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CARTOLINE AMERICANE/4

Classic Theaters

Celebration, Florida

Nei primi anni Novanta, la Disney Development Company ha iniziato la progettazione di una piccola cittadina creata secondo i principi di massima abitabilità, pulizia, e ordine tanto ammirati da Walt, e che avrebbero dovuto contrassegnare anche il sogno più ambizioso del grande cineasta e imprenditore, Epcot (Experimental Prototype Community of Tomorrow). In seguito alla morte di Disney nel dicembre del 1966, la sua futuristica visione dell’urbanizzazione americana fu trasformata in un gigantesco parco dei divertimenti, Epcot Center, che ritiene poco o nulla delle rivoluzionarie aspirazioni del suo fondatore. Su scala molto ridotta, la comunità di Celebration in Florida traduce in realtà tangibile alcuni dei desideri di Disney, in special modo la sua idea di main street, ovvero della cittadina accogliente, serena, libera dalle angosce e dall’alienazione provocate dalla metropoli. Al di là dei cancelli d’ingresso di Disneyland in California e di Walt Disney World (Magic Kingdom) in Florida si può già osservare una versione di questo concetto. Main street è una visione dell’America che sembra uscire dai ricordi d’infanzia di Walt stesso nella sua assoluta perfezione e irreprensibilità: niente di brutto può accadervi, in quanto ogni suo abitante è in perfetta simbiosi con il suo ambiente.

L’aspetto utopistico di main street emerge prepotentemente del cuore di Celebration, abitanti 7437, specialmente nelle sue proporzioni ideali, nella purezza della vegetazione che la circonda, nella cura plastica delle abitazioni, siano esse palazzine o case con tanto di giardino e garage. Gli edifici delle istituzioni principali vennero tutti assegnati ad architetti di grido, fra cui Philip Johnson, Robert Venturi, e Denise Scott Brown.
Considerando che l’impero di Disney è fondato sul cinema, uno spazio urbano creato da quest’azienda non poteva non avere un luogo dove celebrare appropriatamente la settima arte. Disegnato da all’argentino-americano César Pelli (noto per le svettanti torri gemelle Petronas di Kuala Lumpur), il cinema di Celebration è un omaggio all’architettura googie, una corrente futuristica nata verso la fine degli anni quaranta in California che presentava una positiva visione del futuro attraverso l’uso di colori, luci al neon, vetro e metallo, e che si esprimeva in edifici dalle linee arrotondate e seducenti come quelle delle automobili dell’epoca. La bellissima opera di Pelli include due torrette che accolgono lo spettatore all’interno di un’area circolare che funge da foyer all’aperto, che conduce agli sportelli della biglietteria e, superate le grandi porte vetrate, alla lobby, dove è situata la vendita di popcorn e bibite. Il motivo del cerchio si trasmette a tutto il teatro, incluse le decorazioni esterne, che includono ampi cornicioni bordati di azzurro e muri contrassegnati da onde che si trasmettono come vibrazioni emananti dal centro focale dell’edificio, e in cui sono iscritte le finestre asimmetriche, anch’esse dalla montatura azzurra.



Il cinema era originariamente operato dal colosso AMC, che lo inaugurò il fine settimana del 19 e 20 ottobre 1996 proiettandovi sei film: Matilda, The Birdcage, Mission: Impossible, Dragon Heart e Twister. Come spesso accade però, il destino di questa prestigiosa sala cinematografica è stato segnato da una triste ironia dettata dalla crudele logica dei numeri, che l’ha condannata alla chiusura nel dicembre 2010. Secondo AMC la struttura era divenuta improduttiva, e i costi di gestione superavano i profitti. Da allora la comunità dei cittadini di Celebration cerca di convincere l’enorme conglomerato a riaprire il gioiello architettonico, oppure a concederlo in licenza a qualche altro operatore, ma AMC non sembra interessata a liberarsi della proprietà che continua ad esistere, tanto immobile ed imperterrita quanto le tranquille acque del lago Rianhard su cui si affaccia. 

Alberto   Zambenedetti