidature) che nel mondo ha davvero spopolato (608 milioni di dollari), per non parlare di Star Wars: Il risveglio della forza. Nessuna delle 5 candidature è andata a buon fine, ma il successo è stato eclatante: più di 2mila milioni di dollari worldwide di cui 936 milioni negli U.S.A. È il maggiore incasso di tutti i tempi sul suolo americano, superiore anche ad Avatar (760 milioni di dollari). Si difende bene anche Creed, per cui Sylvester Stallone era dato per favorito come Non Protagonista, ma, si sa, l’Academy non sempre ama premiare le seconde opportunità (vedi anche Mickey Rourke per The Wrestler); comunque sia il film ha convinto sia la critica che il pubblico: 173 milioni di dollari worldwide a fronte di un budget di 35 milioni di dollari. Ottimo il riscontro anche nel nostro paese con più di 6 milioni di dollari.

Grazie alle 6 candidature e alla presenza di Cate Blanchett tutto il mondo ha modo di godere della raffinatezza di Carol (in Italia poco più di 2 milioni di euro), destinato inevitabilmente a numeri non eclatanti, ma 40 milioni di dollari non sono una bazzecola e l’operazione è in attivo (budget di 11,8 milioni di dollari). Tre nomination non tradotte in Oscar anche per Sicario e Brooklyn. Il film di Denis Villeneuve, costato 30 milioni di dollari, funziona negli U.S.A. (quasi 47 milioni di dollari), meno negli altri mercati (37 milioni di dollari), in particolare nel nostro paese, dove l’uscita in settembre non lo premia (823 mila euro). Discorso analogo per Brooklyn (budget 11 milioni di dollari), che in Italia supera di poco i 500 mila euro, mentre nel mondo raggiunge i 62 milioni di dollari. Anche in questo caso i maggiori introiti (61,7%) provengono dagli Stati Uniti (38 milioni di dollari).

Solo due i flop da Oscar. Il primo è Steve Jobs. Chi l’ha amato, chi l’ha odiato, chi ha inveito contro la mancata candidatura di Aaron Sorkin (vincitore del Golden Globe) per la sceneggiatura, chi dava per scontata la vittoria di Kate Winslet come Non Protagonista, chi lo ha visto e non ci ha capito granché. Del film di Danny Boyle si è quindi parlato molto, ma in pochi lo hanno visto: 17 milioni 766 mila dollari negli U.S.A., nonostante un’uscita wide in 2.493 sale, e 16 milioni 675 mila dollari negli altri mercati, senza picchi significativi. Anche in Italia, dove la Universal lo distribuisce dal 21 gennaio in 310 sale, finisce la sua corsa superando di poco il milione di euro. È probabile che l’Oscar alla Winslet ne avrebbe aiutato la resa commerciale, spingendo molti dubbiosi nelle sale, invece Steve Jobs finisce in perdita perché i 34 milioni 441 mila dollari incassati globalmente non ripagano il budget di 30 milioni di dollari. Il secondo flop da Oscar è L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo. Minori le pretese per il film di Jay Roach, ma il budget di 15 milioni di dollari resta comunque scoperto, con un incasso mondiale di appena 8 milioni 235 mila dollari, di cui il 95,4% dagli States. In Italia appena 268 mila euro, del resto lo sceneggiatore di Hollywood Dalton Trumbo non è propriamente un personaggio noto ai più e la popolarità di Bryan Cranston, protagonista della pluripremiata serie televisiva Breaking Bad, è ancora di nicchia, comunque non in grado di determinare il successo di un film.

A ben vedere fa flop anche Joy, nonostante i 101 milioni di dollari incassati globalmente, a causa di un budget di 60 milioni di dollari piuttosto alto trattandosi di una commedia drammatica. L’unica candidatura (per Jennifer Lawrence) sostiene la tenuta del film, ma sicuramente la 20th Century Fox sperava in più nomination. Si trattava comunque di una sfida non da poco. È vero che il cast è altisonante e David O. Russell può ormai fare ciò che vuole, ma convincere il pubblico a entrare in sala per vedere la storia di chi ha inventato il mocio era davvero impresa ardua. 56 milioni e mezzo di dollari in America e 44 milioni 600 mila dollari negli altri mercati si possono quindi considerare un buon risultato, insufficiente a ripagare i costi, ma una chiara dichiarazione d’affetto nei confronti dei talenti coinvolti. Anche in Italia se la cava incassando 2 milioni 618 mila euro. Sono convinto che se il poster che ha tappezzato molte città fosse stato quello originale (che vedete a fianco), bellissimo ed evocativo più del solo primo piano frontale di Jennifer Lawrence, che può molto ma non evidentemente tutto, qualche ulteriore curioso sarebbe accorso.

Tra i candidati non premiati dall’Oscar anche Anomalisa di Duke Johnson e Charlie Kaufman che in Italia debutta in 23 sale al 19° posto con una media per sala di € 1.642 e finisce la sua breve corsa con 77 mila 500 euro. Negli U.S.A. 3 milioni 759 mila dollari con un’uscita in 573 sale.


A seguire, la seconda parte del Barometro, con uno sguardo sui FLOP.

Luca   Baroncini