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Il Baro-metro: sguardi dalla sala (01/2016) – 2

II TRIMESTRE STAGIONE 2015 / 2016

I FLOP

Come sempre non sono mancati i film che hanno deluso lecite aspettative economiche.

Seguendo il fil rouge delle date di uscita si comincia con Crimson Peak, l’horror gotico (etichetta un po’ banale, come tutte le etichette, ma tant’è) di Guillermo del Toro, grande evocatore di atmosfere sulfuree fuori dal tempo. Beneficia di un’uscita a ridosso di Halloween, ma negli Stati Uniti non va oltre i 31 milioni di dollari e gli altri paesi aggiungono “solo” 43 milioni di dollari, per un totale di 74 milioni di dollari insufficienti a consentire il rientro dei costi (budget dichiarato 55 milioni di dollari). Da segnalare il maggiore incasso extra-americano in Messico, patria di del Toro, con 5 milioni 716 mila euro. In Italia debutta al quarto posto in 297 sale, resiste bene nella settimana di Halloween, confacente al genere (calo negli incassi limitato al 30%), ma gioca le sue carte tutte lì, perdendo poi il 64% alla terza settimana e terminando il suo sfruttamento poco sotto i 2 milioni di euro.

 

A seguire The Walk di Robert Zemeckis. Si sperava arrivasse a Venezia, invece ha aperto New York ed è apparso a Roma, ma nelle sale nessuno se lo è fumato. Né in America (appena 10 milioni 137 mila dollari per una copertura che ha raggiunto le 2.509 sale), né nel resto del mondo (41 milioni 500 mila dollari). Il disinteresse si estende anche al nostro paese, dove supera di poco il milione di euro. I 35 milioni di budget sembravano più che a portata, invece il rifiuto è stato globale. È vero, il documentario Man on Wire raccontava la stessa storia, ma nonostante l’Oscar vinto lo hanno visto in pochi. Resta da capire come mai un film di un autore importante, molto pubblicizzato, ben accolto dalla critica, con un 3D finalmente efficace, sia stato così tanto snobbato. Può essere che il vedere nuovamente in piedi le Torri Gemelle riapra ferite dolorose o comunque una pagina di storia e di vita che si vuole dimenticare? Sembra assurdo, ma una freddezza di tale portata pare ingiustificata. Il dibattito, quindi, è aperto.

Più comprensibile la debacle di The Last Witch Hunter - L'ultimo cacciatore di streghe. Vin Diesel, al di fuori dei franchise di successo (Riddick, ma soprattutto Fast & Furious), non ha mai funzionato granché. Qui, purtroppo, gioca male le sue carte scegliendo un progetto che fa acqua da tutte le parti e incapace, tra le tante cose, di coprire la sua espressività limitata. Negli Stati Uniti solo 27 milioni 367 mila dollari, più generosi gli altri mercati che aggiungono 109 milioni di dollari, per un totale di 136 milioni di dollari, comunque insufficiente a ripagare il budget di 90 milioni di dollari. La prodiga Cina limita l’entusiasmo a 20 milioni di dollari. In Italia non va così male. La breve corsa del film si ferma infatti a 2 milioni 900 mila euro, dopo tre settimane in top10 e la quarta a perpendicolo al 24º posto.

In rete pullulano i superlativi per Bill Murray, ma in pochi si sono filati Rock the Kasbah dell’infaticabile Barry Levinson. Budget di 15 milioni di dollari, piuttosto modesto per un film U.S.A., ma la copertura con gli incassi, che pareva scontata, non arriva. In America la batosta è notevole, con la quinta peggior apertura di tutti i tempi per un film distribuito in più di 2.000 sale (appena un milione 470 mila dollari) e un calo del 75,9% alla seconda settimana a parità di sale, per un totale di appena 3 milioni di dollari. Minimale il contributo degli altri paesi, Italia inclusa, dove la Eagle Pictures gli mette a disposizione 104 schermi per un disastroso debutto al 20º posto, con una media per sala di appena 563 euro. Immediata la scomparsa dalle sale per un totale inferiore ai 100 mila euro.

Dalle stelle (Maleficent e Unbroken) alle stalle per Angelina Jolie, a cui il pubblico, con By the Sea, probabilmente non perdona di giocare, con il consorte Brad Pitt, alla coppia litigarella e in crisi sullo schermo, mentre fuori, che sia vita vera o recitata poco importa, sembra fare faville. Risicato il budget (10 milioni di dollari), ma ben di più gli incassi, con 538 mila dollari (uscita limitata in 142 sale) in America e briciole dagli altri mercati. Basta pensare che quello italiano, di 342 mila euro, è il maggior risultato sui mercati extra-americani. Merito della Universal che ha messo a disposizione del film ben 227 schermi. L’andamento non incoraggiante del debutto (9° posto e media per sala di poco superiore ai mille euro) ha subito segnato il destino del film che alla seconda settimana perde 196 schermi e crolla in 28esima posizione.

Delude un po’ tutti Pan - Viaggio sull'isola che non c'è: i fan di Joe Wright lo vedono imbrigliato in un progetto fuori dalle sue corde dove non può esprimere tutto il suo potenziale, gli adulti non ne possono più di accompagnare i figli a vedere l’ennesimo ragazzino che non vuole crescere e forse anche i bambini ne hanno abbastanza. Deve avere pensato diversamente la Warner Bros che ha messo a disposizione un budget di ben 150 milioni di dollari, ma il prequel d’autore non convince nessuno e il pubblico non accorre. Negli U.S.A. solo 35 milioni di dollari, 92 milioni di dollari negli altri mercati, ma il totale di 127 milioni di dollari è ben lungi dal coprire gli investimenti monster effettuati. In Italia 2 milioni 875 mila euro, non pochi ma non abbastanza, per un titolo, eccessivamente bistrattato, che finisce per confondersi rapidamente con gli altri in programmazione.

Doveva essere il seguito di Seven, poi la sceneggiatura è passata di mano e ne è uscito Premonitions (Solace in originale). Stroncatissimo dalla critica, nemmeno il pubblico è accorso, nonostante l’aura thriller qualcosa raccatti sempre e due attori del calibro di Anthony Hopkins e Colin Farrell. 18 milioni di dollari il budget e altrettanti raccolti in tutto il mondo, con particolare generosità solo dalla Francia (6 milioni 594 mila dollari). In U.S.A. è pianificato, salvo ripensamenti, per il 2 settembre 2016.

Delude su tutti i fronti Il segreto dei suoi occhi, uno di quei progetti che con un minimo di lungimiranza si sarebbero potuti evitare conservando il ricordo, neanche tanto remoto, dell’originale argentino. Eppure il super cast (Chiwetel Ejiofor, Julia Roberts, Nicole Kidman) deve avere convinto, incautamente, anche i più scettici. Budget di 19,5 milioni di dollari per un incasso globale di 29,6 milioni di dollari, di cui 20 milioni di dollari dagli Stati Uniti. In Italia lo distribuisce la Good Films in 205 schermi, ma il debutto è all’ottavo posto, la seconda settimana è già fuori dalla top10 e la terza dalla top20, per un incasso totale sotto il milione di euro (876 mila 500 euro).

Sfiora la parità, ma non la raggiunge, Il sapore del successo, che troppo confida sul protagonismo di Bradley Cooper, bravo attore ma improbabile chef a tante stelle. In America il flop è sonoro, perché a fronte di un’uscita che raggiunge le 3.003 sale gli incassi si fermano a 13 milioni 649 mila dollari. Italia e Francia sono gli unici altri paesi al mondo in cui il film supera i 2 milioni di dollari, e il totale di 35 milioni di dollari è insufficiente a ricoprire il budget di 20 milioni di dollari.

Riusciranno i 20 milioni di dollari buttati per Regression a essere recuperati con l’uscita americana prevista per Febbraio 2016? Data la pochezza del risultato pare difficile, ma tutto, come sempre, può succedere. Per ora l’unico paese in cui il film è stato un successo è la Spagna, patria del regista Alejandro Amenabar, dove gli incassi hanno quasi raggiunto i 10 milioni di dollari. Il secondo incasso mondiale è quello italiano, dove i 223 schermi messi a disposizione dalla Lucky Red hanno consentito un incasso di un milione 231 mila euro. Superata la curiosità iniziale, determinata dalla combine regista da Oscar + coppia bislacca (Ethan Hawke ed Emma Watson), però, il passaparola ha fatto il suo devastante effetto e il film è scomparso rapidamente di scena: due settimane al sesto posto e poi direttamente fuori dalla top20. L’uscita americana potrebbe ripianare i conti.

Con cadenza annuale arriva la posseduta di turno in cerca di esorcista. Di solito si tratta di filmacci inguardabili, e pare che The Vatican Tapes non faccia eccezione, ma qualche ingenuo abbocca sempre. Sempre meno, dato che le promesse di brividi finiscono quasi sempre per tradursi in sbadigli. Nella calca di buoni film di inizio gennaio non riesce a trovare il suo pubblico. Cosa che si replica in gran parte del mondo. Gode infatti di ampia distribuzione, ma limita gli incassi a 13,5 milioni di dollari. Considerando che è costato 13 milioni di dollari, il flop è servito. Da brivido solo gli incassi italiani: 666 mila euro.

E per finire, due strani insuccessi, non globali, infatti, ma parziali.

Heart of the sea - Le origini di Moby Dick è un sonoro flop negli U.S.A., con appena 24  milioni 760 mila dollari, mentre se la cava discretamente negli altri mercati, dove incassa 65 milioni 600 mila dollari. I 90 milioni di dollari globali sono ben lungi da ripagare il budget di 100 milioni di dollari, e confermano lo scarso appeal di Chris Hemsworth senza la protezione di Thor e degli Avengers (vedi anche  il megaflop di Blackhat). L’Italia, complice una buona promozione (pure Ron Howard da Fazio), vede il film debuttare al primo posto del box-office con una media di € 3.473 in 466 schermi. Seconda posizione e calo contenuto alla seconda settimana (-41%), poi ridimensionamento a causa dell’arrivo dei film natalizi che ne determinano una rapida scomparsa. Ma 4 milioni e mezzo di euro sono uno dei migliori risultati mondiali. Fanno meglio solo Messico (6 milioni 335 mila dollari) e Corea del Sud (5 milioni 700 mila dollari).

Daddy’s Home è, invece, un grande successo in America (143 milioni di dollari), se la cava negli altri mercati (67 milioni 600 mila dollari), mentre in Italia è super flop: solo 207 mila euro. Del resto Will Ferrell nel nostro paese è evitato come la peste, e la compagnia di Mark Wahlberg migliora di poco le cose. La Universal fiuta la scarsa potenzialità del film in Italia e limita l’uscita a 80 sale. Il debutto è al 13º posto con una media per schermo di € 2.117. La seconda settimana resta in soli sette schermi e il crollo al 31º posto è già un successo.


CHI L’HA VISTO?

Consultando i dati di Cinetel pare che Lost River, il debutto alla regia di Ryan Gosling, presentato con scarso successo critico nella sezione “Un Certain Regard” al Festival di Cannes 2014, sia uscito nelle sale italiane. Appare infatti esordire al 16º posto nella classifica del week-end 20-22 novembre 2015 con un incasso di € 50.443 in 54 sale, per scendere poi in 23esima posizione la settimana successiva e terminare la sua breve corsa con un totale di € 122.443. Il problema è che nessuno ne ha parlato, nessuno pare averlo visto o intravisto, nessuno lo ha recensito, niente di niente, insomma. Dopo faticose ricerche ho scoperto che è stato distribuito dalla M2 Pictures che ho contattato. La risposta è che si è trattato di un’uscita tecnica, si suppone per avere garantiti i passaggi nei successivi canali distributivi, ma alla richiesta di ulteriori chiarimenti non ho ricevuto risposta.

A questo punto la curiosità di capire se qualcuno è riuscito a intercettarlo è tanta. Un incasso di 122.443 corrisponderebbe, circa, a 20 mila spettatori. Possibile che uno di questi non sia tra i nostri lettori? Nel caso non esitate a scriverci, così proviamo a risolvere il giallo…e ci raccontate, oltre a com’è, anche dove lo avete visto!


La prima parte del Barometro, con un’ANALISI STATISTICA DEL BOX OFFICE STAGIONALE, la potete trovare qui:

II Trimestre stagione 2015 /2016: dal 01/11/2015 al 31/01/2016 - parte 1


A seguire, la terza parte del Barometro, con uno sguardo sul NATALE e sui FILM DI ANIMAZIONE E PER FAMIGLIE:

II Trimestre stagione 2015 /2016: dal 01/11/2015 al 31/01/2016 - parte 3

Luca   Baroncini