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Baro-metro: sguardi dalla sala (10/2013)

I Trimestre Stagione 2013 / 2014

(dal 1º agosto al 31 ottobre 2013)

Checché ne leggiate in giro, soprattutto dopo il trionfo di Checco Zalone, il cinema al cinema non gode di ottima salute. Esordio un po’ lapidario per il primo reportage sull’andamento della nuova stagione cinematografica, ma i numeri purtroppo non sono dei migliori nel periodo dal 1º agosto al 31ottobre 2013 (e Checco Zalone ha dominato a partire da novembre). Dopo un’estate abbastanza stabile, infatti, la ripartenza è stata particolarmente lenta, senza un asso pigliatutto e con pochi titoli capaci di imporsi all’attenzione di un pubblico che sembra sempre più distratto, in cerca d’altro, a caccia dell’evento ma incapace di trovarlo e forse con poca spinta per fare dei propri momenti di svago anche un luogo di ricerca. Da quel che si legge la pirateria è sempre più diffusa, manca una normativa in materia che regoli in qualche modo la possibilità di scaricare da internet e nella maggior parte degli utenti pare che il percepito sia che se qualcosa si può fare con grande facilità non si compie alcuna infrazione. Manca quindi una consapevolezza di reato, soprattutto nelle nuove generazioni. Tanto per portare un esempio, se tuo figlio al campo estivo vede tranquillamente Monsters University, piratato dagli educatori in contemporanea con la programmazione nelle sale, significa che qualcosa proprio non va. Più che lanciare moniti, scandalizzarsi o non fare nulla, bisognerebbe prendere atto delle potenzialità offerte dalla tecnologia e gestirle in modo da trasformarle in opportunità. La strada è lunga, ma il cambiamento in corso è sotto gli occhi di tutti e nascondere la testa sotto alla sabbia non cambia lo stato delle cose.

Quest’anno i distributori si sono davvero sforzati di non lasciare le sale senza film durante il periodo estivo, ma il pubblico non li ha premiati più di tanto. I risultati, infatti, sono in linea con la precedente stagione dove due soli titoli (Biancaneve e il cacciatore e The Amazing Spiderman) monopolizzavano l’attenzione del pubblico. Da luglio ad agosto semplicemente un numero più o meno uguale di spettatori si è ripartito su un numero invece maggiore di film. Ma alla resa dei conti il risultato non è cambiato. Hanno funzionato poco anche le anteprime, con risultati sì attenzionali, rispetto alla modestia degli incassi giornalieri del periodo, ma incapaci di creare l’evento.

Un cinema che non va in vacanza, paradossalmente, ha contribuito a rallentare il ritorno del pubblico nelle sale dopo l’estate. Come se l’assenza di una pausa avesse in qualche modo reso non necessaria una ripresa. In pratica è stata calma quasi piatta fino all’arrivo di Cattivissimo me 2, il primo titolo della stagione in grado di raggiungere numeri importanti. Ma veniamo al dettaglio.

Dopo un agosto senza scossoni, settembre si è caratterizzato per un risultato particolarmente negativo: -23% negli spettatori rispetto a settembre 2012 e -28% negli incassi. Una vera debacle, tra l’altro rispetto a un settembre 2012 già in calo rispetto alla stagione ancora precedente. Sono andati male quasi tutti i film usciti, e anche quelli che se la sono cavata hanno ottenuto risultati al di sotto delle attese.

Anche ottobre non ha brillato, con un calo nelle presenze pari a circa il 10%. Probabilmente sul dato negativo ha inciso anche il prolungarsi della bella stagione, con week-end dal clima mite più adatti a perpetuare l’abitudine della gita fuori porta che a cercare il buio di una sala.

Proprio l’ultimo giorno del mese esce il film fenomeno al botteghino Sole a catinelle, che nel giovedì di debutto incassa 2 milioni 237 mila euro, battendo poi ogni record per il primo week-end. Ma questa è un’altra storia, e riguarderà il secondo trimestre della stagione che parte, appunto, il 1º novembre.


I FLOP

Davvero tanti i film che hanno deluso le aspettative. Ci sono i grandi flop, film soprattutto americani costosissimi che hanno incassato cifre ridicole, ma anche titoli minori che pur beneficiando di uscite planetarie si sono fermati a risultati mediocri. Nell’elenco sono inclusi anche titoli che pur rientrando dei costi hanno ottenuto incassi inferiori alle aspettative. E per fortuna, per le grandi major americane, che ci sono la Russia, che sembra apprezzare senza troppe sottigliezze qualunque cosa provenga da oltreoceano, e la Cina, che per i pochi film che riescono a superare le maglie della censura si rivela il più delle volte l'ago della bilancia per pareggiare i conti. Due bacini di utenza sterminati con un pubblico potenziale enorme. Non è un caso che molte produzioni made in U.S.A. ammicchino proprio agli spettatori di questi paesi.

LA NOTTE DEL GIUDIZIO

DATA DI USCITA 1 AGOSTO 2013 - INCASSO € 1.106.436

Sembrava il film che doveva salvare l’estate, con la Universal che ha scelto coraggiosamente di lanciarlo in una delle settimane meno ambite dell’anno, invece non ha brillato. Nel primo week-end si ferma al 2º posto con appena 325 mila euro in ben 216 sale. Al vertice c’è ancora Wolverine: L’immortale, che però ha a disposizione 524 schermi. Alla seconda settimana è battuto anche da Now You See Me in risalita, mentre alla terza scende al 5º posto e alla quarta è addirittura decimo e resta solo in 53 schermi. Strano perché il mix di violenza, tensione e adrenalina negli U.S.A. ha fatto sfracelli. Ha infatti debuttato direttamente al vertice della classifica con più di 34 milioni di dollari raggiungendo, a fine sfruttamento, il bottino considerevole di 64 milioni 473 mila dollari. Più tiepida l’accoglienza nel resto del mondo, che aggiunge solo 22 milioni 570 mila dollari (il 25,9% del totale), senza picchi degni di nota. Il risultato più alto è quello della Gran Bretagna con 5 milioni 333 mila dollari. Il budget di 3 milioni di dollari è più che ripagato, ma il fenomeno non si è diffuso a macchia d’olio come spesso accade per i successi a sorpresa made in U.S.A. Che il tema della violenza personale, con il dilagare praticamente illimitato delle armi da fuoco, sia più sentito in America che altrove?

RIDDICK

DATA DI USCITA 5 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 1.453.959

Il terzo capitolo delle avventure dell’antieroe Riddick, che ha dato la notorietà a Vin Diesel, torna al low-budget di Pitch Black. Dopo i 105 milioni di dollari spesi per The Chronicles of Riddick, infatti, ripagati da un incasso planetario insoddisfacente di 115 milioni di dollari, la scelta di abbassare i costi si rivela vincente. Nonostante la critica non apprezzi e il pubblico risponda pigramente, infatti, l’incasso di 93 milioni di dollari worldwide riesce a coprire il budget di “appena” 38 milioni di dollari. E per fortuna, ancora una volta, che c’è la Russia per far quadrare i conti, con un incasso di ben 10 milioni 245 mila dollari. In Italia debutta al 4° posto (607 mila euro), si mantiene al 6° alla seconda settimana (312 mila euro) e scompare dalla terza.

IL MONDO DI ARTHUR NEWMAN

DATA DI USCITA 5 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 228.036

Gli ingredienti c’erano tutti: un genere, la commedia romantica, capace di grandi incassi, due interpreti bravi e in parte (soprattutto Colin Firth, ma anche Emily Blunt), eppure qualcosa non ha funzionato. Soprattutto nella distribuzione, perché il film è uscito in pochi paesi e dove è uscito è stato evitato come la peste. In U.S.A. vede la luce in poche sale (248), ma la media è disastrosa (455 dollari) e il totale si ferma a 208 mila dollari. L’Italia è il paese in cui svetta, il che è tutto dire. C’è anche da dire che la Videa CDE gli dà una fiducia eccessiva, mettendogli a disposizione ben 163 schermi. Nel week-end di debutto incassa appena 120 mila euro con una media sconsolante di 739 euro per sala. Alla seconda settimana il calo è del 74% e il film rimane solo in 71 cinema. Il commento che ricorre a proposito del film è “né carne, né pesce”. Il che non depone certo a favore per il passaparola. In pratica si dimentica prima ancora di poterlo apprezzare o stroncare.

COMIC MOVIE

DATA DI USCITA 5 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 1.204.557

L’idea è quella di abbinare la commedia demenziale al film a episodi con innumerevoli star in libera uscita. Tanti i registi (Elizabeth Banks, Steven Brill, Steve Carr, Rusty Cundieff, James Duffy, Griffin Dunne, Peter Farrelly, Patrik Forsberg, James Gunn, Bob Odenkirk, Brett Ratner), ancora di più i divi in prestito al progetto (tra gli altri Chloe Moretz, Elizabeth Banks, Hugh Jackman, Emma Stone, Naomi Watts, Gerard Butler, Kristen Bell, Anna Faris, Kate Winslet, Richard Gere, Uma Thurman, Seann William Scott, Chris Pratt, Justin Long, Patrick Warburton, Christopher Mintz-Plasse, Josh Duhamel, Liev Schreiber). La moltiplicazione dei fattori, però, non incide sugli incassi, modesti ovunque: uscita wide negli U.S.A. ma solo 8 milioni 840 mila dollari, a cui se ne aggiungono poco più di 21 milioni dal resto del mondo. Ancora una volta un grande aiuto dalla Russia, con più di 8 milioni di dollari. L’Italia abbocca più di altri, con la quinta posizione nel primo week-end (559 mila euro), e una media discreta (1.920 euro), grazie alla disponibilità di ben 291 sale. Il passaparola, però, lo distrugge in fretta: seconda settimana al nono posto (255 mila euro) e poi fuori dalla top-ten. Uno di quei film di cui pochi si accorgono, soprattutto i giovanissimi data la quasi esclusiva programmazione nei multisala, e che non lascia traccia. I conti però quadrano, visto il budget irrisorio di soli 6 milioni di dollari.

R.I.P.D. – POLIZIOTTI DALL’ALDILÀ

DATA DI USCITA 12 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 58.057

È il caso più eclatante di flop globale. Stroncato dalla critica, costato un’infinità (130 milioni di dollari), non ha trovato consolazione nell’apprezzamento del pubblico: 33 milioni 600 mila dollari negli Stati Uniti, 42 milioni 630 mila dollari nel resto del mondo (di cui più di 13 milioni solo dalla Russia), per un totale di poco superiore ai 76 milioni di dollari. In Italia debutta, il giovedì di uscita, in sedicesima posizione con appena 7.003 euro in 117 schermi. La media è disastrosa: 60 euro. Non recupera nel week-end, dove resta allo stesso posto con poco più di 57 mila euro. Scompare immediatamente di scena.

IL POTERE DEI SOLDI

DATA DI USCITA 12 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 533.943

Thriller di routine incapace di agganciarsi alla mutevolezza dei tempi e, soprattutto, di agganciare le vecchie generazioni (nonostante due attori solidi come Harrison Ford e Gary Oldman), men che meno i giovanissimi (nonostante il richiamo offerto dalla presenza di  Liam Hemsworth, fratello di Chris e paladino delle teenager grazie alla saga Hunger Games). L’insuccesso è planetario. Negli Stati Uniti esce in ben 2.459 schermi ma si deve accontentare di un disastroso incasso di 7 milioni 385 mila dollari. Nel resto del mondo boccheggia. In ognuno dei tanti paesi in cui è distribuito, infatti, non supera il milione di dollari. Fa eccezione (ma va?) la Russia, che limita però il suo contributo a poco più di due milioni di dollari. Ancora una volta eccessivamente generosa l’Italia, che detiene il record degli incassi dopo Russia e U.S.A. La Moviemax lo distribuisce in ben 228 sale e nel week-end di uscita debutta in settima posizione con 285 mila euro. Alla settimana successiva è già fuori dalla top-ten.

YOU’RE NEXT

DATA DI USCITA 12 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 394.473

C’erano grandi aspettative per questo film, presentato a Toronto nel 2011 e poi rimasto in un limbo distributivo per ben due anni. Nonostante l’apprezzamento della critica e i commenti positivi del pubblico, però, gli incassi non hanno brillato. Forse non ha aiutato il marketing, che ha puntato con troppa enfasi sulla macelleria e sulla poca originalità (il cartellone spaventoso, ma con l’ennesimo uomo mascherato che si immagina irrompa in una casa uccidendo per puro sadismo a destra e a manca). O forse non ha funzionato la collocazione, troppo vicina a L’evocazione, che nonostante la medesima totale assenza di originalità proponeva meno sangue e più brividi, e non troppo distante da Il giorno del giudizio, in cui la casa assediata era ugualmente centrale, e anche il cattivo mascherato. Sta di fatto che il pubblico ha rifiutato il film. E questo un po’ dappertutto. In America si attendevano nuovi record per il genere, invece il film si è fermato a 18 milioni 494 mila dollari. Nel resto del mondo il risultato migliore viene dalla Gran Bretagna, ma si tratta di un modesto milione 828 mila dollari. In Italia debutta al settimo posto (240 mila euro in 186 sale) ma esce subito di scena (al week-end successivo è già sedicesimo).

LA FINE DEL MONDO

DATA DI USCITA 26 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 171.532

La “trilogia del cornetto”, sulla scia dei Tre colori di Krzysztof Kieslowski, si conclude con la fantascienza. La denominazione si deve al momento del film in cui uno dei personaggi acquista un cornetto: alla fragola, quindi rosso vivace, in L'alba dei morti dementi (per evocare il lato grandguignolesco del film), blu in Hot Fuzz (in riferimento all'elemento poliziesco) e, appunto, alla menta con granella di cioccolato, quindi verde-marrone, per La fine del mondo. Marchio di fabbrica, oltre al cornetto, sono l'umorismo brit (infatti gli incassi vengono soprattutto, per non dire quasi esclusivamente, dalla Gran Bretagna) la regia di Edgar Wright, la sceneggiatura di Edgar Wright e Simon Pegg e l'interpretazione di Simon Pegg e Nick Frost. Se il primo film può essere considerato fenomeno locale (30 milioni di dollari l'incasso globale, di cui 13 milioni e mezzo di dollari dagli U.S.A. e 12 milioni 350 dalla Gran Bretagna), con Hot Fuzz l'interesse è cresciuto notevolmente (80 milioni di dollari worldwide), ma senza una vera e propria estensione territoriale (23 milioni 637 mila dollari dagli U.S.A., addirittura più di 41 milioni dalla Gran Bretagna). La fine del mondo ha subito invece una battuta d'arresto (46 milioni di dollari in totale di cui 26 milioni dagli U.S.A. e poco più di 13 milioni dalla Gran Bretagna). L'Italia si è sempre mantenuta estranea al fenomeno: L'alba dei morti dementi non è stato quasi distribuito, Hot Fuzz si è fermato a 265 mila dollari e La fine del mondo si eclissa dopo un week-end al decimo posto.

SOTTO ASSEDIO - WHITE HOUSE DOWN

DATA DI USCITA 26 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 1.410.625

Dopo Attacco al potere (incasso italiano di 3 milioni 685 mila euro) è il secondo film della stagione che vede la Casa Bianca sotto attacco. Sulla carta, vista la regia di uno specialista dell'azione come Roland Emmerich e l'interpretazione di Channing Tatum, novello beniamino del pubblico, sembrava avere più frecce al suo arco del rivale e destinato a vincere la competizione, invece ha patito più del previsto: solo 73 milioni di dollari negli U.S.A. e altri 132 milioni dal resto del mondo, per un totale comunque incapace di ripagare il budget monstre di 150 milioni di dollari. In Italia debutta in quarta posizione con un modesto incasso di 670 mila euro. Alla seconda settimana cala al nono posto e aggiunge altri 381 mila euro. Alla terza crolla dell'83% in quindicesima posizione. Che per un soggetto così trito fosse sufficiente un solo film? In ogni caso, a livello globale è il vincitore, con 205 milioni di dollari contro i 161 milioni di Attacco al potere. A fare la differenza gli incassi della Germania (12 milioni 760 mila dollari), ma soprattutto della Cina (28 milioni 470 mila dollari), paese in cui il film di Antoine Fuqua non è invece uscito.

DIANA – LA STORIA SEGRETA DI LADY D.

DATA DI USCITA 3 OTTOBRE 2013 - INCASSO € 1.133.961

Ci sono ciambelle che escono col buco, altre invece no. Del resto il biopic è sempre rischioso. Quando, poi, tocchi un personaggio che tutti, ma proprio tutti, conoscono, il rischio ha un picco vertiginoso, a stretto confine con il masochismo. Con Lady Diana si è probabilmente pensato di andare sul sicuro, grazie anche allo scandalo insito nel soggetto, la relazione segreta della principessa con un cardiochirurgo pakistano, per i meno attenti al gossip del tutto inedita. Invece, nonostante gli spunti della nuova prospettiva, il film ha smosso meno acque del previsto suscitando una ben più pericolosa indifferenza. Unanime la stroncatura della critica, trascurabile il riscontro in Gran Bretagna (neanche 3 milioni di dollari) e decisamente sottotono gli incassi nel resto del mondo (in U.S.A. è uscito il 1° novembre). In Italia debutta al sesto posto (597 mila euro), ma la settimana successiva è già decimo. Non ha di sicuro aiutato il coro televisivo di dissensi che ha bersagliato il primario target di riferimento alimentando un passaparola estremamente negativo.

RUNNER RUNNER

DATA DI USCITA 24 OTTOBRE 2013 - INCASSO € 19.304

Un altro thriller, questa volta sul gioco d’azzardo online, che nessuno si fila, nonostante un cast di richiamo che include Justin Timberlake, Gemma Arterton e Ben Affleck. In U.S.A. uscita wide ma appena 18 milioni 950 mila dollari di incasso. Meglio il resto del mondo, che aggiunge 40 milioni di dollari, consentendo di ripagare il budget di 30 milioni di dollari. In Italia la 20th Century Fox ha decisamente poca fiducia nel film e fa un’uscita tecnica in 11 copie. Risultato comunque disastroso: 1669 euro nel giovedì di debutto e 25esima posizione nel week-end. Difficile che qualcuno si sia accorto della sua presenza nelle sale. I migliori incassi per il mercato extra-americano vengono da Russia (e te pareva), con 6 milioni 117 mila dollari, e Gran Bretagna, con 4 milioni 361 mila dollari. Viene immediatamente smontato.

IL QUINTO POTERE

DATA DI USCITA 24 OTTOBRE 2013 - INCASSO € 431.501

Il film su WikiLeaks è un vero e proprio flop globale. Negli Stati Uniti, nonostante 1.769 sale a disposizione, si ferma a 3 milioni 206 mila dollari. Il resto del mondo incrementa il magro bottino con altri 2 milioni 900 mila dollari, per un totale di poco superiore ai 6 milioni di dollari, lontano anni luce dal budget medio-basso di 28 milioni di dollari. L'Italia non fa eccezione. La 01 Distribution gli dà un po' troppa fiducia, mettendogli a disposizione ben 270 schermi, ma il primo week-end debutta in decima posizione con neanche 300 mila euro e una media per sala piuttosto bassa (appena 1.108 euro). Cosa non ha funzionato? A parte l'ottima interpretazione di Benedict Cumberbatch, non ha aiutato la regia anonima di Bill Condon, insieme alle voci di parzialità del soggetto, tratto da due libri, “Inside WikiLeaks” di Daniel Domscheit-Berg e “WikiLeaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato” di Luke Harding e David Leigh, ritenuti da Julian Assange deliberatamente non dalla sua parte. In ogni caso si tratta di un'opera liquidata troppo velocemente. Merita sicuramente un ripescaggio.


L'EXPLOIT

ONE DIRECTION: THIS IS US

DATA DI USCITA 5 SETTEMBRE 2013 - INCASSO € 2.074.209

Il film offre ai fan tutto quello che vogliono sapere sulla boy band del momento e non hanno mai osato chiedere e loro rispondono con entusiasmo. Il debutto è folgorante, con un incasso record di 721 mila 560 euro nel primo giorno di programmazione. Nel week-end i numeri proporzionalmente si ridimensionano ma questo non impedisce al docu-film-concerto di raggiungere la prima posizione con quasi un milione e mezzo di euro e una media piuttosto elevata di 4 mila 222 euro. Come prevedibile l'evento si sgonfia in fretta e alla seconda settimana il film crolla al decimo posto, ma il successo ottenuto dimostra la tendenza in atto di affiancare alla programmazione consueta la creazione di eventi mirati, in grado di concentrare in un tempo limitato l'attenzione di un pubblico numeroso, attento e curioso di contenuti alternativi. La strada ormai è spianata.


SAGA DELLE MIE BRAME

A Hollywood Hunger Games evidentemente non basta. Dopo la fine di Harry Potter e di Twilight, prolungati e spremuti il più possibile, i tentativi di trovare qualche degno erede si sono sprecati, ma nessun titolo è riuscito a imporsi in modo tale da prenotarsi una seconda puntata. È andato male Beautiful Creatures (4 libri + un e-book), con 60 milioni di dollari di incasso globale a fronte di un budget di 60 milioni di dollari (ricordiamo che per rientrare dei costi un film deve almeno doppiare i costi), ha fallito The Host, romanzo unico ma sempre dalla penna di Stephenie Meyer, la creatrice delle pene d’amore tra il vampiro Edward e l’umana Bella, con appena 48 milioni di dollari worldwide (budget di 40 milioni di dollari) e non è decollato nemmeno Shadowhunters: città di ossa (cinque libri, un altro prossimo all’uscita, un e-book e una graphic novel), che ha raggiunto gli 80 milioni di dollari in tutto il pianeta ma ne è anche costati 60 (in Italia un milione 973 mila euro). Pure Ender’s Game, che ha dato il via nel 1985 al celebre ciclo fantascientifico di Orson Scott Card, ha deluso le aspettative. È uscito a fine ottobre, quindi è ancora presto per trarre conclusioni, ma il costo elevato (budget di 110 milioni di dollari) lasciava presupporre un primo week-end negli Stati Uniti decisamente superiore ai 27 milioni di dollari incassati. Anche in Italia non ha brillato, con solo 590 mila euro nei primi quattro giorni di programmazione. Ha però tutto il tempo di rifarsi, anche se difficilmente rientrerà dei costi.

È andata molto meglio a Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Con Il ladro di fulmini i 95 milioni di dollari di budget sono stati ripagati da 226 milioni di dollari globali (ma gli Stati Uniti sotto i 100 milioni di dollari, con quasi 89 milioni di dollari, non sono stati un buon segnale). Con Il Mare dei Mostri gli incassi sono leggermente diminuiti: 195 milioni di dollari in tutto il mondo ma solo 67 milioni di dollari dagli U.S.A. (inferiore anche il budget, di “soli” 90 milioni di dollari). Aumentata però l’incidenza degli incassi provenienti dai mercati extra-americani, passata dal 60,8% al 65,5%. Per fare un esempio della tendenza in atto, la Russia è passata da 7 milioni 572 mila dollari del primo capitolo a 12 milioni 642 mila dollari del secondo. Medesima situazione per l’Italia che passa da 3 milioni 83 mila euro a 3 milioni 159 mila euro. Un piccolo sorpasso che dimostra la presenza di discrete potenzialità, fenomeno generalmente raro per i sequel. Piuttosto incerto, a questo punto, il futuro della saga, che si compone di cinque libri e la cui trasposizione richiede ingenti investimenti. Niente è quindi ancora dato sapere sul destino del terzo romanzo “La maledizione del Titano”.


VENEZIA

Come sempre più spesso accade, ottenere riconoscimenti al festival di Venezia non garantisce grandi incassi. Quest’anno il verdetto piuttosto discusso, e discutibile, della giuria presieduta da Bernardo Bertolucci, ha avuto il pregio di sostenere film che altrimenti sarebbero stati totalmente ignorati dal pubblico. Il Leone d’Oro Sacro Gra non se lo sarebbe filato nessuno, invece, in quattro giorni di programmazione, incassa 180 mila euro in appena 44 schermi e ottiene la migliore media per sala della classifica (€ 4.038). Un risultato che gli fa raddoppiare le sale a disposizione garantendogli un’ottima tenuta. Dopo sei settimane raggiunge il milione di euro.

Discreta, ma decisamente inferiore, l’accoglienza riservata a Via Castellana Bandiera di Emma Dante, anch’esso in concorso (vincitore della Coppa Volpi per la Migliore Attrice Elena Cotta) e distribuito a ridosso del festival: 106 mila euro nel week-end di debutto in 51 sale e 12° posto al box office. Seconda settimana a calo contenuto e 14° posto e incasso a fine ottobre di 390 mila euro.

È andata invece peggio, in proporzione, a L’intrepido di Gianni Amelio. Mediamente poco apprezzato dalla critica, non ha goduto nemmeno dell’effetto Albanese, che con la satira (Qualunquemente e Tutto tutto niente niente) ha sbancato i botteghini nelle stagioni precedenti. Il film si ferma a poco più di un milione 200 mila euro, ma con ben 228 sale a disposizione.

Ottiene visibilità anche Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini, il sentito omaggio di Ettore Scola all’amico Federico Fellini, opera non certo destinata a grandi numeri, ibrido tra documentario e fiction, che debutta al 14° posto in 44 sale battendo titoli di maggior richiamo e con più schermi come La schiuma dei giorni (15° in 56 schermi) e R.I.P.D. (16° in ben 136 schermi). A fine ottobre l’incasso è di 250 mila euro.

Lo precede di una posizione L’arbitro di Paolo Zucca, anch’esso presentato al festival nelle Giornate degli Autori e in grado, nonostante il bianco e nero (per molti spettatori un tabù insuperabile) e il percettibile grottesco, di ottenere risultati attenzionali (380 mila gli euro incassati finora, non male). Esce anche in 30 sale La prima neve di Andrea Segre. Il debutto si ferma al 14° posto, ma la media è una delle migliori della classifica (3.063 euro), il che dà fiducia alla Parthenos sulle potenzialità del film. Alla seconda settimana aumentano così le copie in circolazione (diventano 47), gli incassi (+ 20%) e anche la posizione in classifica (è 13°). Ottimo, quindi, il passaparola (circa 250 mila gli euro a fine ottobre).

Giovani Ribelli – Kill Your Darlings ha vinto un po’ a sorpresa le Giornate degli Autori a Venezia e forte della presenza di Daniel Radcliffe, che ha dominato nei reportage veneziani, ha puntato molto sul pubblico adolescenziale. Finora è uscito solo negli U.S.A. (in appena otto sale con una media discreta di 13.363 dollari) e in Italia, dove non ha incontrato, invece, il favore del pubblico: decima posizione in 153 sale con 186 mila 467 euro (media non esaltante di 1.219 euro). A fine ottobre si ferma a 287 mila euro. È ancora presto per gridare al flop, ma i presupposti ci sono tutti.

Discorso a parte per Gravity, film che ha aperto con coraggio la manifestazione veneziana e che ha giovato della promozione festivaliera, ma avrebbe ottenuto buoni risultati in ogni caso. Il suo successo è stato comunque superiore a ogni più rosea aspettativa ed erano in molti quelli che, data la basicità del soggetto, ipotizzavano il flop.

Disastro, invece, per Kim Ki-Duk con Moebius, Fuori Concorso al Festival e più discutibile che discusso. Esce in sette schermi e il primo giovedì raccoglie solo 477 euro. Nel week-end si piazza in ventottesima posizione con 2 mila 564 euro. La sua scomparsa è immediata.


ITALIA

Manca il film nazionale acchiappapubblico. O, meglio, arriva a fine periodo. Sole a catinelle di Checco Zalone esce infatti il 31 ottobre, e un commento sul suo andamento verrà pubblicato con il prossimo numero. Nei primi tre mesi della stagione il cinema italiano latita. Escludendo i film presentati al Festival di Venezia, analizzati nell’apposita sezione, e quelli presenti nella top-ten del trimestre, restano ben pochi titoli.

Si comincia a fine agosto con La variabile umana di Bruno Oliviero, drama-thriller con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston e Sandra Ceccarelli che nel primo week-end, particolarmente debole in generale, non va oltre l’ottava posizione, con appena 75 mila euro e una media per sala poco entusiasmante (906 euro). A fine ottobre gli incassi raggiungono circa i 220 mila euro.

Universitari – molto più che amici è il vero flop italiano del trimestre, con un incasso complessivo di appena 620 mila euro. Federico Moccia, lontanissimo dai fasti commerciali di Scusa ma ti chiamo amore (12 milioni 657 mila euro), continua quindi il trend discendente cominciato con Amore 14 (3 milioni 173 mila euro) e proseguito con Scusa ma ti voglio sposare (6 milioni 802 mila euro). Con il nuovo film, incentrato sulle disavventure, più che altro sentimentali, di tre universitari fuori sede, Moccia cerca probabilmente di agganciare quegli adolescenti che lo hanno seguito nel corso degli anni e che ora sono cresciuti. Questa volta, però, il pubblico non accorre. Il debutto è particolarmente sottotono: sesto posto con soli 356 mila euro in 377 schermi. La media per sala è piuttosto bassa (946 euro). Per capire la portata del flop, basta pensare che Bling Ring di Sofia Coppola, con meno sale a disposizione (324), incassa un milione 417 mila euro. Alla settimana successiva il film di Moccia è già 14° e alla terza settimana resta in appena 19 schermi in 31esima posizione. Una vera e propria debacle.

Parte lento, ma recupera terreno nel week-end di esordio, Anni felici, la commedia autobiografica di Daniele Luchetti: quinto posto, 617 mila euro e una buona media per sala di 2.475 euro. Alla terza settimana, però, il film è già fuori dalla top-ten e il totale a fine ottobre è di appena un milione 372 mila euro. Decisamente poco per un regista affermato e due star nostrane come Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti.

A far tirare un sospiro di sollievo sulla tenuta del cinema nazionale arriva a metà ottobre Rocco Papaleo, forte del successo a sorpresa di Basilicata coast to coast (3 milioni 368 mila euro), suo fortunato debutto dietro alla macchina da presa. Una piccola impresa meridionale ingrana subito, conquistando il secondo posto nel week-end di esordio (un milione 240 mila euro in 405 sale). Posizione che mantiene anche nel secondo week-end, con un calo contenuto (-18%), a dimostrazione dell’affezione del pubblico. A fine ottobre, dopo appena due settimane, l’incasso è già di 2 milioni 607 mia euro. Gli nuoce sicuramente il ciclone Checco Zalone, visto che i due film si rivolgono allo stesso pubblico in cerca di evasione.


GLI EVENTI

Ormai il cinema è sempre più contenuti speciali. Non solo film, quindi, ma anche documentari, concerti, maratone, spettacoli teatrali, opere liriche, visite guidate ai musei più famosi del mondo. E anche se si tratta di film, non solo lungometraggi contemporanei, ma anche restauri di classici e miti che hanno fatto la storia del cinema e/o del costume. Le possibilità, con l’avvento del digitale (ricordo che dal 2014 cesseranno ufficialmente le proiezioni in pellicola), sono infinite e trasformano sempre di più la sala cinematografica in luogo di incontro dove condividere un evento. Il problema di questi interessanti utilizzi trasversali è per ora solo il prezzo, spesso eccessivo. Spendere 8 o 10 euro per un film di cui si ha il dvd in salotto non è molto invogliante. Per i film ridigitalizzati si potrebbe ipotizzare un prezzo politico di 5 euro. Meditate distributori ed esercenti, meditate.

Tra gli eventi più significativi e più seguiti dal pubblico in questo scorcio di stagione:

- mercoledì 4 settembre domina la classifica giornalieria Evangelion Night con 244 mila euro e ben 24.892 presenze

- mercoledì 25 settembre a guidare gli incassi è invece Evangelion 3.0 You Can (Not) Redo con 303 mila 740 euro e 31.342 presenze

- giovedì 10 ottobre Vermeer e la musica: L'arte dell'amore e del piacere raccoglie un incasso di 32 mila 970 euro per 3.596 spettatori

- tra il 14 e il 15 ottobre Maratona Berserk - L'epoca d'oro - capitolo I & II attira 5.507 spettatori per un incasso di 55 mila 785 euro

- mercoledì 23 ottobre Ritorno Al Futuro 2 porta nelle sale 16.530 spettatori per un incasso di 123 mila 198 euro

- tra il 29 e il 30 ottobre Metallica (Metallica: Through The Never), una originale contaminazione tra fiction e concerto, è al primo posto in entrambe le giornate e incassa 458 mila euro per 42.284 spettatori

Sono solo alcuni esempi del successo della multiprogrammazione, sempre più fondamentale per ancorare il pubblico alla sala ed evitarne l’abbandono.


IL D'ESSAI NON DECOLLA

I film cosiddetti d'autore (questione annosa, quando un regista è da considerarsi tale?) nei primi tre mesi della stagione subiscono una sostanziale battuta d arresto. Autori paludati, alla prova del pubblico, non trovano sufficiente complicità. Le cause possono essere tante: una stagione che fatica a partire, film in fondo minori o non riusciti ma, probabilmente, anche l'assenza di un ricambio generazionale in grado di garantire pubblico alle sale d'essai prevalentemente cittadine. Non è un caso che il film d'essai di maggior successo, capace di superare ampiamente il milione di euro, sia stato La vita di Adele, uno dei pochi a essere stato programmato anche nei multiplex, quindi in grado di intercettare un pubblico altrimenti tagliato fuori (anzi, che si taglia fuori). Astuto, al riguardo, il trailer, che ha puntato l'attenzione, più che sul film, sulla premiazione al Festival di Cannes, e quindi sul plauso del regista più famoso del mondo (Steven Spielberg) mentre consegna la Palma d'Oro ad Abdellatif Kechiche e alle due bravissime protagoniste Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux. Sicuramente, poi, l'aria di scandalo ha aiutato il film, controbilanciata però dalla durata di tre ore, sicuro deterrente per il pubblico meno impegnato. In ogni caso un successo.

Invece Mood Indigo – la schiuma dei giorni di Michel Gondry (243 mila 331 euro), The Grandmaster di Wong Kar Wai (169 mila 407 euro), Moebius di Kim Ki-duk (2 mila 564 euro), sulla carta molto attesi, e anche il più commerciale In Trance di Danny Boyle (379 mila 907), ottengono risultati alquanto contenuti.

Funziona meglio, almeno nelle prime settimane, Lo sconosciuto del lago, forte dello scandalo suscitato al Festival di Cannes dove Alain Guiraudie ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard. Esce infatti solo in dodici copie, quindi si ferma inevitabilmente a numeri bassi (18esima posizione e 47 mila 411 euro), ma ottiene un'ottima media per sala (quasi 4 mila euro in 12 schermi), la migliore del week-end dietro a Bling Ring di Sofia Coppola. L'interesse però si sgonfia in fretta, nonostante un aumento delle sale a disposizione, e alla fine si ferma a 156 mila 84 euro. Il passaparola non lo ha quindi premiato.

Buono, e più duraturo, il riscontro per un altro titolo di un autore sconosciuto al grande pubblico, che deve la distribuzione al successo ottenuto al Festival di Berlino, dove ha vinto il premio per la Migliore Protagonista Femminile, la strepitosa Paulina Garcia. Gloria, di Sebastián Lelio, debutta in dodicesima posizione con 189 mila 241 euro in sole 39 sale, con una media prodigiosa di 4 mila 852 euro, la seconda migliore della classifica dopo i 6 mila 33 euro di Cattivissimo me 2. Alla seconda settimana aumenta addirittura gli incassi del 5% ed entra in top-ten (nono posto) grazie soprattutto al maggior numero di copie, che passano a 69. La media diminuisce ma è ancora discreta (2 mila 915 euro). Calo del 34% alla terza settimana e ritorno alla dodicesima posizione, a dimostrazione di una buona tenuta, a questo punto dovuta esclusivamente al passaparola. A fine ottobre l'incasso totale è di 732 mila euro, ma il film è ancora nelle sale.

Escludendo Gloria e La vita di Adele, oltre al piccolo exploit di Lo sconosciuto del lago, però, gli altri film d'essai ottengono risultati disastrosi:

51esimo posto per Una fragile armonia di Yaron Zilberman (245 mila 780 euro)

58esimo posto per Royal Affair di Nikolaj Arcel (200 mila euro)

60esimo posto per Una canzone per Marion di Paul Andrew Williams (193 mila euro)

67esimo posto per Two Mothers di Anne Fontaine (139 mila euro)

76 esimo posto per In Another Country di Hong Sang-soo (56 mila euro)

80esimo posto per La religiosa di Guillaume Nicloux (35 mila 333 euro)

Ottima invece l'accoglienza per Bling Ring, migliore risultato italiano per Sofia Coppola, che però ammicca al pubblico adolescenziale e viene distribuito in modo massiccio (324 copie), quindi anche nei multiplex. I risultati battono comunque ogni previsione. Il debutto è infatti al terzo posto del box-office (un milione 416 mila 674 euro) con la miglior media per sala della classifica (4 mila 372 euro). Dimezza gli incassi alla seconda settimana (817 mila 886 euro), ma scende solo di una posizione e mantiene una media ancora buona (2 mila 297 euro). Calo vertiginoso alla terza settimana (nono posto e -72%) e nel quarto week-end è diciottesimo. Ha quindi beneficiato di un ottimo lancio ma è stato bruscamente stoppato dal passaparola.


IL BOX OFFICE STAGIONALE

BOX OFFICE DAL 01/08/2013 AL 31/10/2013

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01 - CATTIVISSIMO ME 2 - € 13.155.528

02 - MONSTERS UNIVERSITY - € 9.051.398

03 – I PUFFI 2 - € 6.551.992

04 - RUSH - € 6.437.493

05 - GRAVITY - € 5.914.001

06 - ELYSIUM - € 4.742.768

07 - TURBO - € 4.571.626

08 - COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA - € 4.374.181

09 - ASPIRANTE VEDOVO - € 4.085.985

10 - L'EVOCAZIONE - THE CONJURING - € 3.615.597

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Il cinema è sempre più appannaggio delle famiglie. Lo dimostrano le prime tre posizioni, con seguiti animati di cartoni famosi, e la presenza in classifica di ben 4 titoli destinati ai più piccoli. Una percentuale pari al 40%, e a livello di incassi ben superiore, non è poco. Speriamo che le nuove generazioni, abituate a frequentare le sale cinematografiche fin dalla più tenera età, non lo dimentichino e continuino a farlo crescendo.

Cattivissimo me 2 per tre settimane domina incontrastato il box-office, superando gli incassi del primo episodio. Per la Illumination Entertainment è un vero e proprio trionfo in tutto il mondo. L’Italia è uno degli ultimi paesi in cui esce il film di diretto da Pierre Coffin e Chris Renaud ed è il primo grande successo della stagione. Per capirne la portata, basta pensare che a sfruttamento non ancora concluso il totale mondiale è di 907 milioni di dollari, di cui 364 milioni made in U.S.A. Ma il 59,8% degli incassi arriva dal resto del mondo, con cifre da capogiro in moltissimi paesi (71 milioni di dollari in Gran Bretagna, 47 milioni di dollari in Messico, 40 milioni di dollari in Francia, 38 milioni di dollari in Germania, 35 milioni di dollari in Brasile e Russia, 32 milioni di dollari in Australia). Il film segna anche il tramonto definitivo del 3D applicato all’animazione, almeno per l’Italia. Pare, infatti, che solo il 23% degli incassi derivi da schermi in 3D. Davvero prevedibile considerando l’esborso richiesto, come abbiamo già avuto modo di dire assolutamente non proporzionale al risultato. Per fortuna alcune sale hanno ridotto il prezzo per gli spettacoli in 3D, ma in altre è ancora necessario spendere 12 euro, una vera follia (pensiamo a un nucleo familiare, target primario per l’animazione).

Il successo di Gru e dei Minion è un vero smacco per la Disney, che con Monsters University, nonostante una campagna promozionale molto aggressiva, in Italia non decolla. Basta confrontare il titolo con Madagascar 3, uscito ugualmente in piena estate e capace di diventare il film più visto della precedente stagione. Il prequel della Pixar deve invece accontentarsi di cifre molto più modeste. Quali le cause? Intanto il capostipite, Monsters & Co., non è uno dei maggiori successi Pixar in Italia. A fine 2001 era infatti in sedicesima posizione con un incasso di 6 milioni 377 mila euro. Mike e Sullivan sono ormai entrati nell’immaginario, questo è sicuro, ma non sono certo i beniamini preferiti dai bambini. Bisogna poi anche sottolineare che la logica Disney di fare sequel di qualità comincia forse a stancare. Si cerca il noto, è vero, ma anche qualcosa in grado di stupire, e un prequel, con il fatto che il seguito è noto, parte in questo senso in svantaggio. Inoltre, arrivando al film, è carino, diverte, ma è molto radicato nella cultura americana e non ha picchi degni di nota. Per chiarire il concetto, e restare ai seguiti della Pixar, Toy Story 3 è tutta un’altra cosa. Al di là di queste considerazioni la Disney non si può comunque lamentare. Perde la sfida con Cattivissimo me 2 per il dominio dell’estate americana e internazionale, ma si porta a casa la bellezza di 268 milioni di dollari in patria a cui se ne aggiungono altri 475 dal resto del mondo. Se non è un trionfo ci manca poco. Il picco viene questa volta dal Giappone, con un incasso record superiore ai 90 milioni di dollari. Cifre importanti anche da Gran Bretagna (più di 46 milioni di dollari), Cina (33 milioni 720 mila dollari), Messico (37 milioni 600 mila dollari), Argentina (23 milioni 556 mila dollari) e Australia (21 milioni 747 mila dollari). Per ora, a sfruttamento non ancora terminato, l’incasso globale di 742 milioni 900 mila dollari lo colloca al 53º posto nella classifica dei film più visti di tutti i tempi (Cattivissimo me 2, però, è temporaneamente 27º).

I Puffi 2 delude molto le aspettative, ma rispetta la logica dei sequel: per quanto il seguito di un blockbuster possa essere brutto, non funzionare, deludere, incasserà comunque cifre da capogiro. A rimetterci è ovviamente lo spettatore, e difficilmente un terzo capitolo manterrà lo stesso trend, ma la cosa sembra non interessare nessuno. I numeri, infatti, premiano l’operazione. Entriamo nel dettaglio: il primo capitolo, a fronte di un budget di 110 milioni di dollari, ha incassato worldwide 563 milioni 750 mila dollari (di cui più di 142 milioni negli Stati Uniti). I Puffi 2 è costato 105 milioni di dollari e, a sfruttamento non ancora concluso, ha già portato a casa 342 milioni 635 mila dollari di cui, però, solo poco più di 70 milioni dal mercato americano. Se, quindi, negli U.S.A. il pubblico è dimezzato, è andata diversamente nel resto del mondo, che incide sul totale nella misura del 79,2% (dalla Germania 23 milioni di dollari, dalla Cina 22, dalla Gran Bretagna più di 18). L’Italia segue il trend americano e dimezza gli incassi (il primo capitolo aveva incassato 11 milioni 375 mila euro), ma riesce, soprattutto nei festivi e in assenza di concorrenza, ad agganciare il target primario di riferimento, cioè le famiglie. Poco importa, soprattutto ai produttori, che le mamme e i papà stiano tutto il tempo a giocare con i cellulari, e che la logica dei sequel abbozzati alla bell’e meglio unicamente per battere cassa rischi di avere il fiato corto e di creare una pericolosa disaffezione. A riprova di ciò, è già stato pianificato un terzo capitolo per il 2015. Abboccheranno ancora le famiglie?

In Italia non poteva non funzionare Rush di Ron Howard, incentrato sulla spettacolare rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda, e infatti dopo la Gran Bretagna (incasso di 15 milioni 683 mila dollari), l’Italia è il mercato in cui il film è andato meglio. Considerando i costi contenuti (38 milioni di dollari) l’operazione si può definire un successo, nonostante lo scarso riscontro di pubblico in U.S.A. (prevedibile dato il notorio scarso interesse degli americani per la Formula 1), dove il film si ferma a 26 milioni di dollari. Chissà se i risultati sarebbero stati diversi se fosse stato anche un bel film, con due protagonisti non ridotti a un aggettivo (lo sciupafemmine e il secchione) e scene d’azione davvero in grado di emozionare.

Gravity è una delle poche sorprese della classifica. In pochi pensavano che potesse diventare un successo. Erano molti di più quelli che ritenevano che un unico personaggio fluttuante nello spazio non avesse agganci per lo spettatore medio a cui il film ipoteticamente si rivolge. Invece, complice una promozione che ha trasformato il film in un evento da godere in 3D, quindi al cinema, Alfonso Cuarón è riuscito nel miracolo. L’apertura (chissà perché fuori concorso) al festival di Venezia ha raccolto pareri divergenti, chi si è annoiato, chi si è entusiasmato. L’assenza di mezze misure è da sempre indice di interesse, ciò che alla lunga si cerca di evitare è la mediocrità. Per Gravity tutto ciò ha portato a percepire il film non solo come un film, ma come un’esperienza sensoriale. Il successo è stato immediato in tutto il mondo. In Italia primo week-end direttamente al primo posto, con più di due milioni di euro, e una media per sala, complice il sovrapprezzo per il 3D, superiore ai 5 mila euro. Alla seconda settimana, l’arrivo di Cattivissimo me 2 e Aspirante vedovo smuovono la classifica, ma il bel film di Alfonso Cuarón perde solo il 31% e la media per sala è ancora alta (3.630 euro). Quarta posizione alla terza settimana (-46% e media in discesa a 2.870 euro) e settimo posto a fine ottobre. Nel complesso un successo inaspettato, che forse in Italia ha retto in misura minore rispetto agli altri paesi in cui uscito. Soprattutto gli Stati Uniti, in cui il debutto è stato superiore a qualunque più rosea aspettativa (55 milioni 785 mila dollari) e per tre settimane è stato primo in classifica raggiungendo a fine ottobre, a sfruttamento ben lungi dall’essere terminato, i 206 milioni di dollari. Budget consistente (100 milioni di dollari) già ripagato con gli incassi interni. Il resto del mondo aggiunge altri 164 milioni di dollari, con punte da Russia (19 milioni 577 mila dollari), Corea del Sud (15 milioni 553 mila dollari) e Australia (14 milioni 452 milioni di dollari).

Accade invece il contrario con Elysium, incursione nel blockbuster di Neill Blomkamp con Matt Damon e Jodie Foster. Se in America ha stentato più del previsto (incasso finale di 92 milioni 531 mila dollari, non disprezzabile ma nemmeno sfavillante), il grosso degli incassi (il 67,3%) arriva dal resto del mondo (190 milioni 558 mila dollari), permettendo al film di raggiungere i 283 milioni di dollari che gli consentono di rientrare dei costi sostenuti (115 milioni di dollari). In Italia esce a fine agosto e scalza subito Monsters University dal podio con un milione e mezzo di euro e una media per sala più che discreta (3.699 euro). Per quattro settimane resta in top-ten. Discreti i feriali, superiori anche ai 200 mila euro, ma la stagione è ancora in fase sonnecchiante. Detiene il primato di film più piratato del 2013, con una media mensile di 4,8 milioni di download abusivi su scala mondiale tramite BitTorrent.

Resta da capire cosa ha spinto la Dreamworks a scendere in campo con Turbo a pochissima distanza da un colosso, sostenuto da un marketing fortissimo, come Monsters University. I due film si sono infatti spartiti il medesimo pubblico estivo impedendo al prequel Disney/Pixar di sfondare e a Turbo di ottenere risultati migliori. Certo, il film Dreamworks è anche decisamente modesto, con una storia sgangherata e un po’ sciocca che si limita a puntare su gag più o meno riuscite. È quindi una certezza che avrebbe beneficiato di un’uscita più ragionata, con una concorrenza meno forte. Risultati inferiori alle aspettative un po’ dappertutto, in grado comunque di ripagare i costi sostenuti di 135 milioni di dollari. In America non raggiunge gli 83 milioni di dollari (nel week-end di debutto è battuto da L’evocazione ma, soprattutto, da Cattivissimo me 2 alla terza settimana di programmazione). Record in Cina, con 18 milioni di dollari. In Italia l’anteprima del 12 agosto lo colloca al primo posto con un modesto incasso di 165 mila 733 mila euro. Ottimo invece l’esordio, eccezionalmente di lunedì e non di giovedì, il 19 agosto: 361 mila euro. Buoni anche i risultati dei giorni successivi, almeno fino all’uscita di Monsters University, che vince la sfida del week-end: 2 milioni 303 mila euro per il film Disney/Pixar (primo posto) contro un milione 72 mila euro per il cartone Dreamworks (secondo posto). Situazione di subordinazione che si mantiene invariata per tutte le quattro settimane di presenza di Turbo nella top-ten.

Come ti spaccio la famiglia è la seconda sorpresa della classifica. Poteva essere la solita commedia americana, di quelle che invadono i cinema a ogni stagione senza lasciare traccia, invece ha una caratteristica davvero rivoluzionaria: non prova a fare ridere, fa davvero ridere. Sembra poco, ma le due ore scivolano leggere e spensierate grazie a una sceneggiatura molto più spumeggiante della media del genere e a un cast che fa scintille. Tipico caso di crescita dovuta a un passaparola positivo. Negli Stati Uniti debutta al secondo posto dietro a Elysium con 26 milioni 419 mila dollari, ma dopo 13 settimane è ancora al 17° posto e ha guadagnato quasi 150 milioni di dollari, a cui si aggiungono i 112 milioni di dollari dagli altri mercati (punte superiori ai 10 milioni di dollari in Germania, Russia e Gran Bretagna). Se consideriamo il budget di “appena” 37 milioni di dollari, il successo è esponenziale. Anche in Italia si è comportato meglio del previsto. Debutta al 2° posto della classifica con un milione 193 mila euro e la migliore media per sala della top-ten (3.939 euro). Resta in classifica per 4 settimane, con cali percentuali contenuti, ed esce dalla top-20 solo alla settima settimana. Una riflessione sul titolo italiano: pur riassumendo perfettamente lo spirito del film è bruttissimo. Avrà allontanato parte del pubblico? Il sospetto c’è. Ma quello originale “Wère the Millers”, tradotto letteralmente o lasciato tale e quale, avrebbe attirato qualcuno? Scelta di sicuro non facile per la Warner Bros e, comunque, non indolore.

Un soggetto evergreen (l’uomo tapino contro la donna indistruttibile), un modello celeberrimo (Il vedovo di Dino Risi, con Alberto Sordi e Franca Valeri), due attori beniamini del pubblico televisivo (Fabio de Luigi e Luciana Littizzetto). Se Aspirante vedovo di Massimo Venier fosse anche stato un film riuscito, in grado di riflettere sul presente divertendo per davvero, sarebbe diventato un blockbuster nazionale. Invece, data la modestia del risultato, vivacchia su cifre più che dignitose ma senza picchi.

L’evocazione è stato la sorpresa dell’estate americana. Ha debuttato con 41 milioni 855 mila dollari superando ogni più rosea previsione e doppiando nel primo week-end il budget modesto di 20 milioni di dollari. In 15 settimane raggiunge i 137 milioni 400 mila dollari a cui se ne aggiungono altri 176 milioni 200 mila dollari dal resto del mondo. Un successo globale che conferma James Wan, già creatore della saga di Saw e della doppietta Insidious e Insidious Chapter 2, come nuovo re del brivido. Ma cosa ha contribuito a rendere il film un evento di tale portata? Critiche positive e commenti a favore da parte del pubblico hanno attirato i grandi numeri nel primo week-end, insieme all’idea che non si trattasse della solita promessa di brividi ma di brividi veri e propri. Un trailer accattivante ha fatto il resto. Il fatto che non si sia sgonfiato dopo la prima settimana dimostra la forza prorompente del passaparola. Segno che le promesse sono state mantenute. In realtà è tutto piuttosto ordinario, efficace ma anche privo di qualsiasi originalità. Però, come insegna Woody Allen, basta che funzioni, e rispettando i codici del genere e le aspettative del pubblico, funziona perfettamente. Successo quindi globale, con la massima punta in Messico (18 milioni 948 mila dollari). L’Italia segue il trend. Il film si comporta bene già nell’anteprima del 10 agosto: 87 mila 493 euro, che in tempi di penuria estiva lo collocano al quarto posto del box-office settimanale. Debutto ufficiale invece al terzo posto con poco più di un milione di euro. Ottima la tenuta, anche nei feriali, a dimostrazione del potere del passaparola.


SCRIVETE

Tra le e-mail ricevute ho scelto questa di Giuseppe che pone un problema in questo periodo storico di difficile soluzione.

Che proposte avete?

Mi chiamo Giuseppe e fino a qualche anno fa abitavo a Monasterace, paesino calabrese di 3.500 abitanti. Il cinema è sempre stato un miraggio lontano, con la necessità di fare 60, 70 chilometri per raggiungere quello più vicino. Se nasci, come me, con la passione per tutto ciò che riguarda le immagini, in movimento e non, non è facile trovare uno sfogo che non sia faticoso e impegnativo. Così mi sono trasferito a Roma dove studio ciò che mi piace. Il problema della distribuzione nazionale penso che riguardi soprattutto l’assenza di sale nei piccoli centri, in primis al sud, ma da quel che sento anche in alcuni paesi del nord. È ovvio poi che uno scarica da internet, che devo fare? Limitarmi a guardare la tv? Quello poi che arriva nelle sale è quasi esclusivamente commerciale. Dovrei forse aspettare la rassegna del cineclub a un anno e più dall’uscita del film? Forse la necessità è più che altro mia, ma confrontandomi con altri vedo che il problema è sentito. Se non vuoi guardare quello che alcuni hanno deciso che devi guardare, che alternative hai? Ciao e complimenti per la rivista.

Per questo primo scorcio di stagione è tutto. Il finale di anno, e il secondo trimestre della stagione, partono con il botto (grazie a Checco Zalone), ma non è tutto oro quello che luccica. Avremo modo di parlarne. Intanto, per scrivere, l’indirizzo è sempre:

LUCA BARONCINI

Le vostre parole saranno come sempre spunto per i prossimi sguardi dalla sala…

Luca   Baroncini